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Adulti impreparati.
Paoloa Mastrocola
Quando in pochi e sparuti, qualche annetto fa, osavamo dire che un'ignoranza
cosmica avrebbe a breve termine spazzato via la scuola come l'onda di uno
tsunami, ci sparavano a vista.
Sembrava agli altri che tutto andasse bene, che vivessimo nel migliore dei mondi
possibile, e che qualcuno di noi fosse irrimediabilmente malato di un passatismo
bieco. Che fosse, la nostra, una malattia contagiosa non avremmo mai detto.
Diciamo che la realtà è possente, e che quindi ciò che è ora sotto gli occhi di
tutti risulta difficile a negarsi: ragazzini che non sanno in che regione si
trovi Pistoia o Frosinone, pensano che il dittongo sia una complicata malattia
infantile, sbagliano le addizioni e s'impaperano su una frase che contenga più
di quattro parole; laureandi dinoccolati o nerboruti che ignorano l'ortografia e
biascicano monosillabi agli ultimi esami di università. Obbrobri vari che
riuscire ancora a non vedere oggi sarebbe impresa titanica.
Dunque, stiamo correndo ai ripari. Come potremmo non farlo? E il ministro
Fioroni guida degnamente la nostra corsa. Osa addirittura resuscitare gli
antichi mostri: le tabelline, la grammatica, la geografia tradizionale.
Incurante delle vecchie battaglie contro il nozionismo, ha il coraggio di
guidare la rivoluzione del buon senso. Il vento è cambiato, tira aria di serietà
nonché di (leggera) severità. Non posso però non ricordare che la tragedia fu
annunciata eccome, e che forse avremmo potuto non arrivare a tanto. Nel 1998
apparve un libro fondamentale e dirompente: Segmenti e bastoncini di Lucio Russo
(Feltrinelli). Quando lo lessi mi sentii felicemente meno sola. Andavo chiedendo
a tutti se lo avevano letto, ma mi circondava un silenzio imbarazzato e ostile:
capii ben presto che quel libro era tabù. Lucio Russo denunciava allora (quasi
dieci anni fa!) i rischi della riforma allora in corso, che, tanto per dirne
alcune, metteva tra parentesi i contenuti, emarginava lo studio del latino e
greco, celebrava l'uso sfrenato dei computer, auspicava una banalizzazione e una
deconcettualizzazione dei saperi in virtù della quale era meglio chiamare
"bastoncini" i segmenti, esaltava la scuola unicamente come luogo di
socializzazione e consigliava i videogiochi come principale strumento formativo
per le giovani e moderne menti, a scapito delle noiosissime lezioni in classe,
tenute da sproloquianti professori modello tempo che fu.
5 settembre
2007
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