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Lettera aperta al Presidente della
Repubblica e al Ministri della Pubblica istruzione
Comitati
buona scuola
Al Presidente della Repubblica
Al Ministro della Pubblica Istruzione
Ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, in qualità di garante della nostra Carta
Costituzionale, e a Lei, Signor Ministro, come responsabile di quella che
speriamo possa essere una nuova stagione della Scuola Italiana, per richiedere
la Vostra attenzione particolare ed il Vostro intervento immediato su quello che
ci sembra essere un nodo centrale per il futuro del nostro Paese: la Scuola.
Siamo i Comitati Promotori sorti in tutta Italia a sostegno della proposta di
Legge di Iniziativa Popolare "Per una Buona Scuola per la Repubblica"
(depositata in Corte di Cassazione il 6/2 u.s. e denominata “Norme Generali sul
Sistema Educativo di Istruzione Statale nella Scuola di Base e nella Scuola
Superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di
Nidi d’Infanzia”), e Vi scriviamo anche a nome degli oltre 65.000 cittadini
italiani che, a raccolta delle firme ancora in corso, hanno finora sottoscritto
la nostra proposta.
Siamo normali cittadini e cittadine, genitori, insegnanti, studenti che,
indipendentemente da appartenenze ideologiche o politiche, in questi anni si
sono impegnati ed hanno lottato per difendere la Scuola della Costituzione.
La Scuola della Costituzione, Pubblica, Laica e Pluralista, è una scuola
inclusiva, una scuola che non ammette discriminazioni.
Oggi Vi chiediamo di aiutarci a difendere questa idea e questa pratica di
Scuola.
Crediamo che difendere la Scuola significhi difendere lo Stato democratico, con
l'obiettivo irrinunciabile di garantire la salvaguardia dei fondamentali diritti
costituzionali.
A nostro parere, la possibilità di esercitare tali diritti dipende
dall'opportunità, reale e concreta per tutti, indipendentemente dal ceto e dal
censo, di accedere ad un'istruzione attenta, che sappia mettere in relazione il
sapere ed il saper fare con lo sviluppo della personalità in senso cooperativo e
solidale, non competitivo. La Scuola dovrà diventare sempre di più il luogo
privilegiato per la formazione del cittadino consapevole.
In questo particolare frangente, è per noi necessario ed urgente
salvaguardare il diritto di accesso all'istruzione per tutti e per tutte, in
ogni ordine di scuola.
Sappiamo bene che quanto Vi illustreremo di seguito è già ampiamente conosciuto
ed è oggetto del Vostro lavoro istituzionale, ma abbiamo deciso di rivolgerci a
Voi per sottolineare ulteriormente che la situazione in cui versa la Scuola
Italiana è realmente problematica e rende estremamente incerto il regolare avvio
del prossimo anno scolastico.
Pur ritenendo che l'abrogazione della legge 53/2003 sia una misura obbligata per
creare le condizioni per una reale risoluzione dei problemi, Vi scriviamo
tuttavia per richiedere provvedimenti urgenti e mirati, che possano
consentire almeno un normale avvio delle attività scolastiche fin dal prossimo
settembre, per garantire l'effettivo rispetto del diritto allo studio, e quindi
alla cittadinanza, di bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Tale diritto,
sancito dalla nostra Costituzione, è già divenuto precario negli ultimi anni e,
se ulteriormente e gravemente compromesso, potrebbe giungere ad un punto di non
ritorno.
Perché ciò non avvenga, Vi chiediamo di dotare le scuole statali delle
necessarie risorse economiche e del personale adeguato e qualificato, fin
dall'inizio del prossimo anno scolastico 2006/07, a partire dal ripristino del
vero tempo pieno e tempo prolungato laddove le famiglie ne hanno fatto richiesta,
abolendo invece, in prospettiva, ogni norma inerente gli anticipi.
