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Insegnanti: dibattito aperto a sinistra
Troppi, e anche un po’
fannulloni, oppure sostegno indispensabile, base portante, perfino "eroi" della
scuola reale? Le polemiche sugli insegnanti fervono, anche a seguito degli
interventi contenuti nella stesura iniziale della legge finanziaria, che
prevedono una contrazione (o il minor fabbisogno), nel prossimo triennio, di
circa 50.000 posti, a fronte di misure di sviluppo (obbligo d’istruzione a 16
anni, educazione degli adulti, classi primavera) che dovrebbero determinare,
viceversa, un aumento degli organici.
I sindacati hanno contestato questa prospettiva, insistendo sulla inderogabile
necessità di garantire l’assunzione dei 150.000 precari in lista d’attesa: il
che comporterebbe l’invarianza, rispetto ad oggi, del numero di allievi per
insegnante e del numero di studenti per classe, nonché del numero di ore
frontali lavorate. Tutti dati che, insieme a quelli relativi ai livelli di
apprendimento, vedono l’Italia in fondo alle classifiche dell’OCSE, e che né i
governi di centro sinistra né quelli di centro-destra sono riusciti a modificare
negli ultimi vent’anni.
Di questa situazione di grave anomalia della scuola italiana rispetto ai Paesi
dell’area OCSE, e delle misure per porvi rimedio, si discute animatamente anche
all’interno dell’Unione, specie dopo che i quotidiani a più larga diffusione
hanno dato ampio spazio al tema.
Sul "Corriere della Sera", che già in passato ne aveva ospitato una serie di
interventi, interviene di nuovo il cosiddetto "gruppo del buon senso",
capitanato dall’ex capo della segreteria di Luigi Berlinguer, Vittorio Campione,
e dalla sociologa di area cattolica Luisa Ribolzi.
"La scelta più comoda è quella di sostituire gli insegnanti con i precari", ma
quella più intelligente sarebbe quella di "sfruttare l’autonomia didattica e
organizzativa delle scuole, e riorganizzare gli insegnamenti", affermano. E
questa volta, forse in polemica con i sindacati e con la CGIL, dalla quale
proviene, è lo stesso senatore Andrea Ranieri, capogruppo in commissione
Cultura, a dire che "è sbagliato tagliare come è sbagliato rifiutare la
razionalizzazione del sistema".
Affermazioni che, tradotte dal politichese, significano che c’è disponibilità a
discutere su uno scenario che preveda scuole più autonome, nelle quali lavorino
per un maggior numero di ore (e siano valutati in ingresso e in itinere) un
minor numero di insegnanti, più professionalizzati e meglio pagati. Una
prospettiva certamente non gradita ad altre componenti della sinistra.
3 novembre 2006 |