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Il tutor c’è, ma non si vede
Lo stop dei sindacati: nel contratto di lavoro non sono
indicati compiti e compensi Indagine per verificare l’attuazione delle novità
di SERENA MARTUCCI
Tutor, questo sconosciuto. Il fiore all’occhiello della nuova
riforma, il maestro unico che avrebbe dovuto valutare gli studenti, gestire i
rapporti con le famiglie, consigliare i percorsi educativi e soprattutto
redigere il famoso «portfolio delle competenze», una sorta di libretto che
accompagna l’alunno fino all'università, praticamente non è mai entrato in
classe. Assente ingiustificato. In attesa che vengano stabiliti i compiti, i
limiti e soprattutto l’indennità economica. Infatti, spiegano i sindacati «Il
rapporto di lavoro si regola esclusivamente in base al contratto, dunque se nel
contratto non c'è scritto che cosa sia il tutor, quante ore debba essere
impegnato e con quali soldi retribuito, la funzione di fatto non esiste». Quindi
niente accordo, niente tutor. Finora il problema è stato accantonato anche
nell'ultima contrattazione nazionale. Il tutor è dunque un «desaparecido» nella
scuola della riforma che comunque si è organizzata per rispettare, almeno
formalmente, le disposizioni ministeriali: molte scuole napoletane hanno
indicato una sorta di tutor collettivo in maniera da non porsi fuori della legge
senza però doverne subire gli svantaggi. O, almeno, quelli che i professori
ritengono siano svantaggi. Al 70° circolo «Santa Rosa» i bambini della materna
possono contare sui coordinatori, mentre gli alunni delle elementari
sperimentano la funzione tutoriale diffusa, ovvero con tutti gli insegnanti
occupati a svolgere le mansioni da tutor. «In verità all'inizio non è stato così
semplice - spiega la preside Marina Giacuino - ma i nostri docenti sono allenati
al cambiamento. Resta un vuoto istituzionale che crea ansie e confusione». Tutor
diffusi anche alla media Colletta, alla Ristori, al 33° circolo «Risorgimento» e
in tantissime altre scuole, al centro come in periferia: in questo modo il
surplus di lavoro creato dalle innovazioni viene equamente diviso. «Ci siamo
organizzati tra di noi- spiega la preside della Colletta, Annarita Quagliarella
- perché a voler rispettare in pieno quello che la riforma prevede a proposito
delle mansioni del tutor, la scuola avrebbe bisogno di risorse umane aggiuntive
difficilmente conciliabili con il tempo da dedicare alla docenza». E gli
istituti che non hanno optato per la funzione collegiale, hanno fatto ricorso
alla vecchia maestra prevalente, che trascorre più ore in classe rispetto gli
altri insegnanti, o a soluzioni che cercano di conciliare le funzioni del tutor
con la situzaione reale: molyti hanno fatto ricorso al cosiddetto coordinatore.
E proprio per verificare l’attuazione della riforma in questi giorni l’ufficio
scolastico regionale ha organizzato un monitoraggio negli istituti della scuola
primaria. «Vogliamo solo esaminare lo stato delle cose - spiega Francesca
Veglione, dirigente dell'ufficio - Entro fine ottobre avremo i dati sulla
situazione della riforma in Campania». E sempre sulla questione tutor anche
l’associazione nazionale dei presidi ha organizzato, l’11 ottobre a Saviano, un
convegno «Sul ruolo del tutor nella scuola primaria». «Ci sentiamo in mezzo ad
un guado - conclude Vincenzo Ciotola, presidente dell'Associazione nazionale
presidi della Campania - Nelle trattative tra Governo e sindacati l’argomento
tutor è stato completamente accantonato, lasciando le scuole in una situazione
di assoluta precarietà».
5
ottobre 2005 |