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I Cobas: "La più grande protesta di tutti i tempi in
Italia". I confederali: "Faremo cambiare idea al governo"
La scuola ha riempito le piazze. Sciopero riuscito, adesioni al 70%
Due cortei a Roma, sit-in e manifestazioni in varie città. Contro la Moratti, i
tagli nella Finanziaria e per i contratti.
di Cristina Nadotti
ROMA - Non è bastata la pioggia, né il ritardo dei treni speciali a
fermare la protesta della scuola. Stamattina in piazza a Roma sono scesi in
tantissimi, oltre centomila, secondo gli organizzatori, per protestare contro la
riforma Moratti e i tagli inseriti nella finanziaria, e per chiedere il rinnovo
del contratto di insegnanti e non docenti, scaduto da 11 mesi, e dei dirigenti,
scaduto da 35. Dai sindacati parlano di adesioni in media del 70 per cento in
tutta Italia, con punte del 90 per cento. I primi dati parziali forniti dal
ministero dell'Istruzione parlano invece di circa il 40 per cento di adesioni.
"Se i dati che abbiamo ci verranno confermati, quello di oggi è il più grande
sciopero della scuola italiana - ha dichiarato Piero Bernocchi, leader dei Cobas
- e supera quello del 17 febbraio 2000 indetto contro il 'concorsaccio', poi
ritirato dall'allora ministro Berlinguer". "La manifestazione di oggi è un
successo: basta guardare la piazza", ha commentato il segretario confederale
della Cisl, Savino Pezzotta.
Lo sciopero di oggi ha riunito tutti gli ordini di scuole e tutti i lavoratori
del settore, nonché tutte le sigle sindacali, anche se ci sono state differenze
nelle modalità di protesta. I lavoratori aderenti ai Cobas si sono trovati a
piazza della Repubblica per concludere nei pressi di piazza Venezia; Cgil, Cisl
e Uil sono partiti dalla Bocca della Verità e hanno tenuto i comizi finali a
piazza Navona. La Gilda ha organizzato sit-in, cortei e punti di raccolta
delle firme, per promuovere un referendum abrogativo della riforma Moratti, a
Milano, Palermo, Reggio Emilia, Perugia e Cagliari.
Quel che conta, però, è che c'è stata unità sulla data dello sciopero e che alla
fine ci sono stati anche segnali di ricomposizione della frattura tra le sigle.
Un centinaio di manifestanti, che hanno partecipato in piazza Navona al corteo
dei confederali, ha voluto unire idealmente i due cortei e in piazza Venezia è
confluito in quello dei Cobas. L'ingresso dei confederali nel corteo dei Cobas è
stato accolto dagli applausi.
E' unanime la preoccupazione di tutti i sindacati sulla politica intrapresa dal
governo per la scuola. "L'unico futuro che dobbiamo tagliare è quello del
governo non quello della scuola", ha dichiarato a gran voce dal palco di piazza
Navona il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Non si può essere
competitivi con bassi salari e lavoratori precari".
"Lo sciopero di oggi è una risposta forte ad una gestione dissennata delle
risorse umane rappresentate dai docenti, unico vero patrimonio della scuola
italiana", rincara la Gilda. "Chiediamo che la scuola e l'istruzione non
siano considerati merce e mercato - dice Piero Bernocchi dei Cobas - vogliamo
una scuola pubblica di qualità".
"Siamo certi che con questa manifestazione riusciremo a far cambiare idea al
governo", ha dichiarato a manifestazione conclusa il segretario generale della
Uil scuola, Massimo Di Menna, sottolineando che oltre un milione di persone
stanno chiedendo di essere ascoltate. E mentre Enrico Panini, della Cgil scuola,
ha chiesto al ministro Letizia Moratti di non rispondere "questa sera dai Tg che
è tutto in ordine e che lei discute con noi a ogni piè sospinto", il
sottosegretario all'Istruzione, Stefano Caldoro ha dichiarato: "La
manifestazione di oggi a Roma, pur con le valutazioni eventualmente anche
critiche, non credo sia contro la riforma Moratti che, dai nostri indicatori, è
molto ben accolta nel mondo scolastico".
Due modi opposti di vedere le cose, insomma, con i sindacati che chiedono a gran
voce di essere convocati e il governo che non ha ancora stabilito un tavolo di
trattative, né intende discutere sulla riforma. La manifestazione è stata solo
l'inizio, hanno avvertito i sindacati, la protesta della scuola andrà avanti.
15 novembre 2004
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