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Parla Salvatore Nocera vicepresidente del «Fish»
Intervista. Handicap e mondo della scuola l'integrazione è ancora lontana
di Aldo Cavallini
L'integrazione scolastica dei portatori di handicap è una delle priorità da
affrontare in Puglia come testimoniano i numerosi incontri e dibattiti promossi
da numerose associazioni di volontariato. Per comprendere meglio la problematica
e le novità legislative in materia ne parliamo con Salvatore Nocera, il quale
dalla fine degli Anni '80 sino al 2001, è stato membro del Comitato tecnico
dell'Osservatorio del Ministero della Pubblica Istruzione sull'Integrazione
scolastica degli alunni con handicap e oggi è vicepresidente della Federazione
Italiana Superamento Handicap (F.I.S.H.). Le attuali norme sono adeguate a
realizzare una piena integrazione scolastica delle persone con handicap? «Sono
necessari alcuni aggiornamenti, fortemente richiesti dal mondo delle
associazioni , soprattutto dalla FISH, per il mancato rispetto della normativa
sulla continuità didattica degli insegnanti di sostegno, sulla loro
specializzazione, sulla formazione degli insegnanti curriculari, sulla nomina
degli assistenti per l'autonomia e la comunicazione da parte degli Enti locali,
sulla creazione di centri diurni e sulla nomina dei bidelli o bidelle per
l'assistenza igienica degli alunni con handicap e sull'inserimento lavorativo
delle persone disabili». Può approfondire il tema dei centri diurni? «In Italia,
ma specialmente nelle regioni del Sud, si osserva lo strano fenomeno di
re-iscrizioni di alunni con disabilità in successione a diversi istituti di
scuola superiore per la mancanza di altre risposte da parte degli Enti locali al
progetto di vita di queste persone. Attualmente, in mancanza della scuola,
l'unica alternativa possibile sarebbe la chiusura degli Istituti speciali,
spesso situati fuori regione, che comportano per le alte rette un enorme
aggravio di spesa per i Comuni e la creazione di servizi territoriali idonei che
produrrebbero il duplice effetto di sollevare le famiglie dall'insopportabile
peso di assistere giornalmente i loro figli con disabilità, spesso grave, e la
possibilità di creare nuovi posti di lavoro in loco» Come si può realizzare
un'integrazione scolastica di qualità che si avvalga anche di una rete di
servizi territoriale? «Già la legge quadro n. 104/92 prevedeva la stipula di
accordi di programma per l'integrazione scolastica fra Provveditorato agli
Studi, ASL, Comuni e Province. Dopo la legge di riforma dei servizi sociali
(legge n. 328/2000), risulta sempre più urgente che questi accordi di programma
vengano stipulati nell'ambito dei Piani di zona con la partecipazione delle
singole scuole autonome. E' proprio sugli accordi di programma che bisogna
puntare prevedendo la stipula di accordi di programma quadro a livello regionale
per fissare le coordinate politiche e finanziarie sulla base delle quali
stipulare accordi di programma provinciali, intercomunali e comunali a livello
dei Piani di zona». La riforma della scuola crea vantaggi o pericoli per
l'integrazione scolastica? «A livello di norme, la legge di riforma e i decreti
applicativi prevedono espressamente il diritto all'integrazione scolastica per
gli alunni disabili. Praticamente, però, soprattutto se ci riferiamo a questi
ultimi quattro anni, non vi è stato un controllo sul rispetto della normativa ed
i crescenti tagli alla spesa per la scuola, per gli Enti locali e per la Sanità,
hanno messo in serio pericolo la qualità dell'integrazione».
15 novembre 2005 |