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Per i
professori italiani gli esami non cominciano mai
di Attilio Oliva Presidente Associazione
TreeLLLE
E' stato appena siglato il contratto scuola. Per la quarta volta in 15 anni è
stata rinviata la possibilità di collegare la progressione della remunerazione
alla qualità del lavoro. A perdere sono soprattutto gli insegnanti che
costantemente si sentono investiti da nuovi compiti e nuovi problemi da
risolvere con un contratto per troppi aspetti assimilabile a quello di un
qualsiasi dipendente pubblico di modesta qualifica.
Caso unico in Europa, gli insegnanti italiani non subiscono nessun tipo di
valutazione (positiva o negativa che sia) né dai «pari», né dalla gerarchia (i
presidi), né dall'esterno (gli ispettori ministeriali). Così il lavoro
dell'insegnante è diventato invisibile sia all'esterno sia all'interno, agli
insegnanti stessi: vale solo la buona reputazione. Tutto deriva da una grave
anomalia di sistema: la pretesa insostenibile di gestire centralmente e secondo
modelli organizzativi uniformi oltre 800.000 insegnanti.
Un sistema simile è in rotta di collisione con le buone regole per la gestione
di sistemi complessi che impongono decentramento, flessibilità e
responsabilizzazione degli attori sui risultati all' insegna del principio di
sussidiarietà. Si continua invece ad affrontare la complessità negandola, cioè
considerando tutti eguali. La scelta di trattare tutti gli insegnanti allo
stesso modo, a prescindere dai meriti individuali, ha dei costi pesantissimi:
mortifica i migliori e scoraggia i più giovani; induce un atteggiamento
impiegatizio; impedisce la crescita di una cultura della valutazione; impedisce
all'opinione pubblica di formarsi un'idea su come funziona la scuola. Si
alimenta così un pericoloso cortocircuito: è difficile che docenti insoddisfatti
riescano a trasmettere ai giovani un messaggio positivo.
I nodi che contrattualmente non si riescono a risolvere (a prescindere da quello
delle risorse finanziarie) sono principalmente due: «che cosa» si deve valutare
e «chi» può e deve valutare. Coriacee sono le resistenze sindacali perché in
effetti tutti gli insegnanti fanno lo stesso lavoro. Ma non è vero (e neppure
onesto fingere che lo sia) che tutti lo facciano allo stesso modo e con gli
stessi risultati. Molti fanno bene: ancor più numerosi sono quelli che
potrebbero fare meglio in presenza di qualche incentivo in presenza di un
sistema pregnante.
Che cosa si deve valutare? Saperi e abilità diversificate: sapere la materia,
saper insegnare, sapersi rapportare con i colleghi e le famiglie, saper motivare
gli studenti, saperli valutare correttamente, etc. Queste qualità sono
difficilmente misurabili con indicatori oggettivi. L'apprezzamento sintetico
della professionalità di un insegnante è costoso e problematico se realizzato da
parte di soggetti lontani ed esterni rispetto al contesto della singola scuola
mentre sarebbe più semplice ed efficace se esercitato all'interno delle singole
scuole.
Chi può e deve valutare? Certamente il dirigente della scuola, ma anche una
selezione dei «pari» (i colleghi) e soprattutto l'utenza, cioè gli studenti
maggiorenni usciti dalla scuola. Anche i test nazionali sugli apprendimenti
degli studenti (e in particolare sui loro progressi) sarebbero una base utile
per una valutazione integrata. Un riconoscimento professionale ottenuto
attraverso il concorso di competenze e punti di vista così diversi consentirebbe
un bilanciamento dei pareri e una valutazione difficilmente discutibile.
L'obiettivo allora è individuare procedure trasparenti per far emergere quello
che già esiste ed è ben noto a tutti in ogni ambiente scolastico. È quello che
ha proposto l'Associazione TreeLLLe denominandolo metodo della «reputazione
documentata ». Solo la rottura del sistema centralistico e il dispiegarsi pieno
dell' autonomia scolastica possono consentire le condizioni essenziali per
attivare compiute metodologie valutative sul personale.
Va anche rimarcato che, in prospettiva, è alle singole scuole che dovrebbe
essere affidato il potere di scegliere e valorizzare il personale, come già da
anni fanno Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia, e
altri.
22 ottobre 2007
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