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Democrazia e scuola pubblica, addio!
di Lucio Garofalo
Da almeno un decennio la Scuola Pubblica, in particolare la sua agibilità
democratico-sindacale e i suoi spazi di libertà e legalità, stanno subendo colpi
durissimi, inferti dai governi sia di centro-sinistra che di centro-destra.
Con l'istituzione della cosiddetta "autonomia scolastica" e poi con
l'applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come "riforma Moratti"), è
stata sancita ed eretta una struttura oligarchica e verticistica contrassegnata
in modo autoritario. Di fatto si è instaurata una profonda divisione di ruoli
gerarchici nel quadro dei rapporti umani e professionali esistenti tra le varie
categorie dei lavoratori della scuola.
In particolare, all'interno del corpo docente si è determinata una netta
disparità di redditi e funzioni, non sempre rispondenti a meriti reali, a
qualifiche professionali o a specifiche competenze tecniche di valore, attivando
un processo di aberrante mercificazione della funzione didattico-educativa e di
crescente, maldestra e volgare aziendalizzazione della Scuola Pubblica, degli
ordinamenti e delle relazioni sociali al suo interno, strutturate sempre più in
termini di comando e subordinazione, logorando e pregiudicando sempre più la
democrazia collegiale, ormai quasi inesistente.
Negli ultimi tempi è stato possibile sperimentare come l'avvento dell'"autonomia
scolastica" e l'attuazione della succitata "riforma Moratti" non hanno sortito
esiti apprezzabili in termini apertura della scuola verso le reali esigenze del
territorio. La mera formulazione giuridica dell'"autonomia" non ha stimolato le
singole scuole ad esercitare un ruolo incisivo e trainante, di intervento
critico-costruttivo e di promozione culturale rispetto al contesto
socio-economico e politico di appartenenza.
In tanti casi, le istituzioni scolastiche ribattezzate come "autonome" hanno
assunto una posizione subalterna verso i centri di potere presenti nelle varie
realtà locali, a cominciare dalle Pubbliche Amministrazioni, assolutamente
incapaci o restie a supportare finanziariamente un arricchimento della qualità
dell'offerta formativa delle scuole. A tutto ciò si aggiunga un progressivo
imbarbarimento dei rapporti interpersonali, sindacali e politici tra i
lavoratori della scuola, diventata il teatrino di sempre più estese e laceranti
conflittualità. Questi fenomeni di disgregazione sono una conseguenza prodotta
proprio dalla tanto celebrata "autonomia", nella misura in cui tale
provvedimento normativo non ha generato un assetto organizzativo stabile, equo,
efficiente, ma in moltissimi casi ha suscitato solo confusione, contrasti,
assenza di certezze, violazione di regole e diritti, sia sindacali che
democratici, favorendo comportamenti furbeschi, autoritari ed arroganti, ed
esasperando uno spirito di competizione per fini venali e carrieristici.
In tali vicende sono innegabili le responsabilità storico-politiche dei
precedenti governi di centro-sinistra, che hanno intrapreso un'azione
demolitrice della Scuola Pubblica e della democrazia partecipativa al suo
interno, per cui l'attuale governo ha avuto gioco facile nell'infliggere il
colpo letale alla Scuola Pubblica e al diritto costituzionale all'istruzione, in
virtù della pseudo-riforma legata al nome della Moratti.
In tal modo lo stato di palese disorientamento e di sfascio, già diffuso ed
avvertito nella realtà di tante scuole, è aumentato. Il clima di caos, di
assenza di regole, di crisi delle norme democratiche e sindacali, è destinato a
crescere, aggravando le contraddizioni interne al mondo della scuola. La signora
Moratti ha allestito un vero e proprio baraccone, ha costruito un contenitore
enorme ma vuoto, privo soprattutto delle risorse umane e finanziarie necessarie,
visti i tagli di cattedre e di fondi previsti per i prossimi anni scolastici.
lunedì 30 maggio 2005
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