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Stanchezza, logorio, esaurimento
il 60% dei prof abbandona
In media si anticipa di cinque anni l'uscita dalla
scuola. Il grande esodo è atteso per il 2008 quando cambieranno le regole del
pensionamento
di ANNA GRITTANI
Stanchezza, logorio, esaurimento, persino follia. Insegnare stressa sempre più e
i docenti fuggono non appena età e contributi lo permettono. Il malessere
serpeggia in ogni ordine di scuola e avvilisce il corpo docente da Bolzano a
Palermo. In tutta risposta negli ultimi due anni il 60 per cento di maestri e
professori ha tagliato il traguardo della pensione con una lettera di
dimissioni, prima, molto prima del raggiungimento del limite di età. In media si
anticipa di cinque anni l'uscita dalla scuola, una tendenza confermata anche per
l'anno prossimo a giudicare dalle pratiche che stanno già invadendo le
segreterie dei sindacati.
Una volta arrivati a 57 anni di età e 35 di servizio, si preferisce andar via. I
motivi? Chiarissimi per Enrico Panini a capo della Flc-Cgil nazionale. "Gli
insegnanti sono diventati la spugna assorbente di tutte le contraddizioni,
mentre la scuola è rimasta, come struttura, identica a quella di una volta. I
problemi di tenuta della classe sono più pesanti, il divario tra studenti e
docenti per età cresce sempre più, è persino aumentato il carico burocratico di
lavoro. Di fronte a tutto ciò l'insegnante è solo. Allora le reazioni sono due:
c'è chi somatizza e si ammala e chi getta la spugna e, non appena arriva all'età
della pensione, fugge".
Quest'anno l'hanno fatto in tanti. A settembre sono andati in pensione in tutta
Italia 16.606 docenti. Ma siamo appena all'inizio della fuga. Il grande esodo è
atteso per il 2008 quando cambieranno le regole del pensionamento. Dei 16.606
docenti appena congedati, solo un piccolo contingente (il 19,24 per cento del
totale), ha abbandonato la cattedra per limiti di età. La maggior parte, un
esercito di 9.587 docenti contati dalle materne alle superiori, ha lasciato
l'insegnamento per dimissioni. Si tratta del 57,73 per cento del totale, con
picco alle scuole medie del 63,50 per cento.
Il record nel Nord-Ovest. In queste regioni la scelta accomuna addirittura il
68,40 per cento degli insegnanti. Tra il 65 e il 61 per cento a Nord Est e nelle
regioni centrali, quasi il 56 nelle isole e il 49 per cento a Sud. Boom in
Puglia dove i neopensionati per dimissioni sono quasi sei su dieci.
Ma perché abbandonare prima del tempo una delle professioni ritenuta più bella e
coinvolgente? Angela Rizzi, maestra neopensionata di Casamassima, in provincia
di Bari, prova a spiegare la grande fuga dalle cattedre. "Di ciclo in ciclo ho
visto cambiare alunni, genitori, colleghi, programmi. I bambini, videodipendenti
e distratti, sono sempre più indisciplinati e meno interessati alla scuola:
hanno troppi stimoli fuori. I genitori invece sono più esigenti di una volta nei
confronti della scuola, ma più permissivi nei riguardi dei figli. Se pretendi un
po' di più dal loro bambino, vengono a rimproverarti, una volta invece
l'insegnante più era severa più era apprezzata".
La questione economica. Il rammarico non cambia quando la maestra pensa
all'aspetto economico. "Il lavoro del docente è aumentato ma resta mal
retribuito, per questo con i fondi d'istituto destinati ai progetti si scatena
la guerra tra poveri. L'ultima rovina è stata la riforma Moratti, che ci ha
fatto tornare indietro nel tempo. Ecco perché in tanti stanno fuggendo".
L'inabilità al servizio. Ma c'è dell'altro. Di quei 16.606 novelli pensionati,
una parte, rappresentata da 3.823 insegnanti (il 23, 02%), è andata via per
"altri motivi" tra i quali l'inabilità al servizio. Una dato in crescita, dell'1
per cento, rispetto all'anno scorso, quando si è registrato un boom di
pensionamenti (17.573 insegnanti). La circostanza fa riflettere perché
l'inabilità al servizio è spesso sintomo di logoramento psico-fisico, quello che
gli addetti ai lavori chiamano "burnout". Un malessere antico, vertiginosamente
aumentato negli ultimi anni.
Nel 1979 la Cisl condusse un'indagine su 2000 insegnanti di Milano. Si scoprì
che il 30 per cento di loro faceva ricorso a psicofarmaci. Francesco Scrima,
numero uno della Cisl scuola nazionale, ricorda bene quel periodo: "La ricerca
fu condotta per sfatare il luogo comune secondo cui gli insegnanti erano dei
lavoratori privilegiati, per professione, orari e ferie. Venne fuori che erano
invece soggetti a malattie cardiocircolatorie e a problemi di equilibrio fisico
e mentale. Il motivo è che l'insegnamento è una delle professioni più usuranti
che ci sia".
A provarlo è uno studio di Vittorio Lodolo, medico ematologo, componente del
Collegio medico della Asl di Milano per il riconoscimento dell'inabilità al
lavoro: "Su 3500 casi esaminati nella Asl di Milano, l'inabilità al lavoro per
cause psichiatriche è passata dal 45 per cento dei pazienti nel '92 al 69 per
cento di oggi".
Il malessere degli insegnanti è così reale che - ricorda Scrima - "quando per
effetto della finanziaria del 2003 i docenti non più idonei al servizio sono
stati sottoposti ad esame di controllo negli ospedali militari, i medici non
hanno potuto far altro che confermare l'inidoneità. Si tratta di seimila
persone".
(7 novembre 2005)
7 novembre 2005 |