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Il leader dei presidi e i precari della scuola
Sono un'affezionata lettrice del vostro quotidiano e
tengo, innanzitutto, a ringraziare la testata per l'accuratezza dei servizi e la
costante attenzione rivolta al mondo della scuola, trascurato da quasi tutti i
quotidiani nazionali. Ho letto sul Messaggero di oggi l'intervista al Prof. G.
Rembado, in cui il leader dei presidi ha contestato in maniera assai discutibile
le modalità di assunzione di 50.000 nuovi docenti.
Le parole di Rembado, fuorvianti ed offensive nei confronti di chi, come la
sottoscritta, è inserito nelle Graduatorie messe sotto accusa con tanta
acredine, si basano su un presupposto assolutamente errato: il personale delle
tanto discusse graduatorie non ha soltanto, come il professore ribadisce,
"esperienza di attività didattica", ma anche e soprattutto quella "specifica
formazione" verso cui Rembado si mostra dubbioso e perplesso.
I precari in questione, infatti, hanno superato almeno un concorso oppure, come
nel mio caso, hanno frequentato e conseguito l'abilitazione all'insegnamento
attraverso la SSIS. Se la scuola italiana non ha ancora compiuto il "salto di
qualità" non è per la mancanza di personale qualificato da assumere, ma per
l'insana abitudine del "sistema Italia" a soddisfare con favori pochi "eletti"
quasi sempre privi di meriti rispetto a persone che hanno studiato e conseguito
con sacrifici e fatiche i tanto sospirati traguardi.
Non è forse vero che molti, non solo in ambito scolastico, occupano posti di
responsabilità che hanno usurpato con raccomandazioni e favori? Un'ultima
domanda: dato che, a parere di Rembado, il superamento di uno o più concorsi o
di un esame abilitante e l'esperienza sul campo non sono garanzia di personale
qualificato, quali titoli deve vantare un docente per poter essere annoverato
dal professore nella schiera dei "bravi"?
Cordiali saluti.
Maria Mazzei
6 luglio 2007 |