Risorse e personale in questi ultimi anni sono stati drasticamente tagliati,
inducendo un evidente ed insostenibile stato di sofferenza nelle scuole,
impossibilitate a garantire non solo il regolare funzionamento quotidiano, ma
anche la sicurezza e l'igiene dei locali scolastici.
Vi chiediamo di garantire, fin dall’inizio del prossimo anno scolastico,
l’effettiva ed immediata copertura di tutte le cattedre di sostegno agli alunni
ed alle alunne diversamente abili, in relazione alle concrete e reali necessità.
In pochi anni la dotazione di sostegno si è più che dimezzata, con ovvie
ricadute deleterie che non riguardano esclusivamente il reale e fattivo
inserimento didattico e sociale di alunni ed alunne svantaggiati; spesso
l’intero gruppo classe interessato risente in negativo di tale situazione di
carenza, che comporta un rallentamento generale dell’andamento didattico ed
educativo e, di conseguenza, un peggioramento della qualità. Chiediamo quindi
reali pari opportunità per tutti e per tutte; chiediamo, anche in questo caso,
che venga difeso il diritto allo studio per chi è svantaggiato e per chi non lo
è.
Riguardo a questo punto siamo convinti che ciò non sia solo giusto in quanto
rispettoso di un diritto costituzionalmente garantito, ma utile e fecondo per
tutti, perché riteniamo davvero che le cosiddette “diversità” costituiscano
motivo di arricchimento culturale, sociale, personale.
Nello stesso spirito Vi chiediamo di ripristinare, in congruo numero, i
facilitatori linguistico-culturali nelle situazioni in cui erano presenti in
passato, e di istituirne ex novo in tutti i contesti territoriali in cui dovesse
risultare necessario. In un momento così difficile e delicato, non si tratta
solo di garantire a tutti e tutte l'effettivo diritto allo studio,
indipendentemente da appartenenze etniche, culturali e religiose, come dettato
dalla nostra Costituzione. Per noi si tratta anche di risolvere positivamente
situazioni di estrema sofferenza ed emarginazione, sempre più diffuse, che
contrastano con qualsiasi principio di convivenza civile, di solidarietà, di
accettazione dell’altro. La conoscenza reciproca vera, reale, partecipata è
l'unico modo per abbattere i pericolosi ed irrazionali muri del pregiudizio,
dell'ignoranza, della paura, a livello sociale e individuale.
Vi chiediamo di confermare la piena validità dei programmi e degli orari
d’insegnamento del ‘85 per la Scuola Elementare, del ‘79 per la Scuola Media e
gli Orientamenti del ’91 per la Scuola Materna, ufficialmente tutt’ora in
vigore, in quanto mai abrogati. Vi chiediamo quindi di sancire
definitivamente la non validità delle “Indicazioni Nazionali” allegate al D.Lgs.
59/2004. Questo intervento, che è nei poteri del Ministero, consente di
porre riparo alla revisione unilaterale, discriminatoria, istituzionalmente
scorretta, effettuata sui programmi e sui libri di testo.
Infatti, le cosiddette "Indicazioni Nazionali" sono state adottate in via
provvisoria, senza aver mai seguito il regolare iter istituzionale, e rese
"vincolanti" attraverso una serie di semplici circolari, cioè seguendo un
percorso totalmente anomalo.
Le “Indicazioni Nazionali” sono divenute prescrittive e hanno costretto tutte le
case editrici a produrre libri di testo “riformati”. Questo ha condizionato
irrimediabilmente l'intera attività didattica, limitando pesantemente tanto la
libertà di insegnamento, quanto il suo adattarsi alle differenti situazioni
socio-culturali del singolo, composito gruppo-classe, o delle estremamente
variegate realtà territoriali (urbane, periferiche, rurali) che caratterizzano
l’Italia.
In aggiunta, questa forzatura normativa ha creato e crea gravi difficoltà ai
tantissimi insegnanti che, durante questi anni di resistenza alla riforma, si
sono attenuti all’impostazione dei programmi dell’85 per la Scuola Elementare,
del ’79 per la Scuola Media e gli Orientamenti del ’91 per la Scuola Materna,
frutto di grande ricerca ed elaborazione da parte del mondo della scuola.
