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Ecco i test per misurare la cultura
Da domani le prove di conoscenza "Invalsi" per saggiare
il grado di apprendimento degli studenti di medie ed elementari
Questionari a 200 mila studenti, ma molti istituti li
rifiutano
Si comincia con italiano, poi scienze e matematica. Vietato dare indicazioni
Il 73 esimo circolo didattico di Bagnoli dice no: "Quesiti estranei ai
programmi"
di barbara pianta lopis
Il "manuale del somministratore" parla chiaro: se gli alunni vi chiedono
spiegazioni, spiegate loro che non potete darne. Niente "aiutini" da quiz
televisivo. Ma soprattutto, niente ragionamenti. Vietato fornire indicazioni,
vietato il confronto tra ragazzini, vietato pensare a lungo prima di rispondere.
Più o meno il contrario, insomma, delle regole che governano la didattica più
illuminata. Tornano, nelle scuole di tutta Italia ed in Campania, i test Invalsi
(l´Istituto nazionale per la valutazione del sistema scolastico) che mettono a
confronto le conoscenze degli alunni del paese. Si inizia domani, con le prove
di italiano. Poi, mercoledì e giovedì, tocca a matematica e scienze. Oltre 200
mila studenti della nostra regione sono chiamati a misurare la propria cultura
in queste tre materie. La loro cultura e la capacità delle loro scuole di
trasmettere le conoscenze giuste.
Una pratica che già l´anno scorso s´è guadagnata critiche ed ha alimentato
polemiche, anche in Campania, dove si sono costituiti comitati di genitori
"contro", che nei giorni delle prove non hanno mandato i figli a scuola («un´obiezione
di coscienza nei confronti di scelte non condivisibili»), e dove alcuni collegi
dei docenti hanno deciso di non somministrare i questionari ai propri studenti.
Ma il Miur e l´Invalsi hanno tenuto duro ed hanno riproposto, anche per
quest´anno, la "rilevazione degli apprendimenti degli studenti". Solo che
stavolta molte scuole, piuttosto che pronunciarsi con determinazione contro i
test, e diventare bersaglio degli ispettori ministeriali, hanno aggirato
l´ostacolo facendosi beffe delle indicazioni fornite dall´Invalsi per la
somministrazione delle prove. Non sono pochi gli istituti, ad esempio, che
avendo già da giorni a disposizione i quiz destinati ai ragazzini, glieli hanno
sottoposti prima della data stabilita, perché si esercitassero. Di più: qualche
insegnante glieli ha tout court consegnati, perché compilassero i questionari
con calma, a casa. Quando l´Invalsi esaminerà le loro prove, li scoprirà
bravissimi. Avranno voti eccellenti. E le loro scuole potranno vantare standard
qualitativi altissimi. Sempre che qualcuno ci creda. Gli istituti più
disciplinati si sono invece attenuti alle indicazioni che l´amministrazione
stessa ha dato loro, nelle conferenze di servizio: hanno addestrato i bambini ad
un tipo di prova altrimenti lontana dalla loro esperienza scolastica. Quesiti a
risposta multipla con 3 o 4 risposte, di cui una sola esatta; tempi prefissati e
ristrettissimi per ciascuna prova; impossibilità di confronto tra studenti e con
gli insegnanti.
E c´è chi, oltre ai genitori, ha detto no. Il 73esimo circolo didattico di
Bagnoli in testa a tutti. Se n´è parlato più volte in collegio dei docenti. «La
nostra scuola ha fatto le prove Invalsi in anni passati, quando erano ancora
sperimentali - afferma Olga Mautone, una delle insegnanti della "Madonna
Assunta" -. Allora abbiamo sperimentato che non hanno senso, che sono fuori dal
contesto, sono estranee alla programmazione di ciascun insegnante, seguono
criteri di valutazione che non condividiamo. Di qui la decisione di non farle.
Solo un gruppetto di maestre le somministrerà, non perché persuase
dell´opportunità di queste prove, ma nella convinzione che siano previste per
legge, e dunque non si possano eludere.
25 novembre 2005 |