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L’autonomia degli istituti ha modificato gli equilibri
precedenti, le famiglie rischiano di trasformarsi in “clientela”
«Noi prof, soli contro presidi e genitori»
I sindacati: «Incompresi da dirigenti e ragazzi». Le scuole: «Servono regole»
di Francesca Nunberg
ROMA - Primo caso, Roma: madre inferocita di un bambino delle elementari che
chiede come fare ricorso contro la scuola; e perché signora? «Perchè alla recita
di fine anno mio figlio non ha avuto il ruolo che meritava». Tra le motivazioni
addotte, «mio figlio è bello». Secondo caso, Napoli: un prof di seconda media di
fronte alle intemperanze di un ragazzino gli dice scherzando «se proprio devi
tirare quel cancellino, tiralo a me» e viene preso in parola; colpito in faccia,
due giorni di sospensione, col preside che chiama i genitori, viene minacciato
telefonicamente dal padre e lo denuncia. A raccontare queste scene di ordinaria
follia scolastica è Bruno Iadaresta del Moige, movimento genitori. Ma che il
preside prenda le difese dell’insegnante non è così scontato, anzi è
nell’allentamento di questo rapporto, assieme al fossato scavato tra scuola e
famiglie (iperprotettive, ipercritiche) che si consuma l’ardua vita del
professore. Triste e solitaria.
«In una situazione di rapporti scolastici così difficili - spiega Massimo Di
Menna, segretario generale della Uil scuola - sarebbe fondamentale il ruolo del
dirigente scolastico, che dovrebbe prendersi le sue responsabilità e non
scaricarle sui docenti. E invece spesso accade che gli dica solo: stai attento,
i genitori sono venuti a reclamare, non creare problemi. Ma questa è
un’interpretazione errata della concorrenzialità, chiedere al genitore dimmi
cosa ti serve e io te lo procuro; magari loro vogliono che il figlio faccia
teatro quando invece avrebbe bisogno di tre mesi di recupero d’inglese. Il
meccanismo del consenso ha i suoi rischi ma dobbiamo stare attenti, la scuola
non è un supermarket e deve mantenere il ruolo formativo».
Metafora condivisa da Alessandro Ameli, coordinatore nazionale della Gilda:
«Da quando c’è l’autonomia, la scuola sembra diventata un supermercato, e
mantenere la propria clientela può essere più importante che tutelare i
dipendenti. E’ scorretto generalizzare, ma non sempre i dirigenti scolastici
sono all’altezza di gestire le risorse umane». I professori, insomma, «non hanno
gli strumenti per difendersi», non solo dalle battaglie in classe, ma nemmeno
fuori: «Porti i ragazzi in gita e non hai copertura assicurativa, in compenso ti
danno l’indennità di missione: 1 euro e 30 al giorno, quell’assegno me lo
conservo...». Ma poi tutte queste sono quisquilie, il cellulare in classe, la
sigaretta in bagno; a rompersi davvero secondo Ameli è stata «l’alleanza tra
scuola e famiglia, che prima rendeva molto forte il rapporto educativo».
Così il prof finisce in balia di cancellini volanti e genitori a spada tratta.
«Non parlerei di lassismo dei dirigenti - dice Armando
Catalano, responsabile nazionale presidi della Cgil scuola - anche perché allora
si potrebbe contraccambiare l’accusa dicendo che i prof non sanno insegnare;
evidenzierei invece la complessità del fenomeno, in cui la scuola fa quello che
può ma tutti debbono accettare le regole. Oggi la sensibilità è cambiata: questa
non è più un’adolescenza con la paura del lupo, è più avvertita, più acuminata,
e bisogna trovare sempre nuove strategie. Ma le regole servono, da imporre anche
con le sanzioni (magari diverse dalla sospensione: si può pensare a riparare
danni, a fare qualche servizio per la scuola). Io posso interrompere la lezione
perché un ragazzo si mette a piangere, e il dramma viene condiviso dalla classe,
ma sul cellulare che squilla non c’è mediazione possibile».
Regole, regole, non sarà una ciambella di salvataggio? «Dopo i fatti di Milano -
spiega Gigliola Corduas, presidente della Federazione nazionale insegnanti - con
il Parini allagato dagli studenti e i prof che si sono rivolti al ministro
chiedendo interventi più severi, vogliamo rilanciare il tema dei diritti e dei
doveri degli studenti. Il documento è quasi pronto: la scuola deve prevedere un
organismo di tutela che affronti i problemi disciplinari, non può essere tutto
demandato al singolo prof, al consiglio di classe o al preside. La domanda è
semplice: la scuola deve inseguire il gradimento delle famiglie o esplicare le
finalità formative che la Costituzione le attribuisce?». La non-risposta arriva
da un terzo caso: in un liceo classico della Capitale qualche giorno fa il
preside convoca d’urgenza tutti i genitori, gli insegnanti e gli studenti di una
classe “famigerata” e annuncia «noi questi ragazzi non riusciamo più a
gestirli».
2 marzo 2005
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