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Scure Moratti alle medie
Come per le elementari, scatta l'obbligo di ridefinire
il numero reale delle cattedre
Le ore opzionali non attivate spariranno con i relativi posti
Le ore opzionali non attivate nelle scuole medie spariranno dall'organico di
diritto. Già dal prossimo anno scolastico. Dopo la scuola elementare (si veda la
nota del 3 ottobre scorso) la scure della riforma Moratti sta per abbattersi
anche sulla scuola media. L'amministrazione centrale, infatti, il 28 novembre
scorso ha inviato una nota a tutte le scuole secondarie di primo grado, con una
serie di istruzioni per rilevare le attività che sono state realmente attivate (prot.
n. 2271/DIP/UO4).
NUOVE REGOLE PER GLI ORGANICI
Dal prossimo anno, infatti, la riforma Moratti dovrebbe andare definitivamente a
regime anche alle medie. E ciò comporterà una rivisitazione dei criteri che
vengono attualmente utilizzati per calcolare gli organici. In buona sostanza, la
novità consiste nel fatto che, laddove le attività opzionali non sono state
richieste dai genitori, le relative ore saranno cancellate dall'organico di
diritto. E ciò determinerà la cancellazione di un numero imprecisato di
cattedre.
MENO ORE, MENO CATTEDRE
Per avere un'idea approssimativa dell'entità dei tagli che si profilano
all'orizzonte basta confrontare i nuovi orari con quelli del precedente
ordinamento. Partiamo dal tempo prolungato. La precedente disciplina prevedeva
due possibilità: la prima, di 36 ore settimanali, comprensive delle compresenze,
alle quali si aggiungevano le ore destinate alla mensa; la seconda, di 40 ore,
senza compresenze, oltre le ore di mensa. Con il nuovo ordinamento, invece, il
numero massimo di ore di lezione non potrà eccedere le 33 ore settimanali. Di
queste, sei ore saranno destinate alle attività opzionali. Che potranno essere
introdotte solo se vi è il consenso dei genitori. Ferme restando le ore della
mensa e della ricreazione.
IL VULNUS DELLE ORE FACOLTATIVE
Ciò vuol dire che, se saranno state attivate tutte le ore opzionali, nel tempo
prolungato vi sarà una riduzione di ore di lezione quantificabile da un minimo
di tre a un massimo di nove ore settimanali.
Se, invece, le ore non saranno state attivate, il calo delle ore di lezione
andrà da un minimo di nove a un massimo di 13 ore di lezione settimanali.
Insomma, una vera e propria ecatombe, che rischia di falcidiare gli organici
creando situazioni di esubero strutturale di proporzioni imponenti.
MENO TAGLI NEL TEMPO NORMALE
Nel tempo normale la mannaia della riforma Moratti dovrebbe avere effetti meno
devastanti, ma comunque notevoli. L'orario settimanale delle scuole che non
hanno il tempo prolungato, infatti, è attualmente di 30 ore, che diventano 33
nelle scuole dove è stato attivato il bilinguismo.
La nuova disciplina prevede invece 27 ore frontali, alle quali possono
aggiungersi tre ore settimanali di attività opzionali.
LE INTENZIONI DEL MIUR
È ragionevole ritenere, peraltro, che l'amministrazione centrale non abbia
interesse a cancellare migliaia di posti di lavoro alla vigilia delle elezioni.
Resta il fatto, però, che nella nota destinata alle scuole elementari tale
volontà è stata esplicitata nel seguente passaggio: ´Al fine di poter
programmare le scelte che le famiglie effettueranno per l'anno 2006/2007', si
legge nella nota per le scuole elementari, ´e quantificare i presumibili
fabbisogni orari, si rende necessario che codesti uffici effettuino una compiuta
e puntuale ricognizione delle scelte operate dalle famiglie nell'anno
2005/2006'. Nella nota destinata alle scuole medie, invece, pur essendo riferita
a una situazione in tutto simile a quella delle scuole elementari,
l'amministrazione ha preferito esprimersi usando toni più morbidi, facendo
riferimento a una semplice ricognizione delle attività realmente poste in
essere. Ma il senso è chiaro lo stesso.
IL RISCHIO DEI LICENZIAMENTI
Resta il fatto che, nonostante le ristrettezze di bilancio, la Finanziaria di
quest'anno non prevede i consueti tagli al personale scolastico. E ciò potrebbe
essere dovuto al fatto che le riduzioni di organico discenderanno direttamente
dall'entrata a regime della riforma. Di qui l'inutilità di una esplicita
previsione.
E ad aggravare lo stato di tensione dei diretti interessati si aggiunge
l'espresso riferimento alla disciplina del trattamento degli esuberi contenuta
nel decreto legge 212/2002, uno dei primi provvedimenti sulla scuola del governo
Berlusconi. Il dispositivo richiama espressamente la disciplina contenuta nel
decreto legislativo 165/2001, uno degli ultimi provvedimenti del precedente
governo di centro-sinistra. Che prevede la messa in disponibilità, per 24 mesi a
stipendio ridotto, per i docenti incollocabili (articolo 33). E una volta
trascorsi i 24 mesi, il licenziamento in tronco (articolo 34).
13 dicembre 2005 |