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La scuola dei vecchi prof va in pensione
Al via l’esodo più grande dal dopoguerra: in
tre anni escono trecentomila docenti
di ANNA MARIA SERSALE
ROMA - Sono sempre più numerosi i prof dai capelli bianchi: un’insegnante su due
ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni. Le statistiche dicono che solo l’1%
degli insegnanti in servizio ha meno di 30 anni (in Europa la media è del
12,8%). Per raggiunti limiti di età, nell’arco di un triennio, almeno 300.000
lasceranno la scuola. L’esodo riguarda tutti quei docenti entrati nei ranghi
all’inizio degli Anni Settanta, con il boom demografico e lo sviluppo della
scuola di massa. Ora, quei prof di ruolo, si preparano a dire addio alle loro
scolaresche. Un esodo massiccio, il primo e più grande dal dopoguerra, favorito
anche dalla legge che modifica il regime pensionistico. Sono due gli elementi in
gioco: i prof (come il resto del pubblico impiego) non hanno il bonus, quindi
non sono incentivati a restare. Inoltre, chi vuole lasciare, avendo 57 anni di
età e solo 35 anni di contributi, dovrà farlo entro e non oltre il 2007. Dopo, a
partire dal 2008, il personale della scuola potrà congedarsi solo se avrà
totalizzato 40 anni di contributi, oppure se avrà 35 anni di contributi ma 60
anni di età. Situazioni, queste, che a dire dei sindacati daranno un’accelerata
al processo di svecchiamento della scuola.
«Gli insegnanti italiani sono i più vecchi d’Europa», è l’allarme lanciato dagli
esperti che hanno fatto raffronti con gli altri Paesi dell’Ue. Secondo Eurostat
in Italia abbiamo «in assoluto meno insegnanti nella fascia più giovane». Con la
Germania dividiamo il primato delle “pantere grigie” in cattedra.
Ma l’atteso ricambio generazionale ci sarà davvero? E chi arriverà spezzerà
l’attuale gerontocrazia? «Il ricambio è certo - afferma Massimo Di Menna,
segretario nazionale della Uil scuola - è un fatto matematico. Quanto all’età
c’è da tenere conto della presenza dei precari, che dovranno entrare in ruolo.
Molti di questi sono già avanti con gli anni. In ogni caso sono quasi
trecentomila le uscite che avverranno nell’arco del prossimo triennio. Il
processo si completerà entro il 2015, con l’aggiunta di altre uscite. Ecco
perché occorre una seria politica del personale e un programma di assunzioni che
tenga conto di tutto questo». I calcoli di Enrico Panini, segretario nazionale
della Flc-Cgil, sull’esodo danno cifre più elevate. Panini ha parlato di 400.000
insegnanti in fuga nel triennio. Finora la scuola era abituata ad un turn-over
di 30 mila unità l’anno: che venivano reclutate pescando nelle liste dei precari
e di quelle dei vincitori di concorso. Quando i tetti di spesa imposti dal
ministero dell’Economia non hanno strangolato viale Trastevere il rimpiazzo non
è stato un problema. Dopo avere assunto 60mila all’inizio del suo mandato (per
effetto delle decisioni prese nella precedente legislatura), il ministro Letizia
Moratti ha poi obbedito ai diktat del Tesoro e ha bloccato le assunzioni. Nel
2005 c’è stata una ripresa e ha immesso 35mila nuovi docenti. «Se si calcola dal
2001 - dicono a Viale Trastevere - in totale sono state effettuate 130 mila
assunzioni, perciò l’opera di svecchiamento è già iniziata».
I sindacati, intanto, premono sull’acceleratore e chiedono un piano per 180mila
nuove assunzioni. Dice Alessandro Ameli, segretario nazionale della Gilda:
«Entro il 2007 ci sarà la svolta considerando che cambiano le regole per il
pensionamento. E siccome siamo in una vera emergenza abbiamo presentato un libro
bianco per chiedere la copertura dei vuoti d’organico». «Questa è la vigilia
di una migrazione biblica», aveva detto il segretario della Flc-Cgil Enrico
Panini, il primo ad accendere i riflettorisul problema.
Da allora, però, è stata approvata una nuova legge che riforma il sistema di
reclutamento. In che modo la riforma Moratti inciderà su tutto questo? «I
precari storici - dicono al ministero dell’Istruzione - verranno più o meno
assorbiti. Le graduatorie dei concorsi verranno utilizzate, nel frattempo parte
il nuovo sistema di formazione dei futuri docenti. Chi vorrà insegnare dovrà
frequentare uno specifico corso di laurea magistrale (3 anni più due) al termine
del quale conseguirà l’abilitazione. Sarà anche obbligatorio il tirocinio».
9 gennaio 2006 |