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Un contratto ad hoc per i docenti
di Alessandro Ameli,
Chi governerà il paese dopo il 9 aprile dovrà misurarsi con i problemi della
scuola italiana: gravi, drammatici e non rinviabili.
Sarà inevitabile decidere il destino della riforma Moratti, su cui la Gilda ha
proposto per prima un referendum abrogativo e sulla quale pesa un'opposizione
generale. Si dovrà dare soluzione definitiva al precariato scolastico divenuto
ormai una urgenza sociale. Non si potranno dimenticare i contratti e le
retribuzioni. Temi noti e ovvi accanto ai quali vanno poste altre priorità e
urgenze.
Tra queste vi è la necessità che la politica si occupi dei docenti, cuore e
gambe del sistema, promuovendone il prestigio professionale, la dignità sociale
e l'autorità educativa. Lo strumento principale deve essere in una decisione
legislativa che imponga, oltre gli interessi di bottega sindacale, la
separazione dei contratti tra docenti e Ata. Si tratta di una richiesta storica
della Gilda che interpreta una esigenza diffusa, che non nega diritti a nessuno,
anzi aggiunge, attraverso contratti specifici, valore alle differenze di ruolo e
di responsabilità, di profilo professionale e di competenze.
È quanto ha sancito la
sentenza 322
della Corte costituzionale del luglio del 2005, a cui è necessario dare
seguito.
Bisognerà intervenire sull'autonomia scolastica, correggerne la perversa deriva
aziendalista, riscrivere il ruolo e la funzione dei dirigenti, riconsegnare ai
docenti centralità e autonomia sulla progettazione e sulla ricerca
pedagogico-didattica, sulle scelte culturali, sul governo delle scuole. L'idea
di un preside della didattica eletto va vista come una opportunità autentica.
Non può, di conseguenza, non essere superata la contrattazione di istituto,
luogo di conflitti perenni, di dispersione delle risorse e di ingiustificate
diversificazioni retributive tra scuola e scuola, insieme a essa andrà liquidato
l'attuale sistema delle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie, una
esperienza fallimentare, di origine aziendale, che con la scuola e i docenti non
ha nulla a che fare.
14 febbraio 2006 |