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Perché l´Ocse sbaglia a bocciare la scuola
di Letizia Moratti
Egregio direttore, ho letto con stupore su Repubblica di ieri l´articolo
"Bocciata dall´Ocse la scuola della Moratti". Ancora una volta la scuola e
l´università del nostro Paese vengono rappresentate come se nulla fosse stato
fatto negli ultimi anni, come se non fossero state attuate importanti riforme
indirizzate proprio a sanare le situazioni denunciate dall´Ocse.
Le riforme stanno dando da un paio d´anni positivi risultati dei quali l´Ocse
non tiene conto, essendo i dati illustrati del 2003, se non addirittura degli
anni precedenti. Quelle bocciate dall´Ocse, pertanto, sono la scuola e
l´università che io ho trovato all´inizio del mio mandato nel 2001.
Ritengo opportuno fare una riflessione e fornire qualche dato.
La riflessione: il suo giornale ha riportato con enfasi un rapporto basato su
dati superati, e non ha dato in passato lo stesso rilievo a relazioni annuali
degli organismi di valutazione, l´Invalsi per la scuola, il Cnvsu per
l´università e il Civr per la ricerca, che fotografano la situazione aggiornata
all´anno di riferimento. Sottolineo che una rigorosa valutazione da parte di
questi enti indipendenti costituisce l´asse portante della mia azione nella
"filiera" della conoscenza scuola-università-ricerca.
Il Rapporto Invalsi presentato un mese fa, per esempio, rileva che le competenze
degli alunni in grammatica e matematica stanno migliorando, dopo anni di declino
testimoniato dall´indagine Ocse-Pisa.
Per quanto riguarda i diplomati, il dato Ocse si riferisce alla fascia d´età
24-64 anni, sulla quale ovviamente non si può intervenire. Invece, per la fascia
d´età 18-24 anni siamo oggi ampiamente nella media europea, ossia all´80%
rispetto al 70 del 2001.
Una puntualizzazione va fatta anche sugli stipendi degli insegnanti, ora vicini
alla media europea, essendo aumentati mediamente negli ultimi 4 anni di 274 euro
mensili attraverso la destinazione di apposite risorse per la valorizzazione
della professionalità, e sui finanziamenti al comparto scuola, aumentati dal
2001 al 2005 di cinque miliardi di euro, con un incremento del 13%, tutto
finalizzato alla scuola statale.
Altri tre dati sulla scuola che smentiscono l´Ocse: con le 130.000 immissioni in
ruolo a partire dal 2001 abbiamo "svecchiato" notevolmente l´età media degli
insegnanti, mentre il rapporto docente/alunni di 1 a 10, che si riferisce al
2001, tra i più bassi in Europa, sta migliorando per effetto di interventi di
razionalizzazione. Infine, abbiamo recuperato al sistema scolastico-formativo
oltre 120.000 ragazzi che lo avevano abbandonato, abbassando considerevolmente
il livello di dispersione.
Un breve cenno sui dati riguardanti l´università. Il rapporto Cnvsu 2005 ha
evidenziato un forte incremento dei laureati, 220.000 all´anno, con un aumento
del 30% rispetto al 2001, mentre il tasso di abbandono degli studi è sceso dal
65 al 40%. Diminuisce inoltre il numero degli studenti che si laureano fuori
corso. Anche l´iscrizione alle lauree scientifiche, che ci vedeva penalizzati
rispetto ad altri Paesi, è in netta ripresa (+10%) grazie a iniziative mirate.
Il finanziamento statale alle università, infine, è aumentato dal 2001 al 2005
del 13,5%.
Certamente la strada da percorrere è ancora lunga e i risultati si vedranno
nella loro pienezza tra qualche anno, con la completa attuazione delle riforme.
Ma rappresentare l´Italia come il fanalino di coda dei Paesi Ocse, con
"investimenti da Terzo Mondo", non risponde al vero e certo non giova agli
studenti, alle famiglie e agli insegnanti, che giustamente credono nella scuola
come "motore" del rinnovamento del Paese.
