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Precari della scuola, la tratta
degli schiavi
Di
Vincenzo Brancatisano
Il precariato nella scuola è una delle forme più vergognose di sfruttamento del
lavoro e di discriminazione tra lavoratori che svolgono analoghe mansioni. La
circostanza che il datore di lavoro sia lo Stato, che licenzia
dieci-venti-trenta-cinquanta volte lo stesso dipendente e che punirebbe un
datore di lavoro privato che facesse altrettanto, aggiunge vergogna a vergogna.
Non ci sono solo i lavoratori assunti fino al 30 giugno, che già subiscono
l’onta della discriminazione nei confronti di coloro che hanno il contratto fino
al 31 agosto o a tempo indeterminato. No, i dirigenti scolastici si apprestano a
licenziare in questi giorni migliaia di precari della scuola salvo riassumerli
uno-due-tre giorni dopo per fare gli scrutini. Come si permettono, costoro, in
regime di piena autonomia contrattuale, a perpetrare questi delitti sociali
senza che uno straccio di sindacato faccia presente loro che sono dei
caporali-sfruttatori? Che cosa sono questi lavoratori? Dei cani? No: se fossero
dei cani accorrerebbero vigili urbani, pompieri, poliziotti, WWF, i passanti
denuncerebbero il misfatto, accorrerebbero giornalisti e si straccerebbero le
vesti contro l’abbandono di animali. Invece l’abbandono di queste persone,
divenute d’improvviso “estranee alla publica amministrazione”, non indigna
nessuno. Ma perché costoro non lasciano in braghe di tela i Consigli di classe?
Che se li facciano loro gli scrutini, che diamine, visto che da licenziati non
hanno alcun obbligo di accettare la nuova chiamata. Ci sono insegnanti cui scade
il contratto in queste ore, saranno riassunti in pieno stile gruviera un giorno
sì e l’altro no giusto per gli scrutini, poi magari saranno “riattaccati” solo
per le ore (due-tre-quattro) in classe quinta per fare gli esami di Stato (lo
Stato….). Sequestrati sul posto di lavoro e a parte la ridicola indennità,
riceveranno lo stipendio ridotto fino a un terzo o a un quarto o a un nono pur
dovendo svolgere un lavoro che li terrà impegnati, per settimane, per tutta la
giornata. Molti di essi, non solo i fuorisede, finiranno per dover pagare per
lavorare. Riceveranno il prossimo anno un importo per indennità di
disoccupazione inferiore rispetto a quello che riceverebbero se non si facessero
sfruttare in questo modo vergognoso, visto che l’ultimo stipendio inciderà
negativamente sul computo dell’indennità. Se non facessero gli esami
guadagnerebbero di più (sarebbe peraltro più lungo il periodo di disoccupazione)
e risparmierebbero in spese, tempo e dignità. Sì, la dignità viene presa a calci
da un andazzo che sembra ineluttabile e che invece viene corroborato
dall’inerzia dei sindacati che se fossero dei sindacati e non degli uffici di
disbrigo pratiche, unica ragione per la quale in molti continuano a iscriversi
ai sindacati della scuola gonfiando così il loro potere rappresentativo,
denuncerebbero lo sfruttamento del quale sono vittime tante persone e tante
famiglie. Di fronte a una situazione di tanto evidente sfruttamento del lavoro
non si registra neppure la solidarietà dei lavoratori a tempo indeterminato che
in puro clima da caserma attendono il pollo per fargli fare il verbale, anche se
non conosce il programma Conchiglia. A proposito di verbale, ogni docente
precario dovrebbe far verbalizzare all’ultimo collegio dei docenti di giugno una
dichiarazione di protesta contro lo sfruttamento del lavoro perpetrato nelle
scuole italiane di ogni ordine e grado. Non basta votare NO a un referendum per
essere sicuri che la Costituzione non sia presa a calci.
Su
www.vincenzobrancatisano.it
15 giugno 2006 |