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TREND NEGATIVO EVIDENZIATO NELLE STIME DIFFUSE DAL MINISTERO

Dai banchi della Campania vanno via 12.500 allievi

di  se.ma.


Una scuola più «povera», con 380 docenti in meno e ben 12.578 alunni che scompariranno dai banchi degli istituti campani, praticamente l’intera popolazione di un paesino. È il quadro che emerge dalla circolare interministeriale sull’organico dei docenti previsto per il prossimo anno scolastico. Una batosta per la già «precaria» situazione scolastica regionale che, nel 2006-2007, colpirà soprattutto le scuole primarie e secondarie di primo grado (ex media), dove si è registrato il minor numero di iscritti. Le stime diffuse dal ministero dell’Istruzione, in effetti, confrontate con l’andamento delle altre regioni italiane, evidenziano un trend negativo che caratterizza le aule della Campania, prima in classifica per numero di alunni «persi» ben 12.578 per l’appunto. Poco più indietro la Sicilia (11.264), seguono Puglia (7.773), Calabria (7.435) e Sardegna (2.788). E così dal prossimo anno, dei 44 mila alunni che emigreranno dal Sud verso il Nord della penisola, il 28% arriverà dalla Campania. Destinazione? Le classi della Lombardia, dell’Emilia Romagna e del Veneto che, il prossimo settembre, ospiteranno in totale 35.558 alunni in più. Il provvedimento interministeriale, in effetti, s’inquadra in una manovra di carattere nazionale che di fatto ridimensiona di 1.800 unità i posti di docenza nel Mezzogiorno, mentre nel centro-nord le nuove cattedre saranno 2.669: una distribuzione che dovrebbe corrispondere all’andamento demografico delle singole regioni. «Il fenomeno è il risultato di due tendenze: il calo di natalità e l’emigrazione delle giovani coppie campane verso il nord Italia in cerca di lavoro - spiega Alberto Bottino, direttore dell’Ufficio scolastico regionale – In effetti, già negli scorsi anni, la Campania, così come il resto del Sud Italia, ha evidenziato un flessione nel numero degli iscritti. L’unica eccezione è rappresentata dagli studenti iscritti alle scuole superiori che superano perfino la media italiana. È innegabile, comunque, sottolineare come tale decremento inciderà in futuro anche sul numero delle risorse destinate ai nostri istituti scolastici». Meno iscritti vuol dire, quindi, meno cattedre. In realtà, le stime elaborate dai tecnici ministeriali che permettono di definire il numero di trasferimenti e supplenze per il prossimo anno, ancora non sono definitive. Di sicuro, il minor numero di iscritti non porterà dei tagli all’organico attuale, ma certamente colpirà i tanti precari che abbondano nella scuola campana, sempre a caccia di supplenze e sostituzioni, costretti a dover «fuggire» al Nord per poter sperare in un posto sicuro. Insomma una scuola sempre più instabile.


22 febbraio 2006