Le "Indicazioni Nazionali" appaiono invece prive di fondamenti pedagogici ed
epistemologici, per i contenuti che privilegiano e per la loro distribuzione nel
percorso educativo.
Per questo già alla loro uscita esse hanno suscitato forti reazioni da parte del
Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e della comunità scientifica in
generale, a partire dall'Accademia dei Lincei. Nel lungo e dettagliato documento
del 15 luglio 2004, il CNPI espresse un deciso parere negativo sulle Indicazioni
Nazionali in riferimento sia al metodo sia al merito: irregolare ed anomalo
venne considerato il metodo utilizzato da parte del Ministero nei confronti
delle pertinenze proprie dello stesso CNPI, e vennero rifiutati interventi
emendativi sulle stesse per ribadire la grande distanza tra l’impostazione di
basso profilo in esse contenuta e lo spessore dei programmi e orientamenti che
le stesse pretendevano di sostituire. Tali critiche furono poi riproposte anche
nel documento finale originale redatto dalla commissione presieduta da Rita Levi
Montalcini e composta da Carlo Rubbia, Don Roberto Colombo dell’Università
Cattolica di Milano e Vittorio Sgaramella dell’Università della Calabria.
Tale commissione era stata istituita dallo stesso Ministero dell’Istruzione
Università e Ricerca in seguito alle pesanti critiche relative all'eliminazione
della teoria evoluzionistica dai programmi in questione. Al di là dell'aspetto
specifico legato alla teoria evoluzionistica, nel documento conclusivo originale
viene apertamente criticata l'impostazione generale dei programmi e delle
discipline.
In egual modo, l'intero impianto è stato criticato non solo dalla cittadinanza
attiva, da insegnanti e genitori, ma anche da associazioni laiche e religiose, a
partire dal fatto che esso denota un’impostazione unilaterale, culturalmente
limitata e settoriale, ed in più punti fortemente confessionale: quindi
un’impostazione assolutamente superficiale e né laica nè pluralista, in palese
contrasto con i dettami costituzionali.
Vi chiediamo che vengano radicalmente ripensati i provvedimenti adottati
negli ultimi due anni in materia di valutazione del sistema, che si sono
immediatamente rivelati da una parte affrettati, parziali e superficiali e
dall’altra assai condizionanti sia per i docenti, sia per gli allievi e le
allieve, sia per i genitori.
Tale valutazione su scala nazionale ha suscitato innumerevoli e motivate
critiche da parte di insegnanti, genitori, studenti, sindacati, associazioni e
studiosi qualificati di differente provenienza politica. Essa, per come è stata
proposta, impone una visione del sapere ridotta a puro nozionismo da quiz,
nell’ottica di una certificazione di competenze di bassissimo profilo, con cui
compilare i cervellotici “portfolii” degli studenti e delle studentesse, in
vista dell’annunciata scomparsa dei diplomi nazionali. Le prove in questione
sono state proposte ex abrupto su scala unificata nazionale, senza tener conto
in alcun modo della scansione graduata dei curricoli delle singole scuole,
calibrati sui reali retroterra socioculturali propri dei diversi territori e dei
singoli alunni ed alunne.
Per questo motivo, come è stato più volte denunciato, un tale tipo di
valutazione non serve in alcun modo a migliorare le situazioni e il disavanzo
linguistico e culturale; al contrario acuisce le distanze, generando ulteriore
frustrazione ed abbassamento dell’autostima, proprio in quanti necessitano
invece di rinforzo. Anche in questo caso, si osserva nei fatti la negazione
delle pari opportunità, non la loro promozione.
