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Via 32 pc e la cassaforte. Il provveditore: clima
insostenibile
Napoli, rubati i computer nella scuola della legalità
NAPOLI — Sono andati a rubare nella scuola dove si fa lezione di legalità. Un
paio di notti fa qualcuno ha forzato una porta d'ingresso secondaria
dell'istituto superiore Rosario Livatino, liceo scientifico e istituto
professionale a San Giovanni a Teduccio, quartiere di periferia con tutti i guai
dei quartieri di periferia. Hanno forzato la porta d'ingresso e poi quella
dell'aula multimediale, da dove hanno portato via venticinque computer con
schermo piatto. Altri sette li hanno presi dalla segreteria, e hanno anche
svuotato una cassaforte dove era custodita una piccola somma di denaro.
Un bottino non eccezionale, vista la svalutazione dei computer sul mercato
dell'usato, ma un danno serio per studenti e professori, che nell'aula
multimediale svolgono una parte importante del loro lavoro.
Non si dovranno fermare a lungo, perché l'ex presidente della circoscrizione San
Giovanni, Antonio Borriello, ha già trovato aziende e imprenditori disposti a
regalare alla Livatino dodici computer. Ma il problema resta. Il furto
dell'altra notte si aggiunge a una serie di atti vandalici avvenuti nella
scuola, di cui il più grave risale a circa due mesi fa, poco dopo
l'intitolazione della scuola al giudice siciliano assassinato dalla mafia.
Furono allagate aule e uffici, svuotati sul pavimento numerosi sacchetti di
spazzatura, e la foto del magistrato fu strappata dalla parete. In quell'occasione
il preside Aristide Ricci e i docenti decisero di fare lezione nel cortile,
stavolta non è stato necessario, ma il furto ripropone l'esigenza di sicurezza
di una scuola dove si cerca di insegnare la legalità a una platea di studenti
che viene in parte da situazioni difficili e a rischio criminalità.
E però le lezioni di legalità (inserite organicamente nei programmi di italiano,
storia e diritto), stanno avendo successo. Come racconta un reportage di Enzo
d'Errico recentemente pubblicato su Io Donna, gli studenti hanno inviato una
lettera di solidarietà allo scrittore Roberto Saviano quando è finito sotto
scorta per le minacce subite dalla camorra. E ognuno ci ha messo sotto nome e
cognome. E poi qui hanno capito perché sono morti Falcone e Borsellino (nel 1993
molti studenti erano piccolissimi), e oggi sanno anche chi era Peppino
Impastato, al quale venerdì prossimo sarà dedicata l'aula magna.
«Ma ciò di cui a questo punto abbiamo bisogno — dice la professoressa Beatrice
Cerrillo — è di essere inseriti nelle scuole a rischio. E siamo grati al parroco
di Forcella, don Luigi Merola, e alla preside Fernanda Tuccillo che come
componenti della commissione nazionale scuola-legalità si stanno battendo
affinché questo avvenga». Anche il dirigente scolastico di Napoli, Antonio
Bottino conviene che la situazione della Livatino rischia di diventare
insostenibile, e dopo il furto dell'altra notte, oltre a esprimere solidarietà,
ha assicurato il proprio interessamento affinché si corra ai ripari. «Perché il
rischio — aggiunge la professoressa Cerrillo — è che i ragazzi si demoralizzino.
Finora hanno reagito con coraggio e determinazione, ma sarebbe davvero
gravissimo se perdessero la voglia di studiare con l'impegno che ci stanno
mettendo oggi».
20 novembre 2006 |