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Prodi: la scuola è in regressione, bisogna allargare le risorse
di Alessandro Giuliani
Secondo il leader dell’Unione, che nei prossimi giorni verrà incaricato
di formare il nuovo Governo, la scuola rimane una delle priorità nell’agenda
degli impegni della maggioranza. “Nei bilanci della scuola - ha detto a Radio
Vaticana - oltre alla spesa per il personale, non c'è rimasto più nulla: la
soluzione è nell'allargamento delle risorse da portare verso il sistema della
scuola inteso nella sua totalità”.
“Nei bilanci della scuola, oltre alla spesa per il personale, non c'è rimasto
più nulla: la soluzione è nell'allargamento delle risorse da portare verso il
sistema della scuola inteso nella sua totalità”. Ha tutta l’aria di essere un
serio impegno da assolvere quello che il leader dell'Unione Romano Prodi ha
annunciato in un'intervista a Radio Vaticana che lo ha incalzato a proposito
delle politiche scolastiche che attuerà il centrosinistra. Secondo Prodi, che
nei prossimi giorni verrà incaricato di formare il nuovo Governo, la scuola
rimane infatti una delle priorità nell’agenda degli impegni della maggioranza.
A poche settimane dalle elezioni politiche, l’impegno di investire nella
formazione scolastica rimane quindi intatto. Il prossimo capo del Governo sa
bene però quanto la strada sia in salita. “Il vero problema della scuola – ha
ammesso Prodi - sono le difficoltà finanziarie che abbiamo riguardo a tutto il
sistema scolastico: un sistema che negli ultimi tempi è in una fase di forte
regressione”.
Il leader dell’Unione non si è sottratto nemmeno alle domande sul sistema duale
pubblico-privato. Ed un po’ a sorpresa ha voluto rassicurare i gestori delle
scuole non statali o parificate. “Abbiamo un programma – ha spiegato Prodi - che
prevede il sostegno ad una scuola a servizio pubblico che si divide in pubblica
e parificata. Noi stessi, nel precedente esecutivo abbiamo aiutato gli istituti
privati, quindi non c'è nessuna preclusione su questo aspetto”. Il messaggio è
chiaro: la scuola ha bisogno di grandi investimenti, il prossimo Governo si
adopererà in questo senso; ma l’attuale modello organizzativo di fondo rimane
intatto. Rimane un dubbio: che fine farà la riforma Moratti? Probabilmente per
rispondere a questa domanda bisognerà attendere il nome, e soprattutto
l’orientamento politico, del prossimo ministro di viale Trastevere.
4 maggio 2006 |