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O tempora, o mores…

di Rosario Pesce, da  Il Precariota



All’indomani della finale del Mondiale di calcio, vinta dagli Azzurri nel corso dell’estate appena trascorsa, il ceto politico italiano, anche se in forme prevedibilmente diverse, aveva sottolineato l’importanza di quel successo sportivo per il sistema economico e sociale italiano. Infatti, si diceva che quel trionfo inatteso avrebbe migliorato, notevolmente, l’immagine del nostro Paese all’estero; avrebbe aumentato la fiducia degli Italiani, che sarebbero, quindi, stati spinti a consumare, in gran copia, prodotti del “made in Italy” (certo, il portafogli del cittadino italiano medio non mi pare abbia tratto, ancora, grande giovamento dalle ultime vicende calcistiche!); la stessa attuale maggioranza parlamentare avrebbe, inoltre, tratto legittimità dal trionfo di Berlino, visto che, come non si può mettere in discussione una legittima vittoria, conseguita sul campo di calcio sia pure per pochissimi centimetri, così – in particolare, per taluni - si può governare, comunque, una nazione complessa con poche migliaia di voti in più rispetto al proprio competitore!

Se queste opinioni, già alcuni mesi or sono, apparivano velleitarie e solo in parte fondate, a distanza di qualche mese da quel felice evento, bisognerebbe, allora, riflettere più approfonditamente sugli annunciati effetti positivi, che un simile ed imprevedibile volano economico non è stato in grado, poi, di determinare, né in termini di ristoro delle vuote casse statali, né di miglioramento dell’offerta dei servizi pubblici, in primis di quelli scolastici.

A luglio veniva spontaneo chiedere al Ministro Padoa Schioppa se l’incremento del P.I.L., almeno in parte, poteva essere utilizzato per migliorare l’offerta formativa, dato che non si può avere un popolo costituito, soltanto, di campioni sportivi, ma è, pure, necessario competere con gli altri Paesi europei in altri ambiti della vita civile, più impegnativi e complessi. Magari, al fine di migliorare l’offerta culturale del nostro Paese, non si potevano utilizzare i notevoli (?) proventi della vittoria sportiva, anche, per procedere a qualche nomina in ruolo in più nella scuola statale, ad oggi fin troppo precaria? Si poteva utilizzare quel plusvalore economico per rinnovare, con cifre non risibili, i contratti in scadenza ai dipendenti della Pubblica Amministrazione e per dare fiducia, dunque, ai consumatori italiani? Sulla busta-paga si sarebbe giustificato l’aumento con la voce, non ironica, “Contributo elargito per merito dei Campioni del Mondo”! D’altronde, come ogni altro parametro, che contribuisce a comporre il nostro salario, anche questo sarebbe stato vieppiù tassato!

La vittoria di una squadra di atleti, che corrono dietro ad un pallone di cuoio, sarebbe diventata, solo allora, patrimonio di una intera nazione, che, da anni, continua a chiedere un miglioramento effettivo della propria condizione di vita giornaliera e, certo, non vuole che un trionfo sportivo "narcotizzi", semplicemente, le sue legittime aspirazioni e richieste.
Gli antichi Romani, contrariamente agli odierni governanti, erano abilissimi nell’offrire “panem et circensens” alle folle tumultuose e plaudenti nel catino del Colosseo e del Circo Massimo.

Lanciando uno sguardo sull’attualità, viene fortemente da dubitare, invece, che i successi del calcio, come di qualsiasi altro sport, purtroppo, siano diventati meramente l’alibi per un’intera classe dirigente, politica e produttiva, che, alla prova dei fatti, ha dimostrato scarsa progettualità ed un bassissimo livello di coesione nel perseguimento di obiettivi, socialmente, sensibili.

O tempora, o mores…



4 novembre 2006