|
|
GILDA DEGLI INSEGNANTI |
|
|
PROVINCIA DI NAPOLI via Toledo n. 210, 5° piano - tel. 081/7944165 fax 0812512845 |
| Home | News | Comunicati | Rubriche | Documenti | Sede provinciale | Cerca | Archivio | Scrivici |
|
Catastrofico, ad esempio, il dato pubblicato da tecnicadellascuola.it, che arriva a sostenere un abbandono pari al 37,6% tra gli studenti delle scuole superiori. Molto diversi i dati forniti dalla Cei ed elaborati dall’Osservatorio statistico del Triveneto, anche se nemmeno la Conferenza episcopale italiana può esimersi dall’osservare un lento quanto costante abbandono dell’ora di religione, con i «non avvalentisi» passati in dieci anni dall’11,4% al 14,7% del totale degli studenti delle scuole superiori. Attesi per settembre i dati ufficiali del ministero che chiariranno la questione, l’ipotesi di mobilità degli insegnanti di religione resta comunque lontana. Prima dovrebbero essere tagliate tutte le cattedre attualmente coperte da supplenze. Poi, in ogni caso, il licenziamento scatterebbe dopo due anni dall’esubero.
Ma se una sua concreta attivazione appare improbabile, è la ratio
stessa che ispira la legge ad essere oggetto di polemica. Secondo i dettami
della 186/2003, infatti, gli insegnanti di religione sono sottoposti a concorso,
ma l’ultima parola sulla loro abilitazione spetta direttamente alla valutazione
e al nulla osta del vescovo di ogni singola diocesi. Un vero e proprio «sistema
di reclutamento alternativo», come lo definisce Gianfranco Pignatelli,
presidente del Comitato italiano precari, che - se applicato alla scuola
pubblica - delegherebbe «al placet diocesano», cioè ad un gradimento religioso,
un privilegio nell’immissione nelle graduatorie di mobilità rispetto a quanti,
precari, continuano a totalizzare concorsi e supplenze. Un privilegio che non
solo rappresenta una turbativa dell’accesso al lavoro, ma che restituisce
un’immagine paradossale: uno Stato laico che delega ad un organo religioso la
responsabilità di decidere dell’idoneità alle cariche pubbliche. |