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Trentino, bocciati gli esami di riparazione
I sindacati Cgil e Uil all'attacco: "Una retromarcia inaccettabile"
TRENTO. L'ipotesi di eliminare gli esami di riparazione in Trentino,
sconfessando di fatto la riforma voluta dal ministro Fioroni, non piace ai
sindacati. Dure Cgil e Uil: «La Provincia vuole sfruttare l'autonomia per
risparmiare sforzi e soldi». Più possibilista la Cisl: «Il provvedimento
ministeriale creerebbe in effetti dei problemi e di conseguenza se si potesse
sfruttare l'autonomia per lasciare le bocce ferme ed organizzarsi meglio
potrebbe anche essere positivo».
La situazione è di quelle delicate. La riforma del ministro Fioroni rispolvera
gli esami di riparazione per ridare credibilità alla scuola e porre fine al
problema, reale, dei debiti non saldati (in Trentino non lo è uno su tre). In
pratica, gli studenti che non hanno saldato i debiti entro giugno o che hanno
materie insufficienti, devono sistemare tutto entro il 31 agosto. Per questo
devono essere attivati dei corsi durante l'estate per gli alunni che devono
recuperare le materie e successivamente devono essere svolti gli esami. Solo a
questo punto, se un alunno passerà gli esami, sarà promosso alla classe
successiva. Altrimenti verrà bocciato. È questo passaggio a preoccupare la
giunta provinciale.
Secondo il governatore Lorenzo Dellai «si corre il rischio di compromettere il
regolare inizio dell'anno scolastico». Il timore è che i corsi di recupero e gli
esami di riparazione scombussolino la stesura del calendario scolastico e
l'organizzazione delle classi, minando il sistema. Per questo il Trentino
sceglierebbe la via autonoma, lasciando tutto com'è ora. Con alunni promossi
direttamente a giugno, con i debiti da saldare durante l'anno sucessivo. Una
scelta che non piace a molti professori «arrabbiati ed indignati» e che lascia
perplessi anche i sindacati. Vincenzo Bonmassar della Uil è convinto che la
Provincia abbia la sindrome dell'Alpenvorland. «Dellai proclama l'autonomia
speciale anche quando non ce n'è alcun bisogno. È una sciocchezza non applicare
la riforma Fioroni perché abbiamo tutti gli strumenti per fare le cose per bene.
Non si corre il rischio di bloccare l'inizio delle lezioni perché coi soldi che
abbiamo si può risolvere tutto. La Provincia ha appena speso un milione per
finanziare le scuole private, non vedo perché non possa sborsare 300.000 euro
per organizzare a dovere questa riforma».
Un altro rischio è quello di creare un conflitto col resto d'Italia, dove gli
studenti vengono promossi o bocciati a settembre, mentre in Trentino lo sono a
giugno. Ma secondo Gloria Bertoldi (Cgil) la questione è politica e formativa.
«Mi auguro sinceramente che la Provincia non segua la "via autonomia" solo per
lavarsi le mani di fronte a un problema concreto, che va affrontato, e per
risparmiare qualche euro che andrebbe speso per organizzare i corsi di
riparazione estivi con professori esterni. L'obiettivo della riforma è quello di
ridare credibilità al sistema scolastico pubblico, ponendo fine alla barzelletta
dei debiti non saldati, e questo è un principio che tutti dovrebbero
condividere».
Bruno Paganini della Cisl si dice «timidamente d'accordo» con la proposta della
Provincia. «Il problema sollevato da Dellai è reale: i tempi per fare corsi ed
esami e per dare forma alle classi sono stretti. Credo sia giusto rivedere il
sistema dei debiti, ma però bisogna strutturare meglio gli esami di riparazione.
Comunque, non mi piace il metodo usato dalla Provincia, perché il dialogo coi
sindacati è importante ed in questo caso non c'è stato».
Cgil, Cisl e Uil si incontreranno lunedì per valutare la situazione. Intanto
Antonio Di Seclì preside del «Prati» è convinto che «gli esami di riparazione
creeranno problemi organizzativi» e per questo si dice d'accordo se la Provincia
decidesse di "congelare" la riforma in Trentino.
18 dicembre 2007 |