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Una mossa mediatica ma di scarso effetto pratico
i sindacati contestano il provvedimento assunto dal
governo
Le quarantamila immissioni in ruolo dei precari nel mondo della scuola
di Silvia Mastrantonio
ROMA – Quarantamila immissioni in ruolo per il prossimo anno scolastico, un
piano che dovrebbe garantire, alla fine, l'assorbimento nella scuola di circa
80.000 precari tra insegnanti e personale Ata. Ma non c'è soddisfazione tra i
sindacati e, soprattutto, non c'è soddisfazione tra i responsabili dei Comitati
insegnanti precari. Sono proprio loro, diretti interessati, a bollare il
provvedimento come un atto «di grande impatto mediatico e scarso effetto
pratico». I calcoli: il fabbisogno reale è di circa 100.000 posti vacanti, allo
stato attuale. Nel 2007 sono previsti all'incirca 200.000 pensionamenti. A
tirare le somme la scuola dovrebbe continuare a vivere alla giornata con docenti
incaricati annualmente, se va bene. Questo quanto sostengono i coordinamenti dei
precari che accusano il governo di fare dichiarazioni «ingannevoli». «Siamo a
meno del 10% del fabbisogno reale». Il richiamo è alla legge 143 del 2004 che
prevede la copertura di tutti i posti vacanti con l'immissione in ruolo del 100%
dei docenti necessari all'organico. Perché, allora, non si procede? Il Cip, ha
una sua spiegazione e riguarda un possibile futuro taglio di posti all'interno
del comparto. E' la stessa preoccupazione che fa trapelare la Gilda, un altro
dei sindacati degli insegnanti più rappresentativi. Secondo il coordinatore
Alessandro Ameli, il provvedimento del governo «tardivo e modesto» è figlio «di
una volontà politica rivolta più agli effetti mediatici delle scelte che alla
necessità di dare soluzione ai problemi». Come se non bastasse la Gilda ricorda
che per il contratto della scuola, scaduto 18 mesi fa, «il governo non ha ancora
emanato uno specifico atto di indirizzo, tanto più grave a quasi un mese
dall'accordo raggiunto a Palazzo Chigi». E con ciò, secondo Ameli, sfuma anche
la possibilità «che il previsto aumento annunciato di 100 euro arrivi agli
insegnanti in tempi brevi». Un altro punto delicato della questione riguarda i
costi. Secondo Berlusconi l'immissione in ruolo di 40.000 precari non comporterà
costi aggiuntivi, con soddisfazione del ministro dell'Economia, Siniscalco.
Secondo i leader sindacali la «mossa» del governo non solo non porterà costi
aggiuntivi, per via dei pensionamenti etc, ma addirittura procurerà risparmi
alle casse dello Stato. I nuovi docenti di ruolo, infatti, guadagneranno molto
meno di quanto portano a casa insegnanti con anzianità maggiori che vanno in
pensione. Ma la questione, a viale Trastevere, non è stata così semplice.
Indiscrezioni vogliono che si siano consumate non poche discussioni tra
Siniscalco e la Moratti, che aveva chiesto l'assunzione a tempo indeterminato di
57.000 docenti per il prossimo anno e poi, a seguire, 12.000 e 19.000 per gli
anni successivi. Il totale doveva portare a 88.000 arrivi «stabili» contro i
100.000 posti vacanti stimati. La cifra, alla fine, è stata limata a 40.000
mentre per i prossimi anni i numeri relativi alle immissioni in ruolo sono
ancora da stabilire. Le «voci» parlano di 20.000 e poi 10.000 ma qualche dato
certo si conoscerà tra una decina di giorni quando dovrebbe essere emanato il
relativo decreto. Si consumerà una nuova battaglia tra ministeri.
26 giugno 2005
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