Repubblica - 07/01/2006, p. 18
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La nostra scuola, 900 alunni un solo bagno
Gentile dottor Augias, sono una rappresentante del Collegio dei docenti del
Liceo Scientifico Statale «E. Majorana» di S. Giovanni La Punta (Catania). Non
voglio iniziare la consueta lamentela di cui (forse non tanto a torto) ci
accusano i nostri connazionali del Nord. E' però un fatto che la consapevolezza
di vivere in una realtà sempre più degradata è diventata acuta e la necessità di
comunicarla sempre più impellente.
Il nostro istituto versa in condizioni igieniche spaventose. Un solo bagno per i
docenti e uno (maschi e femmine insieme) per 900 alunni, pulizia delle aule che
scalfisce appena lo strato di sporcizia sedimentata; i laboratori, frutto della
professionalità mal pagata di tanti colleghi che vi hanno speso interi
pomeriggi, ingombri di cartacce e di escrementi di topo.
Alcuni di noi hanno avuto la gentilezza di rimuoverli per evitare problemi
igienici ancora più gravi. Abbiamo protestato tutti, ma le nostre voces
clamantes in deserto non vengono ascoltate dalla Provincia.
Tutto ciò è non soltanto vergognoso, ma grottesco; abbiamo la sensazione di
sbattere contro un muro di gomma eretto a sistema: il sistema dell'inciviltà,
del pressappochismo. Credo che neanche Gogol avrebbe potuto inventarsi un
labirinto burocratico più logorante e più sottilmente tragicomico. E poi si
parla di rilancio della Sicilia, del ruolo centrale dell'isola nel Mediterraneo,
della scuola come volano per la rinascita, parole prive di significato, se
confrontate alla realtà nella quale viviamo, insegniamo.
Anna Maria Zizza
annamariazizza@virgilio.
La risposta di Corrado Augias
Le condizioni del liceo catanese indignano, spaventano, sono indecenti, non so
bene come commentarle. Indigna la sottovalutazione sistematica delle strutture
civili del paese da parte di chi dovrebbe occuparsene perché è stato eletto o
nominato per provvedere. Perfino le recenti polemiche sull'intollerabile
situazione delle carceri possono essere accostate, mutatis mutandis, a quella di
molte scuole.
Da una parte c'è chi si vanta stupidamente delle promesse a suo dire mantenute.
Dall'altra chi sembra sottovalutare la gravità dei problemi che non sono nemmeno
di struttura ma di elementare civiltà, riguardano quegli istituti della
convivenza che distinguono il primo mondo dal terzo o quarto o chissà quale
numero dargli.
Viviamo in un paese in cui su 11 mila scuole e 41 mila edifici scolastici
censiti, il 57% non ha il certificato di agibilità. In cui si è dovuta chiudere
perfino la scuola prefabbricata di S. Giuliano di Puglia costruita dove alla
fine d'ottobre del 2002 erano morti 27 bambini per il crollo dell'unica scuola
del paese.
Casi gravi, autentiche tragedie, che in poche righe possono a mala pena essere
ricordati. Ma anche restando ai problemi del liceo catanese ci si chiede se sia
davvero possibile che il degrado della nostra classe dirigente sia arrivato al
punto di fargli ignorare la paurosa dimensione del problema.
Quale idea avranno dello Stato, del paese di cui sono cittadini, della loro
stessa dignità di giovani uomini e donne 900 alunni costretti in un unico cesso,
maschi e femmine, per i loro bisogni?
Quando si vedono in Tv i politici, quasi tutti, cianciare per ore a vuoto di
questo o di quello sono forti i dubbi sulle possibilità che abbiamo di
affrontare davvero la modernità.
Repubblica - 07/01/2006 - pp. 18 e 19 |