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Scuola, le «importanti correzioni» di Rifondazione
alla manovra: più fondi, meno precariato
di
Checchino Antonini
«Correzioni importanti», così le chiama, senza infingimenti e giri di parole,
Titti De Simone, capogruppo Prc in commissione Cultura a Montecitorio. Sono le
proposte di Rifondazione per emendare la parte che la finanziaria dedica a
scuola, università, ricerca e precariato. «Temi caldi su cui abbiamo riscontrato
almeno tre punti di timidezza del governo e anche alcuni errori». Certo non
hanno aiutato quelli che Pietro Folena, presidente della commissione cultura,
definisce «incidenti di comunicazione del ministero dell'Economia», riferendosi
alle voci di esuberi tra i docenti e ai preannunci di tagli che tanto allarme
hanno destato e destano ancora se si pensa «ai segnali negativi della manovrina
estiva (il decreto Bersani) come il taglio dei consumi intermedi degli atenei».
Per mettere nero su bianco le proposte presentate ieri a Montecitorio è stato
seguito, come una bibbia, il programma dell'Unione che, per quanto frutto di
compromesso, non prevede certo la pioggia di soldi (100 milioni di euro previsti
al comma 12 dell'articolo 68) sulle scuole private e la dose di tagli previsti
nella manovra che sta per essere discussa. E nemmeno l'abolizione delle
graduatorie permanenti dei precari storici della scuola, che Padoa Schioppa
vuole esaurire entro il 2010 (articolo 66), una «norma-capestro», la boccia
Folena. E, se ci si può trovare scritto dell'innalzamento dell'obbligo
scolastico a 16 anni, non è certo con le ambiguità del testo della Finanziaria
di cui non convince la formulazione sui percorsi che tirano in ballo ancora le
agenzie regionali di formazione professionale per contrastare la dispersione:
«L'obbligo si espleta a scuola - spiega De Simone - le scuole possono fare
progetti che includano le agenzie inserite in un sistema nazionale».
Gli emendamenti sono quattordici in tutto e servono a fornire «stabilità e
certezza» al sistema. Che certo non ha bisogno di precariato in dosi da cavallo
ma di fondi certi. Vero che si prevede l'immissione in ruolo, in tre anni di
150mila precari nella scuola ma quel numero non risolve né i problemi dei
supplenti storici, né quelli della scuola. «E poi non nemmeno corretto inserire
in Finanziaria la questione delle graduatorie», dice ancora De Simone,
firmataria dell'emendamento che riformula la proposta. «Su questo insistiamo»,
aggiunge la deputata. Perché l'esodo di massa previsto nei prossimi anni da
scuole e atenei fornisce invece «l'occasione di rivedere le modalità d'accesso»,
chiarisce Folena. Ma intanto gli emendamenti, alcuni dei quali firmati anche da
altri pezzi dell'Unione, chiedono di ragionare nella prospettiva della
stabilizzazione fino alla copertura di tutti i posti vacanti, prevedono la
ricollocazione dei cosiddetti inidonei, il blocco dell'innalzamento del numero
di alunni per classe, l'assunzione di almeno 70mila Ata (50mila in più),
l'abrogazione dell'articolo 5 della "riforma" Moratti e più fondi per università
e ricerca. La prossima sarà una settimana con passaggi decisivi ma la questione
complessiva va sicuramente oltre la finanziaria: per la prima volta una legge di
iniziativa popolare - quella per una "Buona scuola della Repubblica" firmata da
oltre centomila persone - è stata calendarizzata in tempi record e la relatrice
in commissione sarà proprio De Simone. Il segnale non è di poco conto, e neanche
l'ambizione, quella di avviare una grande discussione sull'istruzione «come
quella che ha interessato il Paese negli anni '60 e '70», conclude Folena.
28 ottobre 2006 |