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La Gilda si confronta con gli schieramenti politici
di Calogero Virzì
La Gilda ha presentato a Catania le sue proposte per la scuola. Ad ascoltare
il relatore e ad interloquire nel merito delle proposte Enzo Bianco per
l’Unione, l’assessore comunale della giunta di centro destra di Catania, Preside
Li Gresti e l’assessore provinciale Greco, in rappresentanza del nuovo movimento
autonomista di Lombardo. Ha presieduto e moderato il dibattito Daniela Girgenti,
direttrice de "La Tecnica della scuola".
Per fare uscire la scuola
italiana dall’attuale ruolo di marginalità assoluta e inserirla nel dibattito
politico in corso in vista delle nuove elezioni, il segretario nazionale
Ameli ha individuato cinque punti sui quali si condensa la proposta della
Gilda.
Il primo punto riguarda temi generali come il ritiro della riforma Moratti.
Si tratta di un rifiuto di tutta la riforma o comunque dei suoi assi portanti
come il tutor o il portfolio fino all’appena annunciato decreto sulla
sperimentazione del secondo ciclo a partire dal prossimo settembre. Un decreto
quest’ultimo definito da Ameli un “colpo di coda preelettorale”. La Gilda
contesta la figura del tutor perché tende a sostituire il lavoro in team nella
scuola primaria e la collegialità nella scuola secondaria a favore di una
relazione gerarchica fra i docenti. La contestazione del portfolio è motivata
non solo dall’aggravio di lavoro burocratico per i docenti, ma anche dalla
proposta di partecipazione dei genitori alla stesura di un documento valutativo.
Un altro tema generale che riguarda tutto il personale della scuola è la
conquista della contrattazione separata considerata legittima anche di recente
dalla Corte costituzionale.
Il secondo punto riguarda l’opzionalità. E’ una scelta, secondo la Gilda, che
nasconde l’obiettivo di ridurre in modo sensibile il personale docente
attraverso uno sfoltimento del curricolo. Se al risparmio realizzato si aggiunge
la possibilità per gli alunni dei licei tecnici di iscriversi direttamente agli
IFTS, saltando il quinto anno, l’allarme sulla riduzione degli organici diventa
ancora più forte.
Il terzo punto è quello relativo al ripristino dell’obbligo scolastico a 15/16
anni, cancellando l’ambigua definizione morattiana del diritto/dovere.
Il quarto punto riguarda la devolution. L’esperienza della formazione
professionale, dietro la quale ancora oggi si nascondono sacche di clientelismo,
gestioni opache, sprechi di risorse, iniziative di corsi fantasma, voluti e
legittimati dalle regioni, fanno preferire il vecchio centralismo statale a
venti nuovi centralismi regionali.
L’ultimo punto riguarda l’autonomia scolastica e la dirigenza. Si tratta di
argomenti sui quali è urgente una attività di monitoraggio e di verifica per
superare le autoreferenzialità, la dispersività progettuale e formativa oltre
che gestionale.
Alla applaudita relazione di Ameli ha risposto per primo Bianco a nome del
centro sinistra, concentrando il suo intervento su tre problemi: le risorse,
l’ordinamento, la natura della funzione scolastica.
Che siano necessarie risorse da destinare alla formazione è chiaro a tutti, ma è
utile ribadirlo dopo i continui tagli al settore negli ultimi cinque anni. Le
risorse pongono però un problema non solo quantitativo, ma anche qualitativo.
Sul piano quantitativo è senza dubbio possibile risparmiare in un settore come
gli armamenti. Fermo restando il potenziamento della sicurezza interna e
internazionale, c’è una necessità di rivedere gli investimenti attuali in quanto
portano a concepire una difesa del paese da cortine di ferro che non ci sono
più, facendo magari mancare le risorse nella difesa dal pericolo attuale che è
il terrorismo di matrice islamica. Meno soldi alla difesa per trasferirle alla
formazione delle nuove generazioni. C’è anche un problema di qualità della spesa
e degli investimenti dentro i quali rientra anche il tema dell’abolizione del
precariato, argomento quest’ultimo sul quale è necessario trovare un punto di
equilibrio fra stabilizzazione e qualità della formazione. Sui temi
ordinamentali Bianco rifiuta in modo netto una ipotesi di scuola a richiesta
individuale come quella della Moratti. Sulla funzione della scuola l’esponente
della Margherita ribadisce la sua scelta per una scuola laica, pluralistica, per
un ordinamento che privilegia il carattere pubblico dell’istruzione.
L’intervento dei due assessori è stato molto contrastato. Il primo perché si è
avventurato in una difesa della regionalità non condivisa dalla sala che si è
espressa con interruzioni e battute emotivamente condizionate. Un esempio per
tutti. L’assessore, nel perorare la causa del regionalismo fa appello alla sala
rumoreggiante: “Possibile che non c’è nulla che funzioni in Sicilia?”, una voce
esasperata dietro di noi mormora “Sì, la mafia”. Il secondo assessore si propone
di elencare le cose che funzionano della riforma Moratti e quelle che a suo dire
non hanno funzionato. La sala non accetta la difesa dei provvedimenti morattiani,
in particolare l’esaltazione dell’area opzionale e contesta rumorosamente i
diversi tentativi di proseguire, costringendo il relatore a concludere
frettolosamente il suo intervento.
Quali le conclusioni? Oltre 600 docenti e dirigenti, provenienti da tutta la
provincia, hanno assistito alla intensa giornata di discussione. Non sono
mancati applausi, fischi, battute al vetriolo, interventi nel dibattito critici,
ma anche propositivi. A noi è sembrato che la sala con la sua vivacità abbia
voluto testimoniare l’esistenza di un movimento carsico che rende esplicito il
bisogno di essere ascoltato, che vuole il confronto di merito, che rifiuta le
difese aprioristiche delle scelte governative, che vuole uscire dal ghetto in
cui la politica vuole tenerlo.
30 gennaio 2006 |