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"La scuola della Moratti apre le porte al mobbing"
Negli istituti-azienda forte competitività, frustrazione e gerarchie
esasperate
I sindacati: ci sono tutti i presupposti per abusi conflitti e discriminazioni
di Sara Strippoli
Effetti collaterali della scuola-azienda? Certo è che le scuole, poche risorse e
molte perplessità nell´era Moratti, di recente di cambiamenti ne hanno dovuti
affrontare parecchi, in velocissima sequenza. Come risultato, un clima sempre
più teso che negli ultimi anni ha fatto aumentare il ritmo di lavoro degli
uffici legali, privati e sindacali: si è infranto il tabù del mobbing, fino a
dieci anni fa termine quasi sconosciuto dalle aule scolastiche, mentre i
provvedimenti disciplinari si accumulano sulle scrivanie dei presidi e negli
uffici della direzione regionale. Con risvolti al confine del comico, come la
discussione sui tempi del panino a pranzo per l´operatore scolastico, cui si
chiede di notificare la durata con una nota scritta. E altri più noti e risolti
con la sentenza del Consiglio di stato sulla validità della bollatrice come
sistema di controllo sugli orari. La denuncia arriva dai sindacati della scuola,
Cgil, Cobas, Cub, Gilda, tutti concordi nel sostenere che l´aumento è
esponenziale. I provvedimenti disciplinari negli ultimi tre anni sono
raddoppiati, dice la Cgil: «Ma è una valutazione ottimistica - dice Luigi
Saragnese, della segreteria - potrei dire che i numeri sono ancora più alti.
Riceviamo un numero crescente di segnalazioni. A partire da quelle, nella scuola
elementare, di insegnanti che hanno denunciato forti pressioni dopo il loro
rifiuto a nominare i tutor previsti dalla riforma».
«Sono presenti le condizioni di base, i presupposti, il clima
necessario allo sviluppo di mobbing - spiega Alessio Ariotto, dell´ufficio
legale dei Cobas - Forte competitività dei lavoratori per il mantenimento del
posto, gerarchizzazione, frustrazione personale per mancanza di riconoscimenti
professionali, indeterminatezza della direttive». Così il mobbing fa capolino,
prosegue l´avvocato, in tutte le sue diverse tipologie: bossing quando è il capo
d´istituto ad esercitarlo, discriminazioni per ragioni politiche, di vecchia
data, ma adesso anche nei riguardi di chi è fuori dalla linea dominante
anti-Moratti. E ancora l´abuso lavorativo, «sfruttando le non poche certezze
contenute nelle norme». Elemento debole della catena gli insegnanti precari, che
ad ogni cambio di scuola devono adeguarsi a nuove regole e il personale Ata,
assistenti tecnico-amministrativi, come fa rilevare Wilma Cancanelli dei Cobas:
«Spesso sono anche i meno informati e preparati, con maggiore difficoltà ad
orientarsi e difendersi».
12 agosto 2005 |