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Genitori e insegnanti divisi sui compiti a casa
LA POLEMICA «Troppo stress». «No, sono utili». Pedagogisti e psicologi:
bene gli esercizi, ma poi vanno corretti in classe
E gli alunni del Giorgi si rivolgono al «giudice d’istituto»: i professori
devono essere meno esigenti
di Annachiara Sacchi
Quanti? Tutti i giorni? A che età? Anche il sabato e la domenica? Corretti?
Scritti? Si parla di compiti. Amati, odiati, obbligatori, facoltativi, troppi o
troppo pochi. In tutti i cicli scolastici, dalle elementari alle superiori, c’è
chi li contesta e chi ne vorrebbe di più. Insegnanti e genitori, nessuno
escluso. Chi si lamenta della verifica fissata alla prima ora del lunedì, chi
accusa i docenti di caricare troppo i bambini del tempo pieno, chi analizza lo
stress da weekend, chi vorrebbe partire senza manuali e vocabolari, chi ammette
solo interrogazioni a sorpresa, chi non smette di dire: «Quanto siamo stanchi»,
chi si è rivolto al giudice di pace per chiedere ritmi meno stressanti tra un
compito in classe e un altro. Pedagogisti e psicologi si sono più volte
confrontati su questo tema. «Che ci voglia un compito è indubbio - spiega
Susanna Mantovani, preside della facoltà di Scienze della Formazione
all’università della Bicocca - ma non esistono regole. Sicuramente bisogna
abituarsi all’esercizio autonomo e al lavoro a casa. Ma se, una volta tornati in
classe gli esercizi non vengono corretti, il compito non serve a niente».
Almeno, spiegano gli psicologi, finché il ragazzo - solitamente alle superiori -
non ha imparato ad autovalutarsi.
Questione di età e di ritmi. Per i bambini del tempo pieno, allora, è
consigliabile abituarsi «a fare qualcosa da soli, ma senza esagerare». Come
all’elementare di via Dal Verme. La maestra Grazia De Gennaro spiega: «Sono i
genitori che ci chiedono, dopo la prima e la seconda elementare, di dare qualche
esercizio in più ai figli. Hanno paura che poi, alle medie, i bambini non siano
capaci di organizzarsi. E a chi non fa i compiti chiediamo sempre una
motivazione, anche se cerchiamo di non esagerare».
Ma c’è anche chi ai compiti in classe e a casa ha voluto dare un freno. Sono i
ragazzi di una classe dell’istituto tecnico Giorgi che, rivolgendosi al giudice
di pace dell’istituto, hanno «vinto» il ricorso contro un insegnante un po’
troppo esigente. «È un organismo di garanzia che funziona da due anni e che ha
dato buoni risultati», dice soddisfatto il preside, Rodolfo Rossi.
Il sistema: una commissione mista di due docenti e due studenti (scelti dal
collegio docenti) valuta i ricorsi avanzati dai rappresentanti degli studenti e
giudica in base allo statuto scolastico. «A settembre - dice Rossi - alcuni
ragazzi si sono lamentati per le prove troppo intense di scritto e orale cui
erano sottoposti. Hanno presentato ricorso: la questione si è risolta con
l’invito all’insegnante ad alleggerire il programma. L’"accusato"? Nessun
problema. Anche se non sembra, i docenti un po’ di sensibilità ce l’hanno».
17 ottobre 2005 |