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Fuga dalla cattedra
Cresce del 45 per cento a Palermo il numero dei docenti che vanno a
riposo.
In due casi su tre dicono addio anzitempo
di Salvo Intravaia
Professori in fuga dalla scuola. I dati sui pensionamenti, ormai quasi
definitivi, non lasciano spazio a dubbi: sarà un esodo. In un anno è aumentato
del 45 per cento il numero degli insegnanti che hanno deciso di lasciare la
cattedra. Raddoppiano, addirittura, le dimissioni volontarie, quelle di chi non
ha raggiunto i limiti d´età o di servizio.
Nel 2001-2002 in provincia di Palermo lasciarono la scuola in tutto 367 docenti,
nel 2005-2006 andarono via in 413, quest´anno sono 598. Il record di "fughe"
spetta alla scuola media, con 208 richieste di pensionamento. Lo scorso anno
furono appena 115: l´incremento è dunque dell´81 per cento. Segue la scuola
secondaria di secondo grado, con una crescita di pensionamenti del 41 per cento.
Ma è analizzando il dato relativo al motivo del pensionamento (raggiungimento
del limite d´età o di 40 anni di servizio, dimissioni volontarie) che si ha la
percezione di quello che sta avvenendo. Il numero di coloro che, pur potendo
insegnare ancora qualche anno, preferiscono passare la mano cresce di nove punti
percentuali: l´anno scorso raggiunse il 58 per cento del totale, quest´anno
schizza al 67.
Roberto Tripodi, preside dell´istituto tecnico industriale Volta, conferma il
trend: «Quest´anno nella mia scuola hanno presentato domanda di pensionamento in
diciotto, molti di più rispetto allo scorso anno».
I dati sui pensionamenti sembrano confermare in pieno lo studio sul grado di
"soddisfazione lavorativa" del personale della scuola presentato un paio di
settimane fa da Francesca Di Martino, neo-dottoressa in Psicologia, come tesi di
laurea all´Università di Palermo. I 753 intervistati hanno lasciato trapelare
uno stato di malessere diffuso, legato anche alle ultime novità introdotte nella
scuola dal governo Berlusconi. Al punto che tre docenti su dieci «se potessero,
non rifarebbero lo stesso lavoro».
Il dato sull´esodo è incontrovertibile, le motivazioni decisamente più
articolate. Sicuramente uno dei motivi è l´età media dei docenti che aumenta e
che accresce le uscite dalla scuola per via del raggiungimento dei limiti di età
o di servizio. Ma alla base della fuga sembrano esserci anche altre motivazioni:
prima fra tutte l´incertezza sul futuro e la stanchezza per un lavoro che è
diventato sempre più difficile. I tempi in cui molte donne sceglievano
l´insegnamento per avere la possibilità di lavorare mezza giornata e dedicare la
restante parte alla famiglia sembrano finiti. Chi può va in pensione, anche se
gli stacanovisti restano: mentre l´età media dei pensionandi è di 60 anni, il
più anziano andrà a riposo a quasi a 71 anni.
Certamente a fare fretta a parecchi insegnanti è stata la riforma delle pensioni
voluta dal ministro del Lavoro, Roberto Maroni, e l´approssimarsi del gennaio
2008. Se ancora nel 2006 e 2007 sarà possibile andare in pensione con meno di 60
anni di età, dal 2008 occorreranno 40 anni di contributi o 60 anni di età e 35
di contributi.Ma c´è anche chi teme di non ricevere la tanto agognata
liquidazione.
Qualche curiosità. Dei dodici dirigenti scolastici di Palermo e provincia che il
1° settembre lasceranno la presidenza, dieci hanno raggiunto il limite di età
(65-67 anni) o 40 anni di servizio. Solo in due hanno presentato dimissioni
volontarie. E tra le centinaia di maestre e prof che a settembre resteranno a
casa ci sono anche quattro docenti di Religione, tutti in pensione per raggiunti
limiti d´età.
31 gennaio 2006 |