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Il Sud Cenerentola dell'istruzione.
La fotografia del fenomeno nel rapporto
sullo stato della scuola del ministero di viale Trastevere.A parità di
rendimento enti locali e famiglie spendono meno.
Mezzogiorno parsimonioso nella spesa per l'istruzione. A investire di meno non
solo le famiglie ma anche gli enti locali. Eppure il rendimento degli studenti è
più o meno analogo tra Nord e Sud.
La fotografia dei livelli di spesa e di rendimento è fatta dal ministero
dell'istruzione nel rapporto sullo stato della scuola 2005.
Le famiglie italiane spendono meno della media europea per l'istruzione dei
propri figli: le uscite pesano per il 3% sul bilancio, contro il 4% della
famiglia europea. Le voci più consistenti in Italia sono costituite dai beni e
servizi connessi all'istruzione (70%): testi, cancelleria, trasporti e gite.
Solo il 30% è rappresentato dalle spese dirette (tasse di frequenza).
In vista della riapertura del nuovo anno scolastico, la polemica sul caro-libri
si è rinfocolata ieri, quando Altroconsumo, associazione indipendente di
consumatori, ha scritto al ministro dell'istruzione, Letizia Moratti, per
chiedere un intervento immediato nei confronti delle scuole inadempienti
rispetto ai tetti di spesa fissati dal decreto del ministero del 3 giugno 2005.
E minacciando, in caso contrario, il ricorso al Tar. L'associazione ha deciso di
pubblicare sul proprio sito (www.altroconsumo.it) i nomi delle scuole medie le
cui prime classi a Roma e Milano hanno superato i limiti massimi di spesa
fissati per decreto. Una selezione della ricerca su otto città campione resa
nota nei giorni scorsi. La black-list è la risposta dei consumatori
all'affermazione del dicastero di viale Trastevere, secondo cui “la situazione è
sotto controllo, non ci sono state violazioni”. Sono le famiglie del Nord e del
Centro quelle che pagano di più per l'istruzione dei propri figli:
rispettivamente il 21 e il 7% in più della media nazionale. Le differenze più
marcate nella scuola dell'infanzia e nell'elementare, rispettivamente il 41 e il
30% in più al Settentrione.
Di pari passo procedono gli investimenti degli enti locali. Sono i comuni i
finanziatori di maggiore peso: oltre a sostenere gli oneri della scuola per
l'infanzia a gestione locale, forniscono le strutture e le infrastrutture alle
scuole statali materne e del primo ciclo e provvedono ai servizi di assistenza
scolastica. Complessivamente, se uno studente costa ogni anno 6.168 euro, di
questi solo 938 pesano sui bilanci degli enti locali, che diventano circa 600 al
Sud e isole e oltre 1.300 al Nordovest. Sui simili (1.100 euro) il contributo
degli enti di Nordest e Centro.
Nonostante le maggiori spese, la percentuale di ragazzi in ritardo sul percorso
formativo si registra proprio nell'area settentrionale. Sono le superiori l'osso
più duro: in media un ragazzo su tre è in ritardo di almeno un anno sull'iter
regolare. Tra i promossi, il 32% ha debiti formativi da recuperare: una media
che diventa del 35% nelle regioni del Nordovest e cala a meno del 29% al
Meridione.
25 agosto 2005 |