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Dopo il voto, via al toto-ministri
di Reginaldo Palermo
Il futuro Presidente del Consiglio dovrà faticare parecchio per trovare
un nome che metta d'accordo tutti. Forse Clemente Mastella potrebbe essere
l'uomo giusto, ma c'è anche chi scommette su Umberto Eco. Sono molti i problemi
da affrontare subito: organici, risorse finanziarie, precariato. Ma forse a
settembre tutto resterà come prima.
E adesso, dopo il voto, quali scenari si aprono nella scuola?
E’ presto per tracciare un quadro completo, ma qualche previsione forse si può
già fare.
La prima considerazione riguarda ovviamente l’esito estremamente incerto delle
elezioni: al di là dei numeri (alla Camera la maggioranza sarà pressochè
"blindata") resta il fatto che il nuovo Governo dovrà necessariamente tenere
conto che la metà del Paese non è favorevole al programma dell’Unione.
E di questa situazione il futuro Presidente del Consiglio dovrà tenere conto al
momento della designazione del nuovo Ministro dell’Istruzione.
Ecco perché su molti dei nomi circolati nelle ultime settimane le perplessità
sono del tutto legittime: per esempio è difficile pensare che la diessina
Mariangela Bastico, assessore all’istruzione della Regione Emilia-Romagna,
possa disporre del consenso necessario per tenere d’accordo una maggioranza
assai composita riuscendo al tempo stesso a fare i conti tutti i giorni con
l’opposizione del centro-destra.
Persino il nome di Silvia Costa della Margherita, assessore
all’Istruzione della Regione Lazio e coordinatrice della IX Commissione
Istruzione della Conferenza delle Regioni, non sembra poter mettere d’accordo
tutti.
Fuori gioco sembra essere anche il professore Umberto Eco: appena
conosciuto l’esito del voto i due sindacati principali (Cgil e Cisl) hanno già
fatto sapere che il futuro Ministro dovrà essere un politico "puro" capace di
ricercare e ottenere il consenso delle parti sociali.
Proprio per questo sembra più credibile l’ipotesi di Clemente Mastella
anche se la sua formazione politica non ha raggiunto un risultato elettorale
particolarmente significativo.
Per il resto è probabile che l’intero programma sulla scuola presentato
dall’Unione dovrà subire un significativo ridimensionamento.
Il primo atto importante potrebbe essere l’istituzione di una commissione di
esperti che riscriva le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo di istruzione.
Ma, tenuto conto del risultato elettorale, è molto probabile che la commissione
avrà un carattere ampiamente "bi-partisan": ne dovranno fare parte esperti e
tecnici di diverso orientamento in modo da evitare che i sostenitori della
riforma Moratti ostacolino il lavoro di revisione.
C’è poi da considerare che proprio in queste ore il leader dell’Unione Romano
Prodi ha già dichiarato che l’incarico di formare il nuovo Governo dovrà
arrivare dal prossimo Presidente della Repubblica che sarà nominato non prima
del 20 maggio.
Questo significa che il Governo potrà insediarsi, nella migliore delle ipotesi,
nei primi giorni di giugno.
E allora, per la scuola, a settembre tutto resterà come prima perché non ci
saranno i tempi tecnici per introdurre modifiche significative.
Al massimo ci si potrà aspettare un decreto ministeriale o un provvedimento
amministrativo che sottolinei il ruolo della autonomia scolastica e ribadisca il
diritto-dovere delle scuole di affrontare e risolvere in prima persona i
problemi posti dalla legge 53 e dal decreto legislativo 59.
E’ molto probabile che i problemi più drammatici della scuola (organici, risorse
finanziarie e precariato) rimarranno del tutto irrisolti almeno fino alla
approvazione della legge finanziaria del 2007: i tempi, infatti, sono molto,
molto stretti ed è difficile pensare che in un paio di mesi il nuovo Governo
possa trovare soluzioni credibili.
10 aprile 2006 |