Il rischio che si prospetta, anche sulla base di quanto oggi avviene in altri
paesi dove sistemi analoghi sono già stati adottati da tempo, prima fra tutti la
Gran Bretagna, è quello di un'azione pedagogica finalizzata non più
all'acquisizione di saperi, abilità, competenze interrelati dinamicamente fra
loro, quanto ad un mero nozionismo acritico, non-riflessivo, di singoli dati
contenutistici slegati dal vissuto reale e da una loro stessa potenziale
applicazione nella vita, lavorativa e non. L’attuale situazione in Gran Bretagna
è alquanto esemplificativa delle disastrose conseguenze di questo impianto
scolastico.
Proseguendo su questa strada, si prefigura a nostro avviso un modello di scuola
dove, come già sperimentato, va avanti solo chi proviene da classi più favorite
sotto il profilo socio-culturale di partenza, il che corrisponde in genere a
situazioni di reddito più favorevoli. La negazione, quindi, delle pari
opportunità sancite dalla nostra Costituzione.
Sempre in materia di valutazione e certificazione, l’inadeguatezza di
strumenti quali il "portfolio" delle competenze, che tenta di fissare ciò che
per sua natura è mutevole ed in continua evoluzione, è dimostrata
dall’intervento a più riprese del Garante per la privacy e dall'emissione di due
sentenze del TAR del Lazio: il “portfolio” lede la riservatezza dei dati
personali, anche in relazione alla libertà religiosa, contrastando pesantemente
con il dettato costituzionale.
Vi chiediamo inoltre di provvedere affinché venga ridotto il numero di alunni
per classe, premessa indispensabile perché si faccia buona scuola e si
comincino a combattere disagio e dispersione scolastica.
Le classi sono sempre più affollate, a volte anche in deroga alle normative
vigenti sia in materia di sicurezza sia per quanto attiene il numero di alunni e
di alunne diversamente abili. Tale situazione si è progressivamente aggravata,
rendendo impossibile non solo pensare ad una scuola "di qualità", ma anche, in
molti casi, al mantenimento degli standard precedenti.
Signor Presidente, Signor Ministro, è evidente che la scuola così configurata
non è la scuola che la Costituzione ha inteso consegnare agli italiani, né
quella che può garantire il futuro dei giovani e lo sviluppo dell'intero Paese.
Vi chiediamo pertanto di intervenire urgentemente affinché la Scuola Pubblica
Statale possa davvero essere e restare un’istituzione democratica, laica e
pluralista, e perché venga avviato immediatamente il percorso parlamentare che
porti al ritiro di tutti i decreti attuativi della legge 53/2003
riguardanti la scuola dell’infanzia, elementare, media e superiore, nell’ottica
dell’integrale abrogazione della legge 53/2003 stessa.
Inoltre, Vi invitiamo a riflettere con attenzione sulle ricadute che
avrebbe l'attuazione completa della "riforma" nella Scuola Media, anche
in relazione all'eventuale applicazione del decreto relativo alla Scuola
Superiore. Se venisse infatti completato il triennio “riformato” della
Scuola Media e partisse la riforma nella Scuola Superiore, vedremmo di fatto
sancita la canalizzazione precoce e negate le pari opportunità di accesso
all’istruzione garantite dalla Costituzione, oltre che distrutta l’Istruzione
Tecnica e Professionale Statale. D’altra parte, il ritiro del solo decreto
relativo alla Scuola Superiore lascerebbe dequalificato un pezzo di percorso
scolastico, come la Scuola Media, compromettendo ugualmente l’applicazione
effettiva dei diritti costituzionali.
Come genitori, insegnanti, studenti riteniamo sia impellente ricostruire un’idea
del fare e dell'essere Scuola, che si attenga idealmente e concretamente al
dettato costituzionale.
