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I PROBLEMI DELLA SCUOLA
Regione, stop alla riforma Moratti
La giunta Bassolino blocca la sperimentazione nelle
scuole
Una delibera firmata dall'assessore Gabriele ferma la prova generale
Sotto accusa il "doppio canale" che divide il sistema educativo
"Il decreto emargina la formazione professionale rispetto ai licei"
di Bianca De Fazio
La Moratti non passa. La Campania dice no alla riforma delle scuole superiori
promossa dal ministro Letizia Moratti. E non autorizza la sperimentazione che
doveva partire con questo anno scolastico. La giunta regionale ha bloccato sul
suo territorio ogni "prova generale" di riforma ed ha invitato le scuole a non
variare la loro offerta formativa. Una delibera firmata ieri mattina, per
esprimere «netta contrarietà all´ipotesi di riordino del secondo ciclo
d´istruzione». Sotto accusa, in particolare, il «doppio canale», quello che
spacca il sistema educativo in due parti, istruzione su un fronte e formazione
sull´altro, di competenza statale la prima, regionale la seconda.
«Lo schema di decreto legislativo caro alla Moratti - spiega l´assessore all´Istruzione,
Corrado Gabriele - emargina l´istruzione e la formazione professionale, rispetto
al canale dei licei, anche per carenza di finanziamenti. La spesa prevista nel
decreto, infatti, è tutta destinata ai licei, e lascia senza certezze
l´istruzione e la formazione professionale». Di più: «Il testo del decreto non
garantisce pari dignità tra i percorsi formativi. La delibera della giunta serve
a questo: bloccare la sperimentazione».
Critiche non nuove. Anzi. Già ad agosto la giunta regionale della Toscana ha
vietato le sperimentazioni, nelle sue scuole, e nei giorni scorsi anche il
Piemonte, l´Umbria e le Marche hanno cominciato a mettere dei paletti. Ancor
prima, a luglio, è stata la Conferenza delle Regioni a bocciare la riforma, a
chiederne tout-court il ritiro, a ribadire che su una materia di così grande
rilievo sociale è indispensabile il confronto con le Regioni (che hanno voce in
capitolo in base alle loro prerogative costituzionali). «Lo schema di decreto
legislativo - afferma Gabriele - è stato approvato in Consiglio dei ministri
senza consultare le Regioni».
Stop, insomma, alle sperimentazioni cui ci si preparava nelle prime classi delle
scuole superiori. Sperimentazioni caldeggiate dal ministro Moratti che a giugno
aveva invitato gli istituti a mettere in piedi, sin da subito, progetti e
attività che si adeguassero al suo disegno di scuola riformata. Niente più
istituti tecnici, ad esempio, ma una serie di 8 licei differenziati in una
ventina di percorsi formativi. Variazioni nella distribuzione delle materie e
degli orari. Niente più 3 o 5 anni per i diplomi, ma due bienni più un
successivo anno che apre le porte dell´università. Una riforma, comunque, ancora
in costruzione, tanto vaga da sconsigliare stravolgimenti nelle scuole, in
assenza di certezze. Le sperimentazioni, peraltro, investirebbero
inevitabilmente l´organizzazione della rete scolastica e la programmazione dell´offerta
formativa, e gli enti locali non vogliono vedersi "scippare" argomenti che sono
di loro competenza. Persino il Consiglio nazionale della pubblica istruzione è
scettico, circa il disegno della Moratti. E ieri un pool di organizzazioni di
imprese (tra cui Abi, Casartigiani, Cia, Coldiretti, Cna, Confagricoltura,
Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confindustria, Confservizi e Legacoop)
ha rivolto al ministro l´invito a dialogare con le Regioni e a non procedere
sulla via della "licealizzazione" degli istituti tecnici: «L´istruzione tecnica
- spiegano - è stata la fonte insostituibile cui le imprese hanno attinto per
anni tecnici preparati, provenienti da un percorso formativo vicino al mondo
produttivo. La riforma ora in discussione prevede di trasformare gli istituti
tecnici industriali e commerciali in licei tecnologici ed economici. Così si
priva l´offerta di istruzione di un fondamentale filone formativo».
3 settembre 2005 |