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Cambia lo stato giuridico dei prof? I Ds: "Così finisce
il sistema pubblico".
Nel decreto l'abolizione delle rappresentanze sindacali
nelle scuole,
la divisione dei prof in tre livelli e la loro valutazione da parte dei
dirigenti scolastici
di Salvo Intravaia
Al momento è ancora un disegno di legge, ma per i suoi contenuti lascia con il
fiato sospeso 732 mila insegnanti e provoca mille polemiche. Si tratta della
ormai famosa, o famigerata, proposta di legge Napoli-Santulli sullo "Stato
giuridico degli insegnanti". Tradotto: abolizione dei rappresentanti sindacali
all'interno delle scuole, suddivisione degli insegnanti in tre livelli,
valutazione per accedere al livello superiore (e agli scatti di stipendio) da
parte del dirigente scolastico che assumerebbe anche i neoimmessi in ruolo. Sono
gli assi portanti della proposta riapparsa nell'ultima riunione della
commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Proviamo a riassumerne la storia che tanto agita il mondo della scuola. Nel
futuro disegno della scuola italiana sarebbero tre, secondo le intenzioni dei
rappresentanti della maggioranza, i livelli della docenza: docente, docente
ordinario e docente esperto. Con incarichi e stipendi diversi, ovviamente. Il
docente "semplice" sarà assunto da una commissione presieduta dal capo
d'istituto attraverso concorso per soli titoli (graduatoria), tra coloro che
sono in possesso della laurea specialistica e hanno già fatto il tirocinio
biennale.
Per diventare docente ordinario occorre sottoporsi al giudizio di una
commissione permanente - che valuterà 'l'efficacia dell'azione didattica e
formativa; l'impegno professionale nella progettazione ed attuazione del piano
dell'offerta formativa; il contributo fornito all'attività complessiva
dell'istituzione scolastica e i titoli professionali acquisiti in servizio" - e
da quello del preside.
Il passaggio a docente esperto sarà determinato da un concorso per esami e
titoli cosi come quello a vicedirigente, nuova figura introdotta dal disegno di
legge. "La valutazione non ha carattere sanzionatorio - si legge nel testo -
salvo il caso di esito gravemente negativo ed adeguatamente documentato che
costituisce motivo per la sospensione temporanea della progressione economica
per anzianità". Tradotto: niente aumenti di stipendio per i disobbedienti che si
ritroveranno a dovere dare conto delle propria azione didattica al dirigente
scolastico, al suo vice e, in modo indiretto ai docenti esperti. Che in una
scuola, assieme agli "ordinari'", saranno pochi perché il loro "contingente
massimo sarà determinato annualmente dal Ministro dell'Istruzione di concerto
con quello dell'Economia e delle Finanze".
Gli ultimi articoli prevedono l'abolizione di fatto delle rappresentanze
sindacali unitarie e l'emanazione di un regolamento per stabilire con più
precisione quanto rimane incerto. Per esempio la commissione permanente deputata
alla valutazione degli insegnanti, che in una prima versione della proposta di
legge prevedeva la presenza anche dei genitori. L'ultima curiosità è che il
richiamo a una nuova etica, efficienza e efficacia professionale vale solo per
gli insegnanti delle scuole statali. Quelli delle private non rientrano nella
proposta di legge Napoli-Santulli. È un altro elemento che agita la discussione.
Angela Napoli (An) ricorda che "il Governo, in occasione dell'approvazione
parlamentare della legge n. 53 del 2003 di riforma del sistema scolastico, aveva
assunto l'impegno di intervenire tempestivamente sulla materia oggetto del
provvedimento". In ogni caso, ritiene, "l'intervento legislativo è richiesto a
gran forza dai dirigenti scolastici e anche da moltissimi docenti, che sempre
più avvertono l'esigenza di una reale valorizzazione della loro professionalità,
anche e soprattutto alla luce dei nuovi compiti e responsabilità ad essi
affidati dalla recente riforma".
Posizione "condivisa" dal sottosegretario all'Istruzione, Valentina Aprea, che
dal prossimo 20 dicembre - quando il ministro Letizia Moratti si dimetterà per
lanciare la sua candidatura a sindaco di Milano - terrà le fila del dicastero di
viale Trastevere. Ma completamente respinta da Giovanna Grignaffini (Ulivo),
secondo la quale la proposta "non appare accettabile".
Le fa eco la parlamentare ds Alba Sasso, secondo cui "questo ddl è molto
pericoloso perché è una legge delega, e quindi tutto quello che riguarda la
normativa attinente al reclutamento, ai profili professionali, allo sviluppo di
carriera non è definito né dal Parlamento né da un confronto con insegnanti e
parti sociali. Inoltre è un ddl - continua - molto pericoloso, perché segnerebbe
la fine del sistema pubblico dell'istruzione: l'insegnante, infatti, dovrebbe
rendere conto non più al pubblico ma solo al dirigente scolastico". E sulla
proposta di abolire dalle scuole le rappresentanze sindacali, che si sono sempre
battute per migliorare la condizione dei docenti, Alba Sasso aggiunge: "In
questo modo si mettono in discussione le Rsu e lo stesso ruolo del sindacato
come strumento di rappresentanza e come agente contrattuale".
13 dicembre 2005 |