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Spagna: torna il preside elettivo (ma con juicio)
da TuttoscuolaFocus N. 103/199
Tra le riforme scolastiche introdotte dal governo Aznar in fine legislatura, ma
bloccate dal governo Zapatero, c’è anche quella che riguarda la nomina dei capi
di istituto. La legge Aznar aveva di fatto attribuito questa funzione alle
Regioni, dalle quali le scuole spagnole dipendono sotto il profilo
amministrativo, mentre la nuova legge preparata dai socialisti ripristina in
parte le tradizionali prerogative elettorali del corpo docente, al quale
spetterà di eleggere un terzo dei membri della commissione che sceglierà i capi
di istituto. Un altro terzo sarà designato dai consigli di istituto, e solo
l’ultimo terzo dall’Amministrazione (che invece con la legge Aznar, attuata dal
2004, "pesava" fino al 70%).
In Spagna una antica tradizione, rispettata anche durante la dittatura
franchista, assegnava ai collegi dei docenti la prerogativa di eleggere al
proprio interno una terna di candidati, tra i quali l’Amministrazione (quella
centrale ai tempi di Franco, quelle regionali dopo) sceglieva i capi di
istituto. Nel 1985 la legge sul diritto allo studio trasferì questo potere di
scelta della terna ai consigli di istituto, nei quali comunque la componente
docente era rappresentata e ascoltata. A partire dal 1995 l’elettorato passivo
dei candidati all’incarico è stato limitato da una legge che richiedeva loro una
specifica preparazione professionale, acquisita tramite la frequenza di un corso
di specializzazione su tematiche gestionali (50 ore), e la presentazione di un
programma e di uno staff, comprensivo di un vicepreside con competenze in
materia didattica (jefe de estudios) e di un responsabile amministrativo.
Il parziale ritorno alla tradizione è accolto con soddisfazione dai sindacati
degli insegnanti, che peraltro auspicano soluzioni più decise, che diano ancora
più spazio ai consigli di istituto e ai collegi dei docenti, e meno alle
Amministrazioni regionali. Ma il riformismo prudente di Zapatero non sembra
disposto ad arrivare fino a questo punto.
16 maggio 2005
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