|
Bertinotti: investire nella scuola, mantenendo la
gestione statale
“Scuola e Università - secondo il leader di Rifondazione - costituiscono una
delle risorse per l’uscita dell' Italia dalla crisi. Tra le responsabilità più
gravi di questo governo, invece, c’è proprio il fallimento in questi settori
strategici. L’Italia è inoltre diventato il Paese della precarietà”. A proposito
di scuola e insegnanti, il leader dell’Unione, Romano Prodi, ha affermato che
“non sono possibili riforme senza che i destinatari ne siano anche
protagonisti”.
di Alessandro Giuliani
“La politica della Moratti è un fallimento: basta nominarla per avere
l’espressione della contestazione di tutti gli strati della popolazione
scolastica. Dagli studenti agli insegnanti, ai rettori”. Sono parole dure quelle
pronunciate da Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione comunista, durante
il suo giro elettorale nelle Marche, contro la gestione uscente del Ministero
dell’Istruzione, Università e Ricerca.
Parlando agli studenti universitari e al rettore Giovanni Bugliolo, Bertinotti
ha ribadito come uno degli impegni presi dal centro-sinistra in tema di
istruzione è quello di mantenere, anzi dove possibile rafforzare, l’attuale
assetto di gestione statale. “Scuola e Università - ha spiegato il leader di
Rifondazione - costituiscono una delle risorse per l’uscita dell' Italia dalla
crisi. Tra le responsabilità più gravi di questo governo, invece, c’è proprio il
fallimento in questi settori strategici”.
A proposito della situazione accademica di Urbino, Bertinotti ha voluto
precisare l’impegno preso in sede parlamentare per far passare l’Ateneo sotto
l’egida statale: “noi abbiamo voluto mostrare la nostra lealtà nei confronti
della scelta che il Parlamento italiano ha fatto di statalizzare l'Università di
Urbino per consentirle di avere i fondi necessari per progettare il suo futuro”.
“Decisione - ha aggiunto il segretario - che l'intero Parlamento ha preso e che
il Ministro ha invece disatteso clamorosamente”.
Soffermandosi sulla scuola, Bertinotti ha ribadito che una delle priorità del
programma dell’Unione è rappresentata proprio “dall’esigenza di investire nella
scuola, non solo economicamente, ma anche strategicamente”.
Rivolgendosi ai giovani il segretario ha parlato a lungo della precarietà
formativa e lavorativa: “l’Italia è diventato il Paese della precarietà”, ha
detto accusando il governo di centro-destra “di aver precarizzato la vita di
un’intera generazione”.
E’ nota la posizione di Bertinotti, come di tutta l’area più radicale della
sinistra, a proposito delle riforme sulla scuola approvate durante l’ultimo
quinquennio di legislatura: il segretario di Rifondazione sostiene che
andrebbero abrogate senza tuttavia avere fretta di legiferare un corpo organico
di leggi sulla scuola in un breve periodo.
Il leader dell’Unione, Romano Prodi, ha invece di recente ribadito che sulla
scuola non servirà usare l’accetta, ma solo modifiche e revisioni ragionate.
“Solo in alcuni aspetti - ha ribadito Prodi - andrà radicalmente cambiata”.
Tutti i leader politici dell’Unione sembrano d’accordo su un punto: attivare
un'indagine per approfondire lo stato attuale e le esigenze reali della scuola,
dando voce ed un ruolo di primo piano a docenti, ricercatori, studenti.
“Vogliamo prima di tutto - ha detto Prodi nei giorni scorsi - che gli insegnanti
si sentano protagonisti di un progetto culturale: non sono possibili riforme
senza che i destinatari ne siano anche protagonisti. Non si fanno buone riforme
nonostante gli insegnanti. Ridaremo a loro coraggio, motivazioni e la gioia di
svolgere una funzione vitale e apprezzata come merita”.
22 marzo 2006 |