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Soldi alle private, Fioroni non molla
di Alessandra Ricciardi
Contributi anche alle scuole medie e superiori
non statali
Se qualcuno nella maggioranza si era illuso che il ministro della pubblica
istruzione avrebbe avuto un atteggiamento penalizzante nei confronti delle
scuole private, adesso è servito. Giuseppe Fioroni non ha nessuna intenzione di
fare la guerra. Piuttosto, il suo è un equilibrismo difficile. Prova ne sia che
dopo aver accusato il colpo sul blocco a 100 milioni di euro dei finanziamenti
alle scuole private, contro i 150 milioni richiesti, è passato al controattacco.
Con un emendamento alla Finanziaria, che sta per essere depositato alla camera,
di cui ItaliaOggi è venuto a conoscenza, il ministro apre i rubinetti dei
finanziamenti statali anche alle scuole medie e superiori, ad oggi esclusi dai
contributi diretti da parte dello stato (e ieri sovvenzionati attraverso il
bonus morattiano). Ma al tempo stesso stabilisce che la priorità nei
finanziamenti andranno alle onlus, le scuole senza scopo di lucro.
L'emendamento sarà depositato alla camera probabilmente la prossima settimana,
dopo il vertice di governo che si terrà sabato prossimo a Roma. Sarà questo
l'appuntamento decisivo per riassettare la manovra e ridarle organicità, per
decidere quali emendamenti far andare avanti e quali fermare: solo ieri in
commissione bilancio, a Montecitorio, ne sono arrivati altri 2 mila.
Il finanziamento pubblico all'istruzione privata anima le discussioni e
contrapposizioni interne al centrosinistra sin dall'approvazione della legge
sulla parità scolastica del 2000, quando il ministro dell'istruzione era il
diessino Luigi Berlinguer.
E che oggi il tema sia quanto mai spinoso lo dimostrano le dichiarazioni al
vetriolo di Comunisti italiani, Rifondazione e Verdi contrarissimi all'articolo
68, comma 12 della Finanziaria che ristabilisce una quota degli stanziamenti
agli istituti paritari, cancellata dal decreto tagliaspese di Giulio Tremonti.
Si tratta di 100 milioni di euro, contro i 150 milioni cassati, poca roba su una
manovra che è arrivata ai 40 miliardi di euro. Eppure sono bastati a far andare
su tutte le furie la sinistra. Mentre, sull'altra sponda, il mondo cattolico
protestava per l'esiguità delle risorse. A metterci una pezza è intervenuto il
ministro della pubblica istruzione.
L'emendamento in questione, senza innalzare i finanziamenti, stabilisce delle
priorità: le risorse disponibili devono andare in prima battuta agli istituti
senza fini di lucro e senza legami con società aventi scopi di lucro. Decisivo
sarà lo statuto della scuola, e probabilmente i bilanci, per capire se
l'istituto trae profitto o meno dall'attività che svolge.
Non si tratta dunque sulla carta di un'esclusione definitiva e completa di chi
fa profitto. Ma, viste le risorse disponibili, saranno le onlus, scuole di
fondazioni o associazioni, per esempio, a portare a casa quasi tutto il
pacchetto finanziario. Ai contributi della parità potranno però accedere le
scuole di tutti i gradi, un ampliamento rispetto alla legge n. 62/200 che
stabiliva il finanziamento diretto solo per scuole dell'infanzia ed elementari.
Anche in questo caso, c'è un ordine, decrescente: infanzia, primarie, medie,
superiori. A stabilire il quanto per i diversi livelli sarà lo stesso ministero.
L'emendamento infatti affida al dicastero di viale Trastevere il compito di
decidere ogni anno, nell'ambito dei principi fissati in Finanziaria, i criteri
per assegnare i contributi alle scuole che rientrano nel sistema scolastico
nazionale in quanto titolari dei requisiti della parità (legge n. 62/2000). Se
il compromesso raggiunto piacerà lo si saprà a giorni.
28 ottobre 2006 |