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I precari della scuola umiliati dalla destra.
di Gianfranco Pignatelli
Nulla è peggio dell’' eccesso. Un megaimprenditore come premier o, peggio
ancora, una top manager come ministro dell’' istruzione. Troppo grandi per
problemi “spiccioli”. Ed è così che un cospicuo numero di supplenti di Ancona,
da mesi, non percepiscono più stipendio. Motivo: sono finiti i fondi, così come
quelli per i commissari dei prossimi esami di stato.
Eppure sarebbe bastato un assennato amministratore condominiale per predispone
un normale fondo cassa utile per quei capitoli di spesa che sono insiti nella
normale gestione-manutenzione del bene comune.
Quindi, delle due l’una: o siamo stati governati da incompetenti incapaci di
preventivare l’ordinaria straordinarietà delle spese di gestione per supplenze
ed esami; oppure la politica dei tagli unidirezionale, in danno della scuola
pubblica, è stata realizzata anche - e sottolineo anche - truccando i bilanci.
Ma c' ’è dell' ’altro: la destra italiana non percepisce la scuola pubblica come
bene comune. Per questo la precarizza. In particolare, lo fa nel modo più
miserabile, minando la certezza retributiva dei precari. Accanendosi
vigliaccamente sui più deboli ed indifesi.
Lo ha fatto nonostante le supplenze siano state falcidiate sia col full time
delle 18 ore per docente, sia con l’istigazione al cannibalismo professionale
che ha spinto i colleghi in ruolo ad accettare straordinari fino a 24 ore.
Ma, non è tutto. Oggi basta passare per i corridoi di una scuola per constatare
quante classi sono incustodite o vigilate, per così dire, a distanza dai
bidelli.
Questa è la scuola che il nuovo governo dovrà demorattizzare e ricostruire. Nel
frattempo, chissà che Milano non meritasse un buon amministratore di condominio.
20 giugno 2006 |