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«Maestra,
in bagno non vado: ci sono gli spioni»
Guidonia, bambini spaventati dalla minaccia di mettere
le telecamere: intervengono gli agenti
di Adelaide Pierucci
Ad allarmarsi per prime sono state le maestre. In pochi, troppo pochi, negli
ultimi giorni alzavano la mano per pronunciare la frase di rito: «Posso andare
in bagno?». Il perché si è capito dopo, con lo sfogo di un alunno di 7 anni:
«Maestra, lì ci sono gli spioni». O meglio «le telecamere», come è circolato per
due settimane di bocca in bocca tra gli alunni della scuola in questione,
un'elementare di Guidonia.
Apriti cielo. Quando, ieri, il sospetto è finito nelle orecchie dei genitori dei
200 pargoli è scattato l'allarme. «Andate a controllare», hanno implorato alcune
mamme al 113. Il blitz, però, ha fatto scoprire tutt'altra verità. Quella delle
telecamere era solo una psicosi. «Qualcuno imbratta il bagno, ma scopriremo chi
è visto che abbiamo installato le telecamere», avrebbe detto qualche docente,
scatenando il tam tam.
Il caso, così, è finito in Procura. Gli agenti hanno ipotizzato il reato di
abuso di mezzi di correzione: «Non si educa con l'intimidazione». La dirigente
scolastica, Margherita Valenti, da parte sua, ha aperto due indagini. Una per
scoprire chi ha scatenato l'incubo-telecamere e l'altra, sul fronte alunni, per
scoprire chi ottura i gabinetti.
25 marzo 2006 |