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Al Nord più risorse al mondo della scuola
La fotografia scattata dal Miur rivela una bassa spesa
pro capite al Sud. Molti adulti tornano sui banchi
di Nicoletta Cottone
Aumenta la spesa per l’istruzione, diminuisce il numero degli insegnanti, sale
il tasso di scolarità. Nel corpo docente, costituito da 805mila insegnanti nelle
statali, ci sono pochi giovani e molte donne (il 75,4%), anche se la presenza in
“rosa” diminuisce all’aumentare del livello scolastico. Ancora in minoranza le
donne a capo di istituto, 3.200 su 8mila. La fotografia è scattata dal ministero
dell’Istruzione nel rapporto “La scuola in cifre 2005”.
Le scuole
Nel corso dell’anno scolastico 2003/2004 sono state registrate 42mila scuole
statali e circa 16mila gestite da enti non statali, prevalentemente privati.
Rispetto all’anno scolastico 1994/1995 le statali sono diminuite del 9%, le
private del 13 per cento. Le scuole sono ubicate per il 41% al Nord, per il 18%
al Centro e per il 42% al Sud e nelle isole. Il 71% dei Comuni italiani ha una
scuola dell’infanzia, l’88% una primaria, il 68% una secondaria di primo grado e
il 19% una secondaria di secondo grado.
Al Sud il numero medio degli alunni per scuola è generalmente superiore al resto
del Paese, mentre nei Comuni montani le dimensioni sono più ridotte. In media ci
sono 156 alunni nelle scuole primarie, 241 nelle secondarie di primo grado, 498
in quelle di secondo grado.
Le superiori più diffuse sono gli istituti tecnici (36% dell’offerta formativa),
seguiti da professionali (23%) e licei scientifici (20 per cento).
Gli insegnanti
I docenti italiani hanno un numero di ore di insegnamento frontale più basso
rispetto ai loro colleghi europei e in media in Italia ci sono 11 allievi per
docente, contro i 20 a 1 del Regno Unito. Al contrario gli studenti hanno un
carico di lezioni più elevato rispetto ai coetanei europei. L’età media dei
docenti è di 48 anni. Nel 2004/2005 i pensionamenti hanno interessato 16mila
insegnanti e si prospettano, data l’età del corpo docente, massicci
pensionamenti nei prossimi anni.
Le risorse
L’Italia risulta uno dei Paesi europei che dedicano più risorse al mondo della
scuola. L’intervento pubblico in favore della scuola nel 2003 è stato pari a
50,5 miliardi, il 5,6% in più rispetto al 2002. Nell’ultimo anno ha anche
registrato una crescita notevole (+4%) la spesa per studente, passata dai 5.900
euro del 2002 ai 6.120 del 2003. Questa cifra subisce notevoli variazioni in
base ai contributi degli enti locali, Comuni in particolare. I livelli più alti
si registrano in Friuli Venezia Giulia e in Molise, rispettivamente con 6.872 e
6.832 euro, mentre i più bassi si riscontrano in Puglia e Sicilia
(rispettivamente 5.361 e 5.691 euro). In generale al Sud e nelle isole si
registrano i livelli più bassi di spesa locale per studente.
La spesa delle famiglie
In media la partecipazione delle famiglie al finanziamento dell’istruzione
pubblica e privata ha inciso per circa 730 euro a iscritto, il 30% per
versamenti alle scuole per la frequenza, il 70% per l’acquisto di testi,
cancelleria, trasporti, gite ed eventi culturali. La spesa varia, però, dai 501
euro per la scuola d’infanzia ai 1.173 della secondaria di secondo grado. Nelle
Regioni del Nord e del Centro si spende, rispettivamente il 21% e il 7% in più
rispetto alla media nazionale. La frequenza di una scuola secondaria privata può
avere un costo triplo rispetto a quella pubblica (nel caso delle elementari la
cifra quadruplica).
Gli studenti
Più di 20mila ragazzi nell’anno scolastico 2003/2004 hanno aderito alla
sperimentazione dell’alternanza scuola-lavoro, che ha coinvolto 418 istituti
secondari: i più interessati sono stati i tecnici e i professionali. Il maggior
numero di esperienze è stato registrato in Abruzzo (69 corsi), Toscana (66) e
Sicilia (60). Queste istituzioni scolastiche si sono avvalse della
collaborazione di Confindustria nell’ambito del protocollo d’intesa con il Miur.
L’intesa con Unioncamere ha, inoltre, consentito ulteriori esperienze di
alternanza per 5.520 studenti in 294 scuole, con 277 corsi.
In aumento gli alunni stranieri, soprattutto nelle Regioni del Centro-Nord,
anche se per gli studenti extracomunitari il percorso scolastico è pieno di
ostacoli, soprattutto legati alle difficoltà linguistiche, che spesso
determinano forti ritardi scolastici.
Gli alunni nel sistema scolastico italiano sono in aumento al Nord e al Centro,
mentre si assiste a una continua contrazione al Sud. Gli iscritti alle private
sono in modesto aumento e rappresentano circa il 10% del totale, in tutto
869.429 alunni.
Nel Paese quasi tutti i bambini frequentano la scuola d’infanzia, dove sono
sempre più richieste le sezioni a lungo orario: nell’anno scolastico 2004/2005 i
piccoli sono stati 1.582.000, il 4% in più rispetto a dieci anni fa.
Nell’anno 2004/2005 gli alunni della primaria sono stati 2.769.907, in aumento
di 1.521 unità rispetto all’anno precedente. Anche qui gli iscritti crescono al
Nord e al Centro e diminuiscono al Sud e nelle isole. Gli alunni della
secondaria di primo grado sono stati, invece, 1.790.057, numero pressoché
costante, dopo un sensibile calo del passato. In base alle previsioni Istat
aumenteranno gli studenti al Nord e diminuiranno al Sud.
Alle secondarie di secondo grado nel 2004/2005 si sono iscritti 2.648.914
alunni, di cui 2.465.342 nelle statali. Risulta in aumento il tasso di scolarità
dei giovani fra i 15 e i 18 anni, conseguenza della riforma del sistema
scolastico.
I migliori risultati a scuola arrivano dalle ragazze, mentre nelle superiori uno
studente su tre è ammesso all’anno successivo con debito formativo. Nei licei
uno studente su due si diploma con più di 80 centesimi. Il 40,4% riporta,
invece, i voti più bassi, tra 60 e 70, mentre solo il 20,1% si distingue per
voti elevati, superiori a 90 centesimi. Tra gli alunni in uscita dalla
secondaria di primo grado il 37% riceve il giudizio minimo e solo il 17,9%
ottiene il massimo.
Anche molti adulti tornano sui banchi di scuola, tanto che l’offerta formativa
ha raggiunto la cifra di 20.124 corsi erogati a 414.663 studenti. La fascia
d’età più rappresentata è quella dai 25 ai 40 anni. In aumento anche i corsi
serali.
26 agosto 2005 |