Ecco perché Vi chiediamo di intervenire abrogando da subito quei provvedimenti
che hanno coinvolto direttamente i docenti e il tempo scuola, come, tra gli
altri, l’istituzione del tutor, che rompe collegialità e corresponsabilità del
team docente, e la distinzione tra ore obbligatorie ed ore opzionali. Attraverso
tale distinzione, infatti, si sancisce un modello di scuola non unitario su
tutto il territorio nazionale che, come già sperimentato in questi due anni,
ripropone una gerarchia tra le diverse discipline, annullandone la pari dignità,
in un’ottica pericolosamente indirizzata verso un sapere ed un processo di
apprendimento settoriale e disarmonico.
Nell’intervenire sulla scuola, auspichiamo che si ricominci a parlare con il
linguaggio della pedagogia, invece che con quello del mondo economico e
aziendale, restituendo alla scuola stessa la sua piena, autonoma, funzione
educativa.
Per noi non è certo un semplice problema linguistico, quanto di contenuti e di
senso ideale e reale di ciò che la scuola dovrebbe essere, ed è a questo che
miriamo con la nostra proposta di Legge di Iniziativa Popolare, alla quale Vi
rimandiamo per ogni ulteriore specificazione.
Signor Presidente, Signor Ministro, noi siamo dei cittadini, e tali restiamo,
con i nostri diritti e i nostri doveri.
Crediamo che uno dei nostri doveri sia difendere la Scuola Pubblica e che uno
dei nostri diritti sia quello di avere pari opportunità di accesso
all’istruzione.
Non siamo un partito, né un sindacato. Molto modestamente, siamo cittadini che
lavorano insieme per costruire una Buona Scuola per la Repubblica.
Sappiamo bene che anche Voi lavorate per raggiungere questo obiettivo, certo in
modo diverso e conseguente ai ruoli, alle funzioni ed alle responsabilità
istituzionali, che a Voi la Costituzione affida.
Riteniamo che per quanto riguarda la Scuola occorra il massimo della
condivisione tra Cittadini e Istituzioni, ed è per questo che ci rivolgiamo
direttamente a Voi.
Vi ringraziamo per l'attenzione e Vi auguriamo buon lavoro
I 120 Comitati Promotori della Legge di Iniziativa Popolare “Per una Buona
Scuola per la Repubblica”, 29 maggio 2006
Albano Laziale (RM)
Anzio (RM)
Aosta
Arezzo
Ariccia (RM)
Bari (2 comitati)
Bollate (MI)
Bologna (8 comitati)
Cagliari (2 comitati)
Campolongo Maggiore (VE)
Carpi (MO)
Casalecchio (BO)
Caserta
Castel Madama (RM)
Castel San Pietro Terme (BO)
Castelvetrano (TP)
Cattolica (RN)
Cernusco sul Naviglio (MI)
Cinisello Balsamo (MI)
Cologno Monzese (MI)
Concorezzo (MI)
Cosenza (2 comitati)
Crespellano (BO)
Ferrara
Foggia
Forlì
Frosinone
Gaggiano (MI)
Genova
Gorgonzola (MI)
Inzago (MI)
La Spezia
Lucca
Macerata
Marano Vicentino (VI)
Matera
Mestre (VE)
Milano (11 comitati)
Modica (RG)
Mogliano Veneto (TV)
Monza (MI)
Napoli (3 comitati)
Nettuno (RM)
Opera (MI)
Paderno Dugnano (MI)
Padova
Palermo
Parma (2 comitati)
Pavia
Pescara
Peschiera Borromeo (MI)
Pino Torinese (TO)
Pioltello (MI)
Pistoia
Prato
Ravenna
Reggio Emilia
Rieti
Roma (16 comitati)
Rovereto (TN)
Segrate (MI)
Senago (MI)
Settimo Torinese (TO)
Siracusa
Sondrio
Taranto
Terni
Torino (2 comitati)
Trento
Treviso
Trinitapoli (FG)
Venezia
Verona
Viareggio (LU)
Vicenza
Viterbo
Zola Predosa (BO)
AID - Associazione Nazionale Insegnanti Diplomati
Associazione Nazionale CIP (Comitati Insegnanti precari)
Comitato di Milano CGD (Coordinamento Genitori Democratici) |