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Concorso per dirigenti: svolte le prove scritte nel
Molise ed in Umbria
di Giuseppe Guzzo
Al momento sono solo i candidati di nove regioni
(Piemonte, Sardegna, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia,
Veneto) e di una provincia autonoma (Trento) ad aver svolto le prove scritte di
un concorso il cui iter si sta dimostrando strano; con situazioni di disparità,
per non dire di disuguaglianza delle opportunità, tra i concorrenti della varie
regioni.
Nel Molise e in Umbria, si sono svolte, nei giorni 20 e 21, le prove scritte del
corso concorso ordinario per dirigenti scolastici (Negli Approfondimenti le
tracce del saggio e del progetto sorteggiate nelle regioni in cui, sino ad oggi,
si sono espletate le prove).
Al momento, così, sono solo i candidati di nove regioni (Piemonte, Sardegna,
Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto) e di una
provincia autonoma (Trento) ad aver svolto le prove scritte di un concorso il
cui iter si sta dimostrando strano, e persino perverso, considerato che
prefigura pure situazioni di disparità, per non dire di disuguaglianza delle
opportunità, tra i concorrenti della varie regioni.
Una prima riflessione sulle scelte operate dalle commissioni richiama
l’attenzione sul fatto che le tematiche proposte ai candidati si vanno facendo
sempre più difficili, sicuramente per l’influenza del fatto che le scelte
mirano, fra l’altro, ad evitare di proporre argomenti già assegnati in altre
regioni.
La traccia proposta ai candidati del Molise richiedeva, infatti, innanzitutto
un’analisi dei disagi giovanili, che possono giungere fino alla negazione della
stessa vita e, poi, di conoscere quali strumenti per la conoscenza dei fattori
del disagio dovesse mettere in atto la scuola per agevolare la scoperta dei
valori fondanti ogni società democratica.
A parte che siffatta capacità di indagine sociologica non sembra essere parte
della competenza dei docenti che si avviano a divenire dirigenti scolastici,
resta il fatto che si rischia di cadere nella retorica tutte le volte che si
indugia, come pretende la traccia, sui valori fondanti la società.
La tematica proposta ai candidati dell’Umbria, da parte sua, dopo aver
enfatizzato l’irruzione delle tecnologie informatiche nella scuola di oggi,
identificandole addirittura come elementi strutturali della società odierna,
chiede ai candidati di illustrare i compiti della conduzione manageriale del
dirigente scolastiche quasi che le tecnologie fossero organiche alla
managerialità, o, meglio che per essere manager bisognasse necessariamente
possedere un’altissima cultura tecnologica.
Il ordine alle proposte di elaborazione dei progetti, i candidati del Molise
sono stati invitati a elaborare un progetto di formazione del docente. Una
proposta, insomma, abbastanza scontata.
Più articolata, viceversa, è stata l’elaborazione del progetto proposto ai
candidati dell’Umbria ai quali si chiedeva di descrivere “l’iter processuale” di
un quadro descritto in cui veniva presentata “la responsabilità dell’educazione”
per la realizzazione della quale il ruolo del dirigente scolastico è di estrema
importanza anche per la mediazione che lo stesso dirigente deve operare tra la
dimensione nazionale e quella locale e per la comprensione dei vari campi dello
scibile.
A parte i giudizi che sono stati, e saranno, dati sulle scelte operate dalle
varie commissioni, resta il fatto che non v’è chi non veda come le previsioni di
chi paventava siffatte situazioni disorganee, oltre che inadeguate per
verificare le competenze dei dirigenti scolastici attraverso un iter tanto
macchinoso, alla prova dei fatti si stanno rivelando fondate.
Oggi i sindacati, come abbiamo evidenziato in altra occasione, hanno chiesto un
incontro al Miur per studiare omogenee soluzioni ai vari problemi venuti fuori
dalle diverse valutazioni dei titoli operate dalle varie commissioni sul
territorio nazionale.
Peccato che le richieste di un’omologazione dei comportamenti delle varie
commissioni siano tante volte cadute nel vuoto.
27 settembre 2005 |