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Secondo ciclo: soluzione vicina grazie alla mediazione di Confindustria
di Reginaldo Palermo
Confindustria e altre organizzazione del mondo imprenditoriale
hanno sottoscritto un documento di proposta sulla riforma del II ciclo ispirata
al criterio di mantenere, e anzi rafforzare, l'istruzione tecnica. La
maggioranza di Governo sembra propensa ad accettare questa ipotesi che verrà
discussa in una serie di incontri tecnici a partire dal prossimo 5 settembre.
Inizieranno la prossima settimana una serie di incontri tecnico-politici in
vista della riunione della Conferenza Unificata Stato-Regioni del 15 settembre
prossimo.
D’altronde i tempi stringono e per portare a compimento l’operazione-riforma il
Governo deve procedere a tappe forzate.
Come è noto infatti il 17 ottobre scade la delega che il Parlamento ha dato al
Governo con la legge n. 53: entro quella data i vari decreti legislativi
previsti dal complesso impianto della legge dovranno essere approvati tutti
quanti.
All’appello mancano ancora quello sulla formazione iniziale dei docenti e quello
– spinosissimo – sul secondo ciclo di istruzione che ormai in molti danno per
non più approvabile a causa degli scarsi consensi ottenuti dalla bozza
provvisoria approvata dal Consiglio dei Ministri e dalla opposizione di molte
Regioni.
Ma in politica, come si sa, vale la regola del "mai dire mai" e dunque fino al
17 ottobre è ancora tutto possibile.
E questa improvvisa accelerazione prevista per la prossima settimana potrebbe
appunto significare che forse una mezza soluzione è vicina.
Intanto c’è da dire che proprio nei primi giorni di agosto le principali
organizzazioni imprenditoriali (tra cui Confindustria, Confapi, Coldiretti,
Confagricoltori, Confcommercio, CNA e Lega delle Cooperative) hanno sottoscritto
un documento comune fornendo una propria proposta di soluzione alla questione
dell’istruzione tecnica: niente licealizzazione, ma incremento della quota
oraria dedicata alle materie professionalizzanti. L’ipotesi è anzi quella di
avere un ultimo anno a forte valenza professionale che faciliti l’ingresso nel
mondo del lavoro a quegli studenti che non intendono iscriversi all’Università.
L’istruzione professionale passerebbe alle Regione nell’arco di un quinquennio
mentre i licei tradizionali manterrebbero nella sostanza l’impianto attuale.
La proposta degli imprenditori entra anche nel dettaglio dei quadri orari
suggerendo che, in ogni caso, non si vada al di là delle 33 ore settimanali di
insegnamento allo scopo di evitare una eccessiva frammentazione delle discipline
curricolari.
Sulla questione dell’istruzione tecnica molto si è discusso in questi mesi
all’interno della maggioranza di Governo e la soluzione prospettata da
Confindustria e dalle altre organizzazioni del mondo del lavoro potrebbe non
essere ben accolta da tutte le componenti politiche.
Ma è anche possibile che alla resa dei conti questa soluzione possa essere
considerata da molti un buona mediazione fra le diverse "anime". Se questo sarà,
il cammino del decreto sul II ciclo potrebbe essere molto rapido: dopo il parere
della Conferenza unificata del 15 settembre il provvedimento passerà nelle
Commissioni parlamentari (è già previsto il passaggi alla Camera per il 7
ottobre) e magari proprio in "zona Cesarini" potrebbe essere definitivamente
approvato dal Consiglio dei Ministri.
2 settembre 2005 |