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Cifre record in Campania: abbandonano in 2245
La scelta non sempre è dettata dai limiti
di età "Molti lasciano per inabilità al servizio"
Ora sperano i primari, ma il governo non ha intenzione di coprire tutti i posti
vacanti
di Bianca De Fazio
A settembre sono andati in pensione, in tutta Italia, 16606 docenti. Moltissimi
in Campania: 2245. Un numero superiore ad ogni aspettativa. In tutta la regione
i numeri relativi al mondo della scuola sono infatti pari al 10 per cento del
dato nazionale. Una proporzione che se fosse stata rispettata significherebbe
che lasciano la cattedra 1600 prof: per arrivare a 2245 la percentuale cresce
fino a quota 13.5 per cento. Sono le avvisaglie di un esodo annunciato: quello
che vedrà andare in pensione oltre 30 mila insegnanti campani di qui al 2008. Ad
iniziare dal prossimo settembre, quando potrebbero dire addio all´insegnamento
10mila prof (le domande di pensionamento sono state appena presentate, ed è
quindi presto per fornire cifre definitive). Un esodo mai registrato prima nella
pubblica amministrazione, e che vedrà svecchiarsi un corpo docente che è il più
anziano d´Europa.
Da noi un insegnante su due ha più di 50 anni, solo 1 su 100 ne ha meno di 30.
Professori anziani, stanchi, sempre più lontani dai ragazzi che si trovano di
fronte. E la lunga carriera non sempre equivale ad esperienza messa al servizio
della professionalità. I cambiamenti che hanno investito il mondo della scuola
hanno disorientato gli insegnanti più anziani, invitandoli a dare forfait. Ed
all´esodo contribuisce anche la modifica del regime pensionistico: i professori,
come tutti i pubblici dipendenti, non possono usufruire del bonus per continuare
a lavorare ed in più rischiano di restare intrappolati nella rete della riforma
delle pensioni: sino a settembre si può lasciare la cattedra con 57 anni di età
e 35 di contributi, ma dopo le condizioni tenderanno a peggiorare: 40 anni di
contributi o i 60 di età ed i 35 di contributi. Quanto basta per spingere tanti
decidere di lasciare l´incarico.
«Una migrazione biblica» secondo il segretario della Flc-Cgil Enrico Panini. Che
costituirà anche una boccata d´ossigeno per i precari e per quanti vedono in
cattedra il loro futuro professionale.
Ma attenzione. La «migrazione biblica» non è solo questione di limiti d´età. I
dati sui prof che già hanno smesso di lavorare (dati ufficiali, forniti dalla
direzione scolastica regionale) raccontano una vera e propria fuga che, stando
alle analisi preparate dallo stesso ministero, solo in piccola parte è legata
all´anzianità nel servizio: appena il 20 per cento dei docenti che lasciano
l´incarico lo fa per raggiunti limiti d´età. La maggioranza ha semplicemente
rassegnato le dimissioni. Se ne sono andati per i motivi più vari, compreso la
crescente "inabilità al servizio"(gli esperti spiegano che la professione di
insegnante è tra le più esposte al rischio depressione, ad esempio). Prendiamo
il caso dei maestri d´asilo. In Campania in 283 hanno cessato il servizio, ma
solo 165 per raggiunti limiti di età. Alle elementari il dato sui pensionamenti
sale a 683 e nella metà dei casi non si trattava di sessantenni. Un dato che
esplode alle medie: 578 i neopensionati, appena 141 quelli che hanno raggiunto i
limiti d´età. Idem alle superiori: su 701 professori, solo 152 quelli che non
hanno potuto farne a meno.
Un esodo che alimenta le speranze dei precari, anche se non c´è, nei programmi
del governo, l´ipotesi di rimpiazzare tutti i pensionati. Si parla di 30 mila
nuove assunzioni - su tutto il territorio nazionale. Il 10 per cento, insomma,
dei previsti pensionamenti che interesseranno l´intero Paese. E se per i precari
si aprono piccoli spiragli, una loro immissione in ruolo non contribuirebbe
comunque ad abbassare in modo significativo l´età del corpo docente italiano: le
ultime assunzioni di prof nelle nostre scuole hanno abbassato l´età media di chi
siede in cattedra di nemmeno un anno (da 48.8 a 48.2 anni di media).
La Repubblica, ed. di Napoli, 16 gennaio 2006 |