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Resoconto incontro a La Fabbrica del Programma
dal CIP
Si è svolto ieri l'incontro "La fatica e l'orgoglio degli insegnanti", promosso
dal prof. Prodi nell'ambito dell'elaborazione del programma del futuro governo
di centrosinistra.
L'evento si inquadra in una serie di incontri aperti alla partecipazione dei
soggetti, individualmente o come associazioni, interessati a dire la propria
opinione sul tema trattato; si svolge tramite brevi interventi temporizzati (dai
4 ai 5 minuti ciascuno), durante un'intera giornata di lavoro intervallata da
una interruzione per il pranzo.
Il prof. Prodi, dopo una brevissima introduzione alla metodica di lavoro sulla
premessa che «la politica deve saper ascoltare», è rimasto tutto il giorno ad
ascoltare gli interventi prendendo appunti dettagliati, poi sintetizzati da lui
stesso al termine della giornata. Dato che i temi emersi sono complessi, e che
visto che molti interventi per mancanza di tempo non hanno avuto espressione, il
prof. Prodi ha lanciato la possibilità di svolgere un secondo incontro come
quello di ieri.
Grazie alla metodologia seguita (che forse sarebbe utile adottare anche in certi
collegi docenti) è stato possibile ascoltare oltre 50 interventi, il cui
spessore è stato generalmente molto significativo; cercheremo pertanto di darne
qui un resoconto sintetico che riassuma le questioni toccate dalla maggior parte
degli intervenuti. evidenziando quelli che maggiormente spiccano per vari
motivi.
In calce la lista degli intervenuti (55 su oltre 200).
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I temi e le richieste che sono ricorsi maggiormente durante la giornata:
a) la riforma Moratti va abrogata:
1) perchè la scuola e la sua riforma devono essere discusse in parlamento
2) perchè la riforma della scuola va fatta non contro o per gli insegnanti ma
con gli insegnanti
3) perchè l'impianto ideologico è sbagliato.
A questo riguardo tutti gli esponenti del mondo accademico si sono espressi in
modo negativamente critico sulla riforma, Franco Fratoni l'ha definita
<antieuropea, perchè non raccoglie le esperienze passate, antidemocratica,
perchè improntata al fai-da-te, antipedagogica, perchè la persona che emerge dai
decreti è basata su un concetto naturalistico e su una visione discriminatoria>.
Carinissimo lapsus freudiano della senatrice Acciarini la quale parlando delle
promesse dei DS per la prossima legislatura, afferma che per la scuola
sicuramente vorranno abrogare la Legge 30, che notoriamente parla di lavori
atipici.
b) si deve tornare alla concezione di autonomia, sancita in modo forte con la
riforma del titolo V della costituzione; l'autonomia è il concetto che
maggiormente viene ripreso da più interventi nella giornata, indicato come
l'unica riforma che ha incontrato reale consenso nel corpo docente, autonomia su
cui si è soffermato M. Rossi Doria riprendendo il concetto di discriminazione
positiva, cioè dare di più a chi ha meno, sottolineando il fatto che autonomia
vuol dire uscire dall'invididualismo docente e di istituto e cominciare a
lavorare in gruppo, in rete, indicando pochi paletti essenziali (su specifica
richiesta di Prodi): competenze di base (ci sono alcune cose che tutti devono
sapere), autoformazione dei docenti (aggiornamento), facilitazione burocratica
(meno carte).
c) moltissimi interventi hanno sottolineato come la scuola deve essere
considerata non uno strumento di spesa, ma un investimento, ad esempio il
coordinatore del CIPAN evidenzia che <investire vuol dire dare stabilità ai
moltissimi precari, circa il 15% del personale in servizio, che lavorano nella
scuola, precari che le riforme non tanto strutturali della legge 53, ma quelle
di fatto dei tagli di organico delle varie finanziarie, hanno fatto lievitare,
meno precari vuol dire maggior qualità della scuola, perchè si consente ad un
docente di attuare il valore della continuità didattica, cioè di iniziare un
progetto con una classe e portarlo a compimento nel tempo; tagli agli organici
iniziati con il tentativo di 24 ore frontali, i quali persino con le sole 18 ore
frontali hanno portato i medesimi docenti di ruolo a cambiare classi di anno in
anno, quando sappiamo bene che la prima domanda degli alunni a inizio anno è se
tu ci sarai anche l'anno dopo o no. Il lapsus freudiano della sen. Acciarini,
che per menzionare l'abrogazione della legge Moratti ha in realtà citato la
Legge Biagi, ci fa ricordare che l'art. 5 della riforma introduce subdolamente
nella scuola i lavoratori atipici della legge 30, aprendo lo spazio ad una
considerazione generale sul precariato: un paese, un governo che non sappia
investire nei suoi docenti, non sa amare la scuola, e quindi non sa amare il
proprio futuro>.
e) parecchi interventi si sono snodati sul crinale della definizione
dell'autonomia. E' emersa la necessità di definire pochi, ma mirati riferimenti
per attuarla. Su un intervento il prof. Prodi ha richiesto specificazioni
fornite in questa maniera: per l'autonomia servono soldi, un quadro giuridico
chiaro e una chiara misurazione dei risultati
f) altro nodo emerso è quello della formazione iniziale dei docenti e della loro
formazione durante gli anni di servizio. Varie proposte sono emerse,
dall'istituzione di un anno sabbatico, alle agevolazioni concordate per musei,
libri eccetera, sulla formazione in itinere. Sulla formazione iniziale si è
espresso particolarmente Luca Curti della CoDiSSiS, sostenendo che <fino
all'istituzione dell'esperienza SSIS si poteva insegnare avendo la sola laurea>,
cui ha fatto eco A Giorni del CIPAN ricordando che <l'art. 97 della
costituzione, preesistente all'istituzione delle SSIS, norma l'accesso ai ruoli
dello stato tramite concorso pubblico, in base al quale moltissimi docenti si
sono abilitati>.
Sicuramente il nodo della formazione docente (prima e dopo il ruolo) e quello
correlato dell'assunzione nello stato, saranno cruciali nei prossimi lavori.
g) ultimo, ma non meno importante, è emerso il tema della valutazione dei
docenti. Si sono delineate due posizioni di massima, quella pro-valutazione,
emersa persino dalle parole della senatrice Pagano, e quella contraria, espressa
in modo non diretto da più parti. La questione della valutazione è stata posta
in relazione alla carriera (alcuni interventi hanno chiaramente fatto
riferimento allo statuto giuridico dei docenti).
Al termine della giornata, Prodi ha riassunto le posizioni emerse con alcune
considerazioni. Riportiamo il più fedelmente possibile quanto udito:
"La scuola emersa oggi vede al suo centro docenti e studenti, ma gli studenti in
particolare perchè sono in certo senso i datori di lavoro della scuola, senza
studenti non c'è scuola, può sembrare banale affermarlo ma è così. Gli studenti
oggi sono ovviamente diversi dal passato.
La scuola è un sistema organizzativo fatto di persone e di strutture, oltre 50
mila edifici scolastici in Italia. Una riforma che voglia essere tale deve
prendere in considerazione tutti questi aspetti.
Dobbiamo considerare la scuola come strumento di unificazione del paese,
basandoci su tre principi: inclusività, obbligo d'istruzione e professionalità
dei docenti, che fanno perno sull'autonomia. Occorre elaborare criteri generali
di equilibrio fra le esigenze generali e quelle particolari della scuola
autonoma.
Occorre far sentire ai docenti che non sono burocrati esecutori ma attori,
protagonisti.
Nel quadro dell'autonomia, uno statuto degli insegnanti serve a dare una
garanzia a fronte dei poteri della scuola autonoma.
Sul precariato, vi sono inadempimenti secolari aggravati dalle scelleratezze
degli ultimi 4 anni. E' un problema che va risolto, i numeri di questo fenomeno
ci indicano che le cause radicali non sono state affrontate.
Nella cerchia dei valori la scuola deve necessariamente risalire a posizioni
alte.
La scuola è un investimento, non uno strumento di spesa.
Nel momento in cui si verificherà una vittoria elettorale, il nostro impegno è
di attuare quanto oggi ascoltato. E' chiaro che a quel momento, anche da parte
vostra vi dovrà essere un impegno nel senso che nessuna riforma che voglia dirsi
tale può prescindere dal mutare abitudini, costumi, usanze, strutture, e quindi
fa necessariamente un po' male. Nessuna riforma che non turbi equilibri
esistenti può dirsi realmente tale."
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Lista cronologica degli interventi:
Domenico Chiesa (CIDI)
Stefania Pellegrini (mamma)
Barzocchi Giuseppe (docente educazione tecnica)
Stefania Nencini (Unione studenti di Firenze)
Rossana Nencini (docente elementari)
Docente siciliano
Marco Rossi Doria (coordinatore di un modulo del progetto Chance, maestri di
strada di Napoli)
Padre Renzoni dell'OPPI Organizzazione per la Preparazione Professionale degli
Insegnanti
Lorenzetti Donata, docente elementare Verona
Luisa Filippelli, dirigente scolastico, Napoli
Antonio Zucaro, ex dirigente Miur
Cerini Giancarlo, scrittore e giornalista
Piera Fallucca
Liana Cesarin
Gaetano Passarelli
Giuseppe Domenichi
Franco Fratoni, preside della Facoltà di Scienze della Formazione di Bologna
Chiara Acciarini, senatrice DS comm. cultura
Giorgetti Gabriella, FLC-CGIL internazionale
Un docente delle elementari
Scrima, CISL-SCUOLA
Andrea, docente di Bologna
Armando Canova, Mantova
Francesco Totaro, educatore adulti del Centro Territoriale Permanente di Modena
due studenti stranieri del CTP di F. Totaro
Angela Nava, pres. coord. genitori democratici
Galati, SNALS
Grazia Carderutti, Legambiente
Gualtieri Patrizia, Retescuole
Giovannini Graziella, docente psicologia Università di Bologna
G. Maggio
Massimiliano Tarozzi, docente università di Trento
Studentessa Unione studenti Napoli
Un docente
Graziella Pagano, senatrice DS
Gigliola Convas, FNISM
Maria Franco, docente carceraria
Italo Fiorini, docente universitario
Fregorio Iannaccone, Andis
Manzini, docente
M. Bastico, Assessore alla cultura Regione Emilia Romagna
Oriella Passerelli
Rosa Seccia, docente scuola dell'infanzia
Tommasi Roberto, coord. nazionale docenti bibliotecari
Elena Bertucci, Unione studenti di Napoli
Rappresentante dell'UCIIM (unione scuole cattoliche)
Luca Curti, presidente del coordinamento nazionale dei presidi SSIS
Massimo Almagioni, coord. progetto MUS-E (http://www.mus-e.it/milano.htm)
Alessandro Ameli (non intervenuto)
Michele Borrielli, Anips
Aiello Raffaele
Giorni Alessandro, CIPAN-FUIP
Monica Giunchi, docente elementari
Paola B. , docente di Ravenna
Conclusioni di R. Prodi
Nota:
"Occorre far sentire ai docenti che non sono burocrati esecutori ma attori,
protagonisti.
Nel quadro dell'autonomia, uno statuto degli insegnanti serve a dare una
garanzia a fronte dei poteri della scuola autonoma.
Sul precariato, vi sono inadempimenti secolari aggravati dalle scelleratezze
degli ultimi 4 anni. E' un problema che va risolto, i numeri di questo fenomeno
ci indicano che le cause radicali non sono state affrontate."
R. Prodi
15 maggio 2005
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