|

Come assumere 87 mila insegnanti.
ESCLUSIVO ITALIAOGGI
Tutti i conti sui risparmi e gli oneri del decreto interministeriale.
Stimato in 114 milioni il maggior onere rispetto alle supplenze.
Al via l'operazione assunzioni. Pronto il decreto dei ministeri istruzione,
funzione pubblica ed economia, con la relativa relazione tecnica, per immettere
in ruolo 87 mila insegnanti a partire dal prossimo settembre. Ammonta a circa
114 milioni di euro il costo che, secondo la relazione, dovrà essere sostenuto
dalle case dello stato: la differenza tra assunzioni a tempo indeterminato e
supplenze (si veda ItaliaOggi del 27 maggio scorso). Novità in arrivo anche per
gli Ata: secondo quanto rileva il sindacato Snals-Confsal in una nota, il
dicastero di viale Trastevere avrebbe anticipato una informativa su un decreto
autorizzativo ad hoc per gli Ata. I numeri dell'operazione assunzioni, che
ItaliaOggi è in grado di anticipare in esclusiva, sono stati elaborati dal
dicastero di viale Trastevere sui dati economici relativi al flottante degli
stipendi trasmessi dal ministro dell'economia, Domenico Siniscalco.
Lo schema del decreto interministeriale consta di quattro articoli, nei quali si
prevede che, stante l'assenza del blocco delle assunzioni nella scuola, si può
procedere all'autorizzazione di 87.718 immissioni in ruolo sulle cattedre
lasciate libere dai prossimi pensionamenti. Senza oneri aggiuntivi: perché se è
vero che con le assunzioni scatta la ricostruzione di carriera, e dunque si paga
di più per gli stipendi rispetto alle supplenze (sempre ferme al primo livello
salariale), è anche vero che i nuovi assunti hanno un'anzianità di servizio
comunque più bassa dei docenti a fine carriera che vanno in pensione. Insomma,
l'operazione è coperta, abbondantemente, dai risparmi causa cessazioni dal
servizio.
I NUMERI
È stato calcolato in 55.074 il contingente da immettere in ruolo il prossimo
settembre, seguito da 12.900 dal 1° settembre 2006 e 19.744 dal 1° settembre
2007.
I COSTI
Il flusso in uscita dalla scuola, argomenta il dicastero guidato da Letizia
Moratti, è tale da consentire di assumere nuovi insegnanti risparmiando
addirittura 129 milioni di euro. I docenti che infatti andranno in pensione
comportano per le casse dello stato una mancata spesa di circa 242 milioni di
euro. Risparmio corroso dalle nuove assunzioni, che comporterebbero un'uscita di
114 milioni di euro in più rispetto alla soluzione supplenze. Resta però un
ampio margine di risparmio netto. Tale da non necessitare di un congelamento
della ricostruzione di carriera.
In questo modo, il dicastero dell'istruzione tenta di far passare un piano di
assunzione in un periodo nel quale i conti pubblici sono in difficoltà e
l'economia è in crisi. E la tentazione del governo è di puntare a stringere
sulle voci di uscita del bilancio pubblico piuttosto che immettere nuovo
personale a tempo indeterminato nei ranghi della p.a. Stabilizzando nuova spesa.
Il provvedimento dovrebbe approdare nei prossimi giorni al consiglio dei
ministri. Le reazioni dei sindacati sono però già arrivate. "Non si tratta di
una benevola concessione, è un obbligo previsto da una legge dello stato", dice
Enrico Panini, segretario della Cgil scuola. "Un decreto di autorizzazione alle
assunzioni sarebbe una determinazione necessaria per l'eliminazione della piaga
del precariato", commenta Francesco Scrima, numero uno della Cisl scuola, "ma
non può basarsi solo sulla legge 143/2004, bensì deve fare riferimento alla
legge finanziaria 2005 che, escludendo il personale scolastico dal blocco delle
assunzioni, supporta autorevolmente una soluzione per tutte le tipologie
professionali del personale della scuola, incluso il personale Ata". Serve,
insomma, una politica programmata di assunzioni in ruolo di tutte le tipologie
professionali, ribadisce la Cisl scuola, "per garantire l'efficacia-efficienza
complessiva della scuola pubblica". "L'esclusione degli Ata", aggiunge Massimo
Di Menna, segretario della Uil scuola, "è incomprensibile e scatenerebbe un
malcontento molto acceso tra i dipendenti". "L'importante è andare avanti sulla
strada della risoluzione del precariato", dice Gino Galati, segretario dello
Snals Confsal.
31 maggio 2005
|