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Studente in gita cade da cornicione e muore
Frequentava il secondo anno dell'istituto tecnico
industriale di Correggio
di Niccolò Zancan
A mezzanotte il vicepreside Enrico Missori ha fatto il giro delle camere per
dire ai ragazzi che era ora di andare a dormire: «In vent´anni di questo lavoro
ho sempre basato i miei rapporti sulla fiducia e sulla serenità». A mezzanotte e
mezza, come capita da sempre in qualsiasi gita scolastica, al quinto piano
dell´Hotel Plaza non dormiva ancora nessuno. Da sotto i letti erano spuntate due
bottiglie di limoncello e una chitarra, si facevano scherzi, giochi e discorsi
seri. Emanuele De Pace, 17 anni compiuti a marzo, iscritto al secondo anno
dell´Istituto tecnico industriale di Correggio, «era un ragazzo vivace» adorato
da tutti i compagni. Quando per gioco si è trovato fuori dalla stanza 511 - non
lo facevano entrare - ha deciso di passare dal retro, dal cornicione. Ha
spalancato la porta che affaccia sulla scala antincendio, si è messo a camminare
verso la finestra. Non è un cornicione particolarmente stretto, anzi.
Ottantacinque centimetri, hanno misurato i carabinieri. Fra il muro dell´albergo
e il vuoto poi c´era una rete nera messa lì contro i piccioni.
«Emanuele bussava e rideva - hanno detto i compagni - siamo stati degli stupidi
a non aprire subito». Emanuele De Pace ha perso l´equilibrio. L´hanno sentito
urlare. La rete si è rotta. Molto più giù, dopo trenta metri di volo, ha
sfondato un lucernario in plexiglas della sala colazioni ed è crollato sul
tavolone centrale. Quando è arrivato il medico del 118 c´erano quarantatré
studenti in silenzio vicino al cadavere di un amico. «Una scena che non potrò
mai dimenticare», ha detto il direttore dell´albergo, Mario Bertone.
Gli studenti erano arrivati in pullman alle sei di martedì sera, in tempo per
lasciare le valigie, fare una passeggiata, mangiare una pizza e tornare in
hotel. Ieri avrebbero voluto vistare il Museo Egizio. Invece alle undici di
mattina, il vicepreside Missori, dopo essere stato ricoverato per un malore,
metteva a verbale: «Qualcuno diceva che Emanuele era caduto dalla finestra,
altri che era volato giù dal cornicione: la notizia mi annichilito. Ho chiamato
freneticamente il cellulare del preside, ma era staccato. Intanto sono andato a
vedere». La notizia è arrivata in fretta a stravolgere la famiglia De Pace. La
madre ha avuto un collasso. Il padre, Antonio De Pace, imprenditore edile
residente in una piccola frazione di Carpi, è partito subito accompagnato dal
fratello.
C´era pochissimo da spiegare. «È stata una disgrazia», hanno stabilito i
carabinieri dopo otto ore di indagini. «Non è colpa di nessuno - ha detto il
padre stravolto - è stato un gioco finito male». Un gioco banale, persino. Nove
precedenti in Italia dal 1990 a ieri. Un passo sbagliato sotto gli occhi dei
compagni. Quarantatré ragazzi scivolati in una tragedia ridendo, e nessuno che
possa più tornare indietro.
6 aprile 2006 |