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Insegnanti: meglio «inquieti» che solo impiegati del
sapere
La qualità della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro la scuola, nel bene e
nel male. Vivono in uno stato di malessere cronico, va bene, che è forse
endemico, di sicuro atavico.
L’insegnante è (deve essere) «inquieto», se è un impiegato del sapere è il
declino. La qualità della scuola la fanno gli insegnanti, dicevamo. I medici,
nella cura della persona (che è poi quello che fanno anche gli insegnanti
prendendosi «cura» dei loro allievi), devono agire secondo «scienza e
coscienza». Devono cioè conoscere la «scienza» (avere le competenze) e seguire
la coscienza (avere onestà morale).
Gli insegnanti non fanno questo giuramento. Loro, maestri e professori, hanno la
«libertà di insegnamento». La libertà di insegnamento è un valore immenso, un
irrinunciabile passaggio della nostra Costituzione. È la storia e il futuro a
ben pensarci.
Nel corso degli anni, qualcuno ha equivocato, reclamando la «libertà di
insegnare ciò che si vuole». E, soprattutto, come si vuole. Non è così,
ovviamente. La qualità della scuola la fanno proprio gli insegnanti: quando
vedono la «cura» giusta per ogni studente, quando avvertono disagi e malinconie,
quando annusano il sapore di un talento. Quando rallentano davanti a una
fragilità, quando sorridono, quando ascoltano, quando studiano.
Anche il prof, beninteso, ha una «deontologia professionale», come tutte le
professioni. Ma sono più belle quelle due parole, lavorare con «scienza e
coscienza».
Giuseppe Tesorio
14 marzo 2005
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