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Napolitano: docenti motivati, linfa della democrazia
Il primo incontro è stato con loro, con gli scolari. Il neopresidente della
repubblica, Giorgio Napolitano, ha dedicato la scorsa settimana agli studenti la
prima uscita pubblica, lasciando intendere che i ragazzi delle scuole saranno di
casa al Colle, non solo per visitare il Palazzo, ma per dialogare con lui, sulle
orme di quanto fatto da Sandro Pertini, al Quirinale dal 1978 al 1985.
Napolitano ha anche voluto lanciare un segnale di grande attenzione agli
insegnanti dicendo che ´sono una componente vitale della nostra società. Gli
insegnanti motivati, che credono nella scuola e nella funzione educativa', ha
sottolineato, ´rappresentano, lo dico con profonda convinzione, un pilastro
della democrazia italiana'. Motivare gli insegnanti è stata la sfida degli
ultimi anni, interpretata da Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro, prima, e
Letizia Moratti, poi.
Una sfida che procede di pari passo con la valorizzazione economica della
professione docente. Una sfida persa, per questioni di metodo e di merito. Persa
perché difficile è stato trovare un terreno di incontro con i rappresentanti
sindacali e con il corpo docente (si veda il fallimento del concorsone di
berlingueriana memoria). Persa perché difficile è stato trovare meccanismi di
valutazione dei docenti, che non svilissero il loro stare in classe. Persa
perché difficile è stato trovare le risorse necessarie. Del plurimilionario
piano di finanziamento per la scuola, promosso dall'ex ministro Moratti, si sono
viste poche briciole, destinate peraltro all'attuazione della legge n. 53/2003.
Tanto che ad oggi, le uniche entrate aggiuntive su cui possono contare gli
insegnanti restano quelle finanziate dai fondi di istituto per lo svolgimento di
attività aggiuntive legati al piano dell'offerta della singola scuola. Per il
resto, tutto è rimasto sostanzialmente com'era.
23 maggio 2006 |