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Austerity in aula, il gesso è un lusso
Tagli del 40 per cento ai bilanci: si risparmia anche sulle ore che i docenti
dedicano ai ragazzi in difficoltà
La preside: "Solo 5.700 euro all´anno per ventidue classi"
Si rinuncia ai supplenti e non ci sono i soldi per pagare la tassa sulla
spazzatura Al "Tasso" di Salerno iscrizioni più care
di Bianca De Fazio
Un taglio del 40 per cento a bilanci già fatti e con buona parte delle cifre a
disposizione già spese. Risultato: ora le scuole non possono più chiamare
supplenti, comprare materiali, cambiare il toner delle fotocopiatrici. Si
risparmia sulla carta igienica, sui gessetti, sulle ore che i docenti mettono a
disposizione, ad esempio, per il recupero dei ragazzi in difficoltà. E si
chiamano i supplenti solo se i giorni d´assenza del docente titolare sono più di
5 o di 10.
Le amministrazioni delle scuole sono in ginocchio, e lo racconta, tra gli altri,
Fiorella Esposito, dirigente del IV circolo didattico di Arzano, 796 alunni, 12
sezioni di scuola dell´infanzia e 22 classi di primaria da mandare avanti con
5.700 euro. Tanti gliene ha assegnati il ministero per il funzionamento
amministrativo e didattico della sua scuola. «In tre anni - racconta, siamo
passati da 12 mila a 5.700 euro. E pensate che la mia scuola ne spende, solo per
la posta, 2.500». Per non parlare delle scuole costrette a pagare per intero la
Tarsu, la tassa sui rifiuti che spetta ai Comuni. Il Ministero, dopo vari tira e
molla, se ne sobbarca l´onere solo per una quota minima. Così una scuola che
deve al suo Comune 6.800 euro all´anno per i rifiuti se ne vede assegnare dal
ministero solo 1.600. Il resto lo deve sborsare di tasca sua. E se alcuni Comuni
si mostrano comprensivi e si accontentano solo della quota che viene da Roma,
altri, come Salerno, legittimamente chiedono che le cartelle esattoriali vengano
pagate per intero. Così i licei della città, il "Tasso" ad esempio, hanno dovuto
chiedere alle famiglie una tassa di iscrizione che servirà anche a coprire
queste spese. I tagli di Roma ricadono, insomma, sulle famiglie, oltre che
sull´organizzazione delle scuole. «La scuola - aggiunge la Esposito - diventa il
terminale del dissesto della finanza pubblica, e ci sono istituti che, per via
della Tarsu, si sono visti pignorare banchi e sedie».
«Ci chiedono la moltiplicazione dei pani e dei pesci, o la scuola viene ridotta,
nell´impossibilità di avviare progetti e di gestire anche l´ordinario, ad un
mero "intrattieni". Nel mio istituto mi sono rifiutata di imporre una tassa
d´iscrizione: è scuola dell´obbligo, e se una famiglia non può pagare che
faccio, non accetto il bambino in classe?»
Il taglio ai bilanci degli istituti è giunto, tra l´altro, quando le previsioni
di bilancio, per il 2006, erano già state fatte: solo a gennaio la direzione
scolastica regionale ha fatto sapere che ci sarebbe stata una decurtazione del
40 per cento sugli stanziamenti che si prevedevano, invece, pari a quelli
dell´anno scorso. E se nelle scorse settimane il ministero ha ridistribuito
alcuni soldi che erano stati precedentemente risparmiati, nelle scuole ancora
non si sa a quanto ammontano le risorse aggiuntive che spettano a ciascuna.
Una tabella messa a disposizione dal direttore regionale Alberto Bottino calcola
ad esempio che, sulla base delle risorse effettivamente disponibili - per tutti
gli istituti della Campania 13 milioni e 830 mila euro (pari al 60 per cento di
quanto inizialmente previsto) - i finanziamenti per il funzionamento
amministrativo e didattico sono pari a 2,47 euro per ogni alunno di materna,
2,16 euro per quelli delle elementari, 2,61 per le medie e via così fino ad un
massimo di 21 euro per alunno in alcuni istituti tecnici.
14 marzo 2006 |