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Scuola e militari, stretta sulle assunzioni 


I tagli alle spese del 2007. Fra le ipotesi, il blocco dei concorsi anche per quei comparti che finora sono stati esclusi
Il Tesoro studia risparmi “veri” sul pubblico impiego. Per ricavare 2-3 miliardi


di PIETRO PIOVANI


ROMA - Per salvare la finanza pubblica italiana, il ministro Tommaso Padoa-Schioppa chiede a tutti di fare la propria parte. Compresi i dipendenti pubblici. Al ministero del Tesoro si spera di trovare risparmi sul personale per almeno 2-3 miliardi, che dovrebbero sommarsi ad altri tagli da individuare su altri voci di spesa (sanità, enti locali). Raggiungere un obiettivo del genere sulla carta appare quasi impossibile. A meno che non si decida di estendere i sacrifici anche a quei settori di pubblica amministrazione che negli ultimi anni sono stati investiti meno di altri dalla stagione del rigore e dell’austerità: la scuola, i militari, le forze di polizia.

Risparmi veri. Nei giorni scorsi i giornali hanno già parlato di alcuni possibili interventi sul pubblico impiego: rinvio dei nuovi contratti nazionali e niente regolarizzazione dei precari, due ipotesi che hanno fatto molto arrabbiare i sindacati. Ma in realtà entrambe le decisioni non porterebbero neppure un centesimo in più alla manovra finanziaria di Padoa-Schioppa. Gli aumenti di stipendio per i dipendenti e l’assunzione per i lavoratori con contratto a termine sono spese che il governo Berlusconi non aveva preventivato, dunque se quei soldi non si spendono non si ottiene nessun taglio alle uscite: semplicemente, si evita un ulteriore incremento di spesa.

Prepensionamenti. Un’altra ipotesi di cui si è parlato sulla carta stampata è quella di alleggerire gli organici attraverso un massiccio prepensionamento dei dipendenti vicini al limite d’età. Secondo l’economista dei Ds Nicola Rossi, autore della proposta, si potrebbe così raggiungere l’obiettivo di mettere a riposo 100 mila persone, e con le risorse risparmiate assumere 20 mila giovani. L’idea di Rossi però, a parte la sua difficile realizzabilità politica, sembrerebbe non tenere conto del fatto che ogni anno circa 100 mila dipendenti vanno in pensione naturalmente, senza bisogno di prepensionamenti. A meno che non si pensi di sommare i 100 mila prepensionati di cui parla Rossi ai 100 mila pensionati normali. Bisogna peraltro ricordare che, fra questi dipendenti, gli impiegati d’ufficio addetti alle scartoffie sono una minoranza. La grandissima maggioranza è rappresentata dagli insegnanti e i bidelli della scuola, gli infermieri e i medici delle asl, gli agenti di polizia, i militari, i vigili urbani e gli altri lavoratori dei comuni. In ogni caso, se davvero i dipendenti anziani venissero mandati a casa e parzialmente sostituiti da quelli giovani si otterrebbe l’importante risultato di svecchiare l’amministrazione, ma non quello di ridurre le spese. Neanche da qui, dunque, si possono ottenere risparmi.

Le assunzioni bloccate. L’ultima Finanziaria di Tremotni ha prolungato il blocco delle assunzioni anche al 2006 e al 2007. La misura è servita a coprire la riduzione dell’Irpef decisa un anno e mezzo fa. Ma la legge ha esentato dal blocco la scuola e l’università, mentre per il comparto sicurezza (polizie e militari) sono previste deroghe e fondi speciali che di fatto neutralizzano o quasi gli effetti del divieto di assunzione. Se Padoa-Schioppa vorrà ricavare risparmi veri dal pubblico impiego, probabilmente dovrà cercare di applicare le stesse restrizioni anche a questi settori della pubblica amministrazione. Scuola, polizia e forze armate finora hanno sofferto meno di altri i rigori del risanamento finanziario, per ragioni abbastanza comprensibili. Ora la richiesta di forti sacrifici potrebbe essere estesa anche a loro. Lo stesso discorso vale per il personale della sanità, su cui però il governo riesce a intervenire più difficilmente visto che la gestione delle asl spetta direttamente alle Regioni.

Consulenze e dirigenti. Un’altra voce di spesa su cui forse si cercherà di intervenire è quella per i consulenti, che costano all’erario più di un miliardo l’anno . Il Tesoro potrebbe inoltre varare un’opera di moralizzazione fra gli stipendi dei vertici ministeriali. Potrebbe essere addirittura introdotto un tetto alle retribuzioni degli alti dirigenti, che ormai viaggiano su cifre a moltissimi zeri (il reddito medio è superiore ai 250 mila euro l’anno). Inoltre molti di loro arrotondano con gli incarichi nei consigli di amministrazione di enti e società pubbliche, poltrone che anziché diminuire negli ultimi tempi sono proliferate.Livia Turco, per esempio, sostiene di aver scoperto al ministero della Salute l’esistenza di oltre 90 commissioni.


19 giugno 2006