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Sicurezza a scuola, fuorilegge un edificio su due
Il 31 dicembre scade il termine per l’adeguamento delle
strutture e degli impianti alle norme previste da una legge rinviata già sei
volte I sindacati accusano: «Ritardi inaccettabili, si va verso l’ennesima
proroga per mancanza di fondi»
L’edilizia è uno dei nervi scoperti della scuola. Gli edifici che ospitano gli
alunni sono sempre più vecchi e malandati, con carenze che un Paese civile non
dovrebbe tollerare. Un istituto su due (57,2%) non è in regola. Il dato,
impressionante, era contenuto nell’indagine del ministero dell’Istruzione fatta
nel 2002. Da allora ad oggi ben poco è cambiato. Secondo le stime dei tecnici
manca all’appello più di mezzo miliardo di euro, cifra comunque insufficiente a
tappare le falle. «Per mancanza di fondi - accusano i sindacati - il governo per
l’ennesima volta farà slittare la legge sulla sicurezza, la 626 del ’94. Il
rinvio non farà che peggiorare la situazione». Le amministrazioni locali dicono
che il 25% degli edifici ha bisogno di interventi per la sicurezza statitica,
che il 30% ha impianti elettrici inadeguati, il 35% ha bisogno di restauri di
vario genere e il 38% ha barriere architettoniche da eliminare.
A dieci anni dalla legge nessun governo è riuscito a pianificare interventi
risolutivi per la sicurezza. Sei i rinvii. L’ultimo in ordine di tempo del
governo Berlusconi che, poco dopo l’insediamento, aveva spostato al 31 dicembre
2004 il «termine per adeguare gli istituti alle norme di sicurezza». Dal gennaio
2005 la legge doveva diventare operativa e le scuole si sarebbero dovute
trasformare in cantieri. Invece, il termine sta per essere abbattuto da un
provvedimento che darà ancora la possibilità a Province e Comuni di
procrastinare gli interventi. Ma di chi è la colpa? L’Anci accusa il governo:
«Gli enti locali - scrive l’Associazione dei Comuni d’Italia in una lettera
aperta inviata al ministero dell’Istruzione - sono responsabili solo nel limite
del finanziamento statale e della programmazione regionale». In altre parole,
dicono i sindaci, «se non ci date i soldi noi i lavori non li possiamo fare».
In materia di sicurezza non si scherza. Lo insegna San Giuliano di Puglia con i
suoi 27 bambini morti tre anni fa sotto il crollo delle pareti. E lo insegna il
caso della bimba di 4 anni morta un mese fa vicino Roma, schiacciata dal
cancello della scuola. Per questo l’Anci respinge lo scaricabarile: «Appare del
tutto fuori posto addossare la responsabilità sugli enti locali». L’Anci, molto
esplicitamente, invoca «rapporti equilibrati tra competenze e risorse». Inoltre
lancia l’allarme su una «interpretazione della legge 626 che ridurrebbe il ruolo
e la responsabilità dello Stato ”ad adiuvandum”», lasciando la patata bollente
nelle mani dei Comuni e delle Province, che non hanno risorse neppure
lontanamente commisurate alle esigenze di restauro degli edifici. «In questo
quadro - scrivono ancora i sindaci - va collocata la prossima scadenza del 31
dicembre, termine per l’adeguamento a norma, oltre il quale gli amministratori e
i funzionari saranno chiamati a rispondere anche penalmente delle inadempienze».
E qui precipita la situazione. Perché i sindaci, stretti tra l’incudine e il
martello, per non finire in giudizio chiedono pure loro la proroga: per evitare
gli «effetti negativi che deriverebbero dal mantenimento della scadenza».
Le scuole sono stanche della coperta troppo corta. Dagli impianti elettrici alle
porte antipanico, dalle scale antincendio alle verifiche sull’agibilità, dallo
stato delle aule ai tetti sfondati, le scuole ne rispondono in prima persona. Le
cose realizzate finora sono «insufficienti». Lo ammette anche il ministero
dell’Istruzione, che nel corso della Finanziaria ha battuto cassa, invano.
Dall’indagine condotta nel 2002 emersero dati a dir poco allarmanti. Era il 3
novembre quando da viale Trastevere uscì la notizia che «5.468 edifici
scolastici, ossia il 57,02% del totale, non è in regola». Che cosa non va in
quegli edifici? «Sono sprovvisti del parametro sul quale si giudica l’idoneità a
sopportare le scosse dei terremoti», (eppure l’Italia è un paese ad alto rischio
sismico). E ancora: «Un istituto su due non ha il certificato di agibilità
statica» e «un edificio su quattro non è a norma». Inoltre, conclude il rapporto
del ministero, «il 20% degli edifici ha più di mezzo secolo e un altro 35% è
stato realizzato prima del ’65». Ultima ciliegina sulla torta: «Il 71,1% degli
edifici non ha il certificato di prevenzione antincendi».
5 novembre